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Eroica Fenice

Un fiume di note e suggestioni

Ludovico è sul palco avvolto dall’ombra. Non è solo. Attorno a lui ci siamo noi, sparsi tra la platea e le gallerie a trattenere i sospiri di una trepidante attesa; e ci sono loro, a sostenere gli strumenti che accompagneranno il pianoforte nero, elegante sagoma che emerge da un cono di luce gialla assieme alla testa canuta dell’artista; infine, le note, silenti ed acquiescenti nel buio avvolgente, in attesa di essere risvegliate da colui che, seduto sulla panchetta, le contempla dentro di sé.

Einaudi solleva la mano destra portandola all’altezza del cuore, per attingere l’emozione che guiderà le dita sulla magica tastiera. Si sfiora appena, un gesto fugace, appena abbozzato ed intimo. Quindi dedica un breve sguardo al pubblico, cenno che viene percepito come una richiesta di partecipazione, partecipazione al silenzio che precede l’esecuzione del prossimo brano: Waterwayscorsi d’acqua navigabili, proprio come la composizione che si lascia percorrere, attraversare, risalire, fino a farci sfociare in un mare di sensazioni.

Un pulsare improvviso di tamburo palpita nel ventre di legno di ciliegio della sala di Santa Cecilia nell’auditorium romano. La solenne architettura diventa una cassa armonica vivente e noi tutti al suo interno ci identifichiamo nel persistente suono del tamburo che riproduce il battito vitale dell’entità embrionale che si sta creando. La musica, attraverso le dita del compositore che si animano posandosi, decise e leggere al contempo, sui tasti, assume l’aspetto di qualcosa di vivo e vibrante. La melodia è un divenire di note fluttuanti e leggere, sospese in quel grembo artificiale. Non c’è un inizio, un prima o un dopo. Il tempo non esiste, è ridotto a mera convenzione umana. Sembra che le note siano sempre esistite, un’armonia ancestrale che semplicemente riaffiora da un ricordo custodito nel nostro codice genetico. Fluiscono reminiscenze, evocate dal tocco delle dita di Ludovico sui tasti bianchi e neri. L’artista determina il corso del fiume di note. No, è la musica a dirigere le sue mani. Arpeggi di chitarra e di violoncello si uniscono lentamente al pianoforte, affluenti che fiancheggiano con delicatezza le rive della melodia principale, senza invaderla, scivolando all’interno del suo corso in modo naturale. Le note si mescolano e si confondono in un crescendo, creando una sinfonia di suggestioni sublimi, la cui eco continua a suonare dentro anche quando  le mani appassionate degli artisti cessano di lambire gli strumenti, loro amanti.

Il buio cala nuovamente imponendo un austero silenzio, ma la melodia rimane, fluita tra le pieghe dell’anima, eterna.

-Un fiume di note e sggestioni-