Seguici e condividi:

Eroica Fenice

viaggio

Quando il viaggio non finisce in una stazione

Partivano e tornavano i treni. Sbuffavano e continuavano a marciare sui soliti binari per le solite destinazioni. Trascorrevano estati, inverni e primavere lungo quella stazione ferrosa e coinvolgente. Un ingranaggio di abbracci, valigie, rimpianti e corridoi ad aspettare che il passato ritorni. Ne aveva viste di storie indimenticabili quell’uomo. Quella fermata aveva regalato ad ogni suo giorno una storia da raccontare, la storia di quel via vai infinito di volti e passi indecisi tra la partenza e il ritorno, tra rischiare per il futuro o rimanere legato alla sicurezza di un conosciuto passato. Aveva vissuto più di mille vite, ascoltato quasi tutte le lingue e colorato 14602 caselle.

Aveva trovato quell’impiego da ragazzino e al suo lavoro aveva affidato il senso del suo fare e del suo parlare. Come se si potesse stendere una lista delle cose fatte in una vita e ridurla ad una che le contenga tutte. Per qualcuno è il sorriso di un figlio, per altri una brillante carriera o per altri ancora l’aver curato il più bel giardino del quartiere. Come se si potesse approdare ad una destinazione precisa e sentirsi finalmente appagati, finalmente giunti a quel punto verso il quale ciascuno è spinto da un’innata e costante tensione alla felicità.
Quell’uomo, la cui somma degli anni era vicina ai sessanta, contava le caselle colorate ogni sera e sapeva che la sua vita aveva raggiunto 14602 traguardi. Non uno, quattordicimilaseicentodue.

Si ricordava perfettamente delle lacrime di quella donna che aveva baciato ogni spigolo del viso di quell’amore che non avrebbe più rivisto, perché alcuni treni non ritornano. Si ricordava della casella che aveva colorato di nero per il sogno infranto di quella ragazza che ritornava da un viaggio lontano con i sogni accantonati in un angolo della mente. E della madre che gioiva, saltellando come una bambina, nel rivedere il figlio e si ricordava dei sorrisi dei ragazzi in viaggio verso il mare per vivere una di quelle vacanze indimenticabili con accanto la spensieratezza e la voglia di scoprire paesaggi mai visti.

Non si muoveva dalla sua postazione, contava le entrate e le uscite come si controlla il resto al supermercato ma aveva la fortuna di vedere l’istante che precede una partenza e segue un ritorno. La stazione, a pensarci bene, è un luogo dove ogni emozione si amplifica e si cristallizza nell’istante stesso in cui viene vissuta. Restava seduto e fermo per 6 – 7 ore al giorno eppure in quelle ore riempiva di emozioni, sensazioni, gioie e paure la sua vita. Come se si potesse viverne mille tutte insieme e non volerne dimenticare nemmeno una.
Le 14602 caselle corrispondevano a 14602 esistenze che avevano per qualche minuto sfiorato la sua, insegnandogli che la vita è una continua partenza e un continuo ritorno. Che le persone sono sogni e coraggio e che non esiste l’uno senza l’altro.

A quell’uomo erano toccati mille destini che si raccoglievano nel suo unico e irripetibile come tocca a chiunque apra un libro, immagini una vita e la faccia sua. Perché in fondo chiudere un libro e trovarsi emozionato o commosso equivale a vivere tante altre vite, avere tanti traguardi e, perché no, attraversare mille altre stazioni.

-Similitudine del viaggio che inizia con un libro-