Seguici e condividi:

Eroica Fenice

VIETATO uccidere la POESIA

Ma cos’è la poesia? 

Una domanda alla quale un comune scrivente e parlante si pone assolutamente,  nel momento in cui ha l’occasione di leggere per caso dei versi poetici. Questa conciliazione di uomo – che mai ha scritto versi- con la poesia può purtroppo divenire spiacevole. Si cerchi di immaginare quei raduni poetici, quei concorsi letterari, per mezzo delle quali alcuni poeti leggono le proprie produzioni con inimmaginabile pedanteria  e che ad ascoltarli ci sono solo loro colleghi.

Ma è legittimo farci un’altra domanda: è proprio in questi incontri che si decide e si concretizza il ruolo e la funzione della poesia? 

A mio avviso, se la poesia ha una funzione, tende anche ad essere.
Deve però -smettere di apparire  esclusivamente come il centro delle lamentele, delle inquietudini, dei falsi amori dei “grandi letterati”. Alcune volte capita che certi personaggi, in loro versi, esprimano determinati sentimenti, talvolta carichi di drammaticità ma non veri. Non veri perché riescono ad “ingannare” gli addetti al lavoro con grandi parole e giochi retorici, messi lì tanto per renderli esteticamente suonabili. L’ipocrisia, nonostante tutto, è visibile dal tono che si usa. Perché dovrebbe importare il sentimento personale di un poeta, specialmente se falso?

È forse la parola a costruire l’alone della gioia e della sofferenza umana? 
Sì, è naturale che sia lei. Ma quale parola? L’ingannevole o la reale? Alcuni poeti si ingannano a vicenda perché presi e trascinati dalla passione di ciascuno di loro, non nel costruire concetti trasferiti dall’interiorità alla carta, bensì dalla concorrenza con la quale tendono di scontrarsi per mezzo di concorsi che decidono chi il vincitore e chi non. Non che io sia contrario ai concorsi letterari, vi ho anche partecipato. Non è però il momento del giudizio ad essere il problema della poesia, è l’approccio che si usa da parte di qualche poeta: non si può scrivere, a mio avviso, dei versi solo dopo essere venuti a conoscenza di un concorso letterario. La poesia deve essere prima di tutto un momento spontaneo, che non ha nulla a che fare con la gara, con chi arriva per primo. Il concorso è sì un valido appuntamento, a patto però che si propongano versi poetici già concepiti. Allora che dire di quei concorsi nei quali il vincitore si sceglie perché amico della giuria? Cosa dire delle case editrici che chiedono contributi all’autore, speranzoso di pubblicare una silloge poetica? Bisognerebbe solo affermare una sola cosa: che  siete degli assassini, voi presunti promotori, presunti editori, presunti organizzatori di concorsi, siete i diretti responsabili della morte della poesia. 

E allora che cos’è la poesia? A cosa serve? 

La poesia è una cosa bellissima, è una vita in mani giuste, è bisessuale, va a letto con tutti, è a conoscenza di tutti i generi d’amore. La poesia è musica di parole compresa da tutti. Deve essere mangiata, assaporata, leccata e vomitata dal popolo, è il “pane” quando non c’è il pane. 

Cerchiamo di uscire dal ritorno del Medioevo, usciamo da questa concezione di poesia scritta per una stretta cerchia di persone, dai metodi inutilmente accademici. Ma come si fa? Un segreto che conoscono solo i veri poeti, e non chi si propone di leggere i loro versi allo scopo di specularci sopra. 

La poesia non deve essere solo un momento di evasione storica, ci deve anche entrare, deve cercare di stare al suo passo. Se il 2014 è l’anno delle difficoltà economiche, perché non prospettare di costruire una poesia di denuncia? Una poesia che possa essere un valido strumento alternativo al servizio del popolo? Si dovrebbe prendere l’esempio, a mio avviso, della Rome’s Revolutionary Poets Brigade, di tutti quei collettivi poetici  che si pongono un obiettivo soprattutto tematico. E cosa  dire  invece dei reading poetici?  Momenti in cui  un poeta dovrebbe approfittarne per diffondere la poesia in chiave orale: divengono invece istanti in cui si finisce di ucciderla per davvero. Ma almeno esponetela in modo chiaro, sembrate dei morti vivi, scanditele quelle benedette parole. Slam poetry potrebbe essere un valido strumento dedito a evitare momenti così spiacevoli: la poesia viene letta a voce, in maniera espressiva, pronta ad essere giudicata da una parte del pubblico scelta a sorteggio. Non abbiate paura, caro pubblico, di sbadigliare e poi criticare. 

Evitare l’inazione sta all’origine del  termine poesia:  dal greco pòiesis, etimologicamente connesso al verbo pôiein, “fare”. 

-VIETATO uccidere la POESIA-

Print Friendly, PDF & Email