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Eroica Fenice

Attualità

Uccide moglie e figlio, poi si suicida

Uccide sua moglie e suo figlio di appena otto anni con la pistola d’ordinanza: si consuma così l’ennesima tragedia familiare tra le strade del centro storico di Napoli, precisamente in vico Bagnara, strada a due passi da piazza Dante. Un carabiniere quarantacinquenne, prima di togliersi la vita, uccide sua moglie e suo figlio di appena otto anni con la pistola d’ordinanza. Francesco, il padre omicida-suicida, era un maresciallo in servizio al Comando Legione, di stanza alla caserma San Potito. In base alle prime indagini da parte della scentifica sui corpi, il dramma sarebbe avvenuto nella notte del 5 maggio, forse tra le 2 e le prime ore dell’alba, nell’abitazione della famiglia al quarto piano del Cavone. Secondo questi riscontri la prima ad essere stata sparata è stata proprio la moglie Consuelo Molese, poi la triste sorte è toccata al figlioletto e, successivamente, il carabiniere ha puntato l’arma contro se stesso e infine ha esploso il suo ultimo colpo verso la tempia. Il corpo di quest’ultimo è stato trovato nel letto del figlio. A scoprire lo straziante scenario è stata la sorella di Consuelo che preoccupata per la mancata risposta alle ripetute chiamate, ha deciso di controllare direttamente, avendo le chiavi dell’appartamento. Tutti, come se fosse un clichè in queste circostanze, sottolineano quanto il signor Francesco fosse una persona normale e tranquilla. Aveva conseguito con successo due lauree, una in giurisprudenza e  l’altra in scienze dell’amministrazione. Una persona equilibrata, molto onesta ma soprattutto dedita alla famiglia, sottolineano le persone che vengono intervistate dopo l’accaduto. Divenuto militare si era trasferito con famiglia al seguito a Firenze dove ha operato fino a due anni fa, poi è rientrato nella sua Napoli. Ma nel 2011 il giovane militare cade in depressione, non esiste un reale motivo da quanto emerge nei vari racconti, ma chiede aiuto ad amici e medici che prontamente riescono ad aiutarlo. Tutto sembra essersi risolto, ma negli ultimi tempi Francesco viveva una vita familiare abbastanza delicata, assisteva  un parente malato al quale dedicava molte ore del suo tempo libero. Potrebbe essere questo il motivo per cui nasce il raptus, ma resta ancora un caso con molti aspetti oscuri sul quale la Procura della Repubblica sta  indagando. Intanto è prevista  la nomina del medico legale che eseguirà  l’esame autoptico sui corpi delle tre vittime dell’omicidio-suicidio. Dati gli ultimi avvenimenti, il caso del pilota pluriomicida-suicida, non possiamo non chiederci quando sia sottovalutata la depressione in personaggi con un certo grado di responsabilità. Magari il carabiniere avrebbe commesso lo stesso il brutale omicidio, ma vien da chiedersi  se quest’ultimo  non avesse avuto la sua Beretta a portata di mano  magari per il piccolo e la sua mamma poteva esserci almeno un tentativo di fuga. Stessa sorte per i passeggeri dell’aereo caduto negli ultimi tempi. Prestare più attenzione a problematiche psicologiche potrebbe essere una piccola soluzione per evitare certi eventi strazianti. -Uccide moglie e figlio, poi si suicida-

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Attualità

Metro 1: ragazza perde la vita sui binari

Napoli, stazione Università della metro 1. Sono da poco trascorse le ore 12.00 quando dal sottoscala della metro si sentono urla, pianti ed un forte boato. A scatenare tutto è un avvenimento agghiacciante.  Dalle prime ricostruzioni, una giovane donna si è gettata sotto ad un treno in corsa. La vicenda non è ancora del tutto chiara. La notizia certa è che la giovane donna, all’arrivo della metro, era di spalle e poco prima che il convoglio si fermasse, si è gettata sui binari. Vani sono stati i tentativi del capotreno di fermare il pesante mezzo che era, per altro, carico di passeggeri. Le fonti, molto varie tra loro, hanno raccontato ai giornalisti presenti che potrebbe essersi trattato anche di un incidente; qualcuno ha infatti ipotizzato che la ragazza sia potuta scivolare stando di spalle al treno. Sembrerebbe che ad aspettare la metro con la giovane ragazza, ci fosse anche una sua amica che, sotto shock, è stata poi trasportata di corsa in ospedale. L’intera tratta della metro è stata sospesa per più di 4 ore. Tra le reazioni dei passanti, impossibilitati a procedere verso la metro, alcune erano decisamente fuori luogo: alcuni anziani hanno “accusato”, ironicamente, la ragazza d’essersi gettata sotto il convoglio negando loro la possibilità di poter usufruire del servizio; altri sbigottiti si chiedevano cosa potesse aver spinto una ragazza a compiere un gesto così tanto forte. Qualcuno ha detto che tutto questo sta accadendo solo perchè il mondo ha perso la fede. Non sono mancati anche i tifosi del Dnipro che, già ubriachi prima della partita, hanno iniziato a fare foto e a infastidire i giornalisti che cercavano di svolgere il proprio lavoro. Tifosi che sono stati prontamente allontanti dalla polizia che era già sul posto. Cosa spinge una ragazza a compiere un gesto così folle? Possibile che non esistesse un’altra via di fuga?  Sono tanti, troppi gli episodi di suicidio che riguardano giovani ragazzi schiacciati dalla piaga dalla depressione. Comprenderli risulta essere una scelta non facile. Togliersi la vita è una gesto estremo che spinge a chiedersi come mai tutto questo “coraggio” non venga usato e canalizzato per provare a cambiare le cose cercando aiuto anche in altre persone.  -Ragazza muore sui binari della stazione metro-

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Notizie curiose

Burger King gli paga il matrimonio

Joel Burger e Ashley King sono una normalissima coppia di ragazzi dell’Illinois che dopo 7 anni di fidanzamento decidono di sposarsi. Fin qui tutto ok, ma chi paga? La madre di lui? Il padre di lei? No! Paga il colosso dei fast food Burger King. Perchè? La risposta è tutta nei nomi dei due giovani sposini. Un vecchio detto dice: “chi si somiglia, si piglia” ma in questo caso più che somigliarsi, i due, hanno avuto la fortuna di avere cognomi “destinati a stare assieme”. Cosa curiosa è che i due ragazzi si sono conosciuti ai tempi del college, e a sentire amici e parenti hanno avuto da sempre un grandissimo feeling:  sin da subito Joel e Ashley sapevano che il loro destino sarebbe stato quello di passare la vita l’uno accanto all’altra. E così sarà. La data del grande evento è stata fissata per il il 17 luglio a Jacksonville. Lo scorso Ottobre il ragazzo decise di farle la proposta di matrimonio regalandole un anello; così pubblicarono la notizia delle nozze su un quotidiano locale, come richiede la tradizione statunitense. Sotto consiglio della mamma di Ashley, la coppia, per la foto dell’annuncio sul giornale, scelse di immortalarsi vicino ad un’insegna dei tanti locali del Burger King. La foto iniziò a fare il giro del web, diventando quasi virale e attirando l’attenzione dell’ azienda di fast food, che ha subito colto l’occasione per promuovere la propria catena di ristoranti. Il 6 Aprile arriva alla coppia una chiamata su Skype da parte di un dirigente della Burger King per comunicargli che si offriranno di pagare tutte le spese del loro matrimonio, dal ricevimento ai regali. Negli Stati Uniti la regola generale vuole che una volta sposati, la coppia abbia prima il cognome della futura moglie e poi quello dell’uomo: per questo i dirigenti dell’azienda hanno chiesto ai due di invertire i nomi al municipio, e senza troppi indugi hanno obbedito. Altra richiesta dell’azienda, affinchè questa sovvenzioni il loro matrimonio, è stata quella di postare su i vari social foto scattate proprio nei pressi di uno dei ristoranti della catena Burger King.  La notizia ha fatto subito il giro del mondo, facendo grandissima pubblicità a questa tanto decantata azienda che conta milioni di sedi non solo in America. Una trovata pubblicitaria che però ha permesso ai due sposini di avere un matrimonio degno di nota e a costo zero.  Eric Hirschhorn, il portavoce di Burger King, ha augurato alla coppia di vivere serena ed in pace, anche perchè, forse, le spese dell’eventuale divorzio, del futuro mantenimento, si sa, possono essere pesanti un po’ per tutti.  -Burger King gli paga il matrimonio- 

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Attualità

Avellino. Ragazzo soffocato dal laccio della felpa

La notizia potrebbe sembrare falsa, considerando l’assurdità dell’evento, ma purtroppo è tutto vero: soffocato dalla sua stessa felpa. È successo a Cesinali (in provincia di Avellino) durante la notte di venerdì 3 aprile. Il ventiduenne è stato soffocato dal laccio della sua felpa che, sebbene non siano ancora chiare le modalità, gli si è stretto intorno al collo provocandone la morte. Sono ancora in corso le indagini che dovrebbero dare una giusta spiegazione al triste evento che ha sconvolto gi abitanti della piccola provincia di Avellino. Il laccetto si è stretto al collo del ragazzo creando un cappio; gli inquirenti non sono riusciti subito a stabilire se la tragedia sia avvenuta durante un gioco o mentre il ragazzo dormiva. Inizialmente si è pensato anche ad un suicidio, ma le indagini approfondite dei carabinieri della stazione di Aiello del Sabato, guidati dal maresciallo Lucio Finale, sembrano far pensare ad un drammatico incidente, vista la posizione che aveva il corpo del giovane sfortunato sul letto. Gli investigatori hanno ascoltato i genitori e gli amici al fine di ricostruire le ultime ore dal ventiduenne. D.T, sono queste le sue iniziali, aveva partecipato alla manifestazione che si svolgeva il venerdì sera in piazza per la rappresentazione sacra della Passione di Cristo. Si parla di lui come un ragazzo sereno e le persone con cui in quelle ore si è interfacciato hanno detto di averlo trovato tranquillo e dolce come sempre, dando così modo di escludere, quasi per certo, l’ipotesi del suicidio. L’incidente è accaduto la sera della manifestazione. A scoprire la tragedia è stato proprio suo fratello che, intorno alle due di notte, lo ha trovato senza vita. Il ragazzo era ben voluto da tutta la comunità e soprattutto dai tifosi cesinalesi dell’Avellino. Come la maggior parte dei ragazzi della zona era un appassionato di calcio e portava nel cuore i colori della sua squadra, l’Avellino. Sul polso, raccontano gli amici, indossava quasi sempre un foulard o un bracciale dei lupi. Gli abitanti di Avellino e del suo paese si sono uniti nel dolore alla famiglia colpita da questo tragico evento. Che la morte si nasconda dietro l’angolo è cosa risaputa ma negli ultimi tempi si sentono troppe storie di ragazzi che perdono la proprio vita per nefandezze e piccoli incidenti. Potremmo ricordare l’ultima drammatica storia del giovane laureato in medicina che, in discoteca, per risolvere pacificamente una rissa, ha perso la vita per un calcio alla nuca. Casi diversi, storie differenti accomunate dalla triste realtà della morte. -Avellino. Ragazzo soffocato dal laccio della felpa- -Muore soffocato dal laccio della sua felpa-

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Fun & Tech

Pagamenti tramite Facebook: ora puoi

È in arrivo il nuovo aggiornamento Facebook che permetterà a tutti noi utenti di poter pagare somme di denaro ai nostri amici, semplicemente usando il mouse, comodamente seduti sulle nostre calde poltrone.  L’operazione in sé sarà decisamente più semplice del previsto, basterà mandargli un messaggio con Facebook Messenger ed il gioco è fatto. Da consuetudine, il servizio verrà lanciato dapprima negli Stati Uniti e a darne l’annuncio è proprio il colosso sociale creato da Mark Zuckerberg, che garantisce semplicità e sicurezza nel processo.  L’applicazione sarà fruibile sin da subito dagli utenti Android e iOS (mentre dovranno attendere ancora quelli di Windows Phone): i pagamenti potranno essere effettuati tramite smartphone e tablet, ma anche da computer fissi e portatili. Sul più conosciuto e “frequentato” social network, che vanta quasi un miliardo di iscritti, avvengono tuttora transazioni di denaro, nel complesso anche molto cospicue per gioche ed app, ma la sfida sembra essere stata lanciata alle app per il trasferimento di denaro peer-to-peer. Il procedimento sarà questo: selezionando la chat dell’amico a cui mandare la somma desiderata di denaro, basterà cliccare sulla nuova icona prevista dall’aggiornamento (il caro vecchio simbolo del dollaro, $) confermare il pagamento ed il gioco è bello che fatto. Ovviamente verrà dapprima chiesto di collegare al proprio account una carta di credito Visa o Mastercard,e necessariamente ad ogni transazione di inserire il proprio pin per confermare il pagamento. Sembra ormai che il rapporto umano stia diventando qualcosa di vintage, di retrò, qualcosa di troppo scomodo e troppo faticoso. Uscire, pagare il caffè seduti ad un bar o mangiare una pizza è davvero troppo obsoleto.   Forse si stava meglio quando si stava peggio? E dagli hacker? Saremo al sicuro? Vero è che ogni innovazione porta con sé lati positivi e negativi. Negli ultimi anni tra Facebook, Twitter e Whatsapp siamo entrati nell’era del social che come scopo primario avrebbe dovuto farci sentire più vicini, ma nel pratico invece ci ha resi tutti più distanti.  Ci si scrive ormai di più di quanto ci si vede, siamo al punto in cui più persone sedute allo stesso tavolo piuttosto che parlare tra loro, sono lì con la testa china sul proprio smartphone, a “condividere”, “parlare” telematicamente con tutti, tranne con chi hanno realmente vicino in quel momento. I pagamenti tramite Facebook porteranno decisamente buone agevolazioni, come la possibilità di essere più rapidi nei pagamenti; ma a questo punto però resta da chiederci quale altra innovazione così “social-non realmente sociale” ci aspetti. – Pagamenti tramite Facebook: ora puoi –

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Attualità

EXPO: son tutti volontari (o quasi)

EXPO: Dal primo maggio al 31 ottobre 2015 Milano ospiterà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione tanto atteso, e probabilmente, tanto sofferto. L’evento sarà la vetrina dei paesi che vogliono mostrare e dimostrare il meglio delle proprie tecnologie, per assicurare cibo sano e sicuro per tutta la popolazione mondiale. Mettendo da parte la questione in sè e la natura dell’evento, l’EXPO, fino a qualche mese fa, sembrava poter dare a molti giovani la possibilità di lavorare e allo stesso modo di fare un’esperienza pari a poche. Ma così non sarà. Ormai è chiaro che la maggior parte dei 20.000 lavoratori impegnati in quei giorni saranno volontari. L’ente EXPO, infatti, le imprese e tutte le istituzioni coinvolte hanno concordato con CGIL, CISL e UIL che gran parte di coloro che permetteranno alla Fiera di esistere lo faranno gratuitamente. Per l’esattezza circa 800 persone lavoreranno con contratti a termine, di apprendistato, da stagista, che garantiranno loro una retribuzione dai 400 ai 500 euro mensili. Ma questi 800 lavoratori possono dirsi fortunati se confrontati agli altri che avranno un orario di lavoro severo, turni rigidi e tutto rigorosamente senza alcun tipo di retribuzione. Verranno, quindi, considerati volontari e come tali riceveranno solamente dei buoni pasto quotidiani. Ma quei ventimila posti di lavoro che magicamente doveva creare l’evento dove sono? Quando l’accordo di lavoro gratuito è stato sottoscritto, al governo era in carica Letta che, con orgoglio, ci teneva a specificare che questo era un buon modello per il paese. Con l’arrivo di Renzi, che ha sempre inneggiato alla rottamazione e al ‘largo ai giovani’, ha lasciato tutto così com’era. Gli unici a dirsi contrari sono stati i grillini. Ormai sembra quasi un clichè. Può un evento, che ha come scopo quello di assicurare cibo e vita a tutti, nascere, crescere, vivere e morire solo grazie a persone che lo faranno senza avere un giusto compenso? L’evento EXPO, sin da subito, ha avuto vita difficile e tormentata ed è lo specchio, purtroppo anche degli aspetti peggiori, del nostro Paese. La questione degli appalti sospetti, dei lavori che non sono mai stati al passo con i tempi, come avrebbe dovuto essere, forse era solo l’inizio. Un amaro inizio che verrà addolcito dalla indubbia ricchezza della manifestazione, dal gran numero dei paesi coinvolti, con la soddisfazione, se pur gratuita, di chi, ci ha messo davvero il cuore. -EXPO: son tutti volontari (o quasi)-

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Notizie curiose

Monopoly: soldi veri in 80 scatole

Quanti da bambini giocando al caro Monopoly non ha immaginato quanto sarebbe stato bello che quei bei soldini di carta non fossero veri? Chi con quei soldi avrebbe comprato giocattoli, chi la macchina, chi li avrebbe regalati ai proprio genitori. Ebbene, Hasbro, ha deciso di far avverare tutto ciò. Per festeggiare l’ottantesimo anno di onorata carriera, in Francia, in 80 scatole di Monopoly si conterranno banconote vere. Hasbro ha infatti sostituito le classiche banconote finte con soldi veri! Ma purtroppo non saranno tutte le scatole a contenere la medesima cifra ed il più alto premio, ma solo una al suo interno conterrà la cifra di 20,580 euro. Il fortunato potrà ritornare bambino, aprire la scatola e far avverare il suo più recondito sogno. Per il resto solo 10 scatole nasconderanno cinque banconote da 20€, due da 50€ e una da 100€ per un totale di 300€, mentre 69 scatole conterranno cinque banconote da 10€ e cinque da 20€ per un totale di 150€. Sembra assurdo, eppure l’idea nasce proprio grazie a quei consumatori che sui social chiedevano che una cosa del genere si potesse finalmente realizzare, come ha affermato il brand manager  Florence Gaillard. Le scatole si presentano uguali, non ci sarà nessun segno di riconoscimento, per comprare la scatola dei sogni c’è bisogno solo di un colpo di fortuna. Magari si trova al negozio di “Vicolo stretto” o all’angolo di “Piazza della vittoria” o chissà, magari proprio a pochi passi dalla prigione. Per questioni di sicurezza, per evitare qualsiasi tipo di fuga di notizia, il gioco è stato fabbricato di nascosto, in una fabbrica nella città di Creutzwald (est della Francia). Una delle difficoltà da superare è stata cercare di non far sembrare la scatola troppo pesante o troppo gonfia. I soldi veri si sa, non sono lunghi 10 cm e di certo non pesano allo stesso modo. Ma pare si sia trovato il modo per non lasciare alcun tipo di traccia. -Monopoly: soldi veri in 80 scatole-   

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Attualità

Green Hill: arriva una sentenza storica

La sentenza che arriva dal tribunale è più che chiara. I tre indagati Ghislane Rondot, gestore dell’allevamento, Renzo Graziosi, veterinario, e Roberto Bravi, direttore dello stabilimento, sono stati condannati, i primi due, a un anno e sei mesi di reclusione ed un anno più le spese processuali per il direttore. Per chi non ricorda la questione “Green Hill”, questa fu suscitata da alcuni animalisti e poi seguita, in primis, da Striscia la Notizia, con vari servizi, e successivamente da Giulio Golia delle Iene, che scoprirono un allevamento di beagle che effettuava sui poveri cuccioli esperimenti crudeli e senza alcun tipo di tutela per gli stessi. Il canile, situato a Brescia,  accoglieva più di 2.700 cuccioli destinati alla sperimentazione in vivo ed apparteneva alla catena “Marshall” che era diventata negli anni la più grande fabbrica di cani da laboratorio al mondo. Il beagle Marshall è divenuto, addirittura,  uno standard di varietà. Il 2 febbraio 2012 alla Camera venne approvata con larga maggioranza la norma, scritta dall’onorevole (ai tempi del fatto)  Vittoria Brambilla, che vietava e vieta attualmente, in tutta Italia, l’allevamento di cani, gatti e scimmie destinati alla sperimentazione in vivo. Gli esperimenti condotti erano di natura a dir poco aggressiva e crudele: si parla infatti di ustioni, di inalazione di fumo da sigaretta e simili.   Con la successiva liberazione dei cuccioli, questi furono affidati a migliaia di famiglie pronte ad accoglierli in una calda dimora, nella speranza di riuscire a far dimenticare, per quanto possibile, i traumi subiti dalla crudeltà dell’uomo, lo stesso capace di donare amore e terrore. L’ex ministro Brambilla si dice soddisfatta della sentenza che annuncia come “sentenza storica”  e che vede condannati penalmente 3 persone, e dunque il rispetto del principio secondo cui, anche nel contesto di massimo sfruttamento economico e per scopi scientifici, gli animali vanno rispettati e tutelati, come prevede la legge. La sentenza sembra però essere troppo misera per quegli animalisti che hanno lottato sin dalla scoperta di questo “canile-lager” e che, probabilmente, ricorreranno in appello per una sentenza più dura.    -Green Hill:  arriva una sentenza storica –

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Attualità

Sesso a pagamento in 22 bassi a Forcella

“Se il sesso a pagamento vuoi trovare, non ad Amestardam devi andare, ma a Forcella ci può stare.” Il nucleo  «Emergenza Sociale e Minori» della Municipale ha scovato in 22 bassi di Forcella (nel giro di 500 mt) una serie di stanze adibite per il mestiere più antico del mondo. Dei ventidue locali, sette sono stati già sequestrati, gli altri quindici sgomberati temporaneamente e in attesa di controlli più approfonditi. Ci sono voluti giorni di appostamenti e di verifiche per poter arrivare al luogo sotto inchiesta. A vendersi non erano solo donne ma anche trans che adescavano i clienti lungo il Corso Umberto, che venivano successivamente ospitati in terrani adibiti a stanze hot. Per ora sono stati riconosciuti una prostituta marocchina, che adescava alla bene e meglio, e tre trans macedoni che “lavoravano” solo su appuntamento. Sesso a pagamento e prostituzione a Napoli Si dice che, all’arrivo dei vigili c’è stato il classico fuggi fuggi generale, decisamente poco decoroso: chi fuggiva  in mutande, chi cercava velocemente di nascondere i sex toys. Secondo le ultime indagine, la maggior parte di queste “casa d’appuntamento” (anche se in questo caso non possono essere definite così, dato che erano veri e propri terranei che venivano fittati) è gestita da transessuali. Gli inquirenti hanno inoltre affermato che questi bassi risultano accatastai tutti come deposito e che, quindi, non possono  essere posti a locazione, soprattutto se il fine ultimo è il sesso a pagamento. Insomma, il fenomeno del sesso a pagamento non è di certo una novità. Da anni si discute se poterlo legalizzare o meno e dar così il via alla nascita di quartieri a luci rosse senza destare alcun tipo di scandalo. Si parla tanto di libertà, di aperture mentali, ma pochi si dicono d’essere disposti a voler essere il vicino di casa di un’imprenditrice del sesso. A Forcella, nel frattempo, c’è chi vuole iniziare a ricostruire la propria città, cercando di emarginare il più possibile questioni del genere, per poter provare a recuperare un po’ di decoro.  

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Nerd zone

Watch up ed il suo inventore napoletano

Adriano Farano, napoletano di origine, ma ormai trasferitosi in California, viene chiamato dall’università di Stanford per sviluppare il suo progetto, la nuovissima applicazione: Watch up. L’applicazione, che Google ha già definito come una delle migliori app attualmente in circolazione, in versione beta, permette di personalizzare il classico telegiornale rendendolo multi canale e poco monotono. L’utente, secondo Farano, deve avere accesso alle notizie quando più gli è comodo e nella maniera più personale possibile.  Certo si sa, le notizie si assomigliano tutte, ma  poter scegliere da chi farsi raccontare, cambiare la giornata, o semplicemente aggiornare sul mondo, sembra essere cosa gradita e anche molto redditizia dato che questa startupp, è stata attualmente finanziata per un milione di dollari ed è scaricabile già su Ipad e Google glass. Le testate giornalistiche  vengono scelte in base a criteri che vanno dall’autorevolezza al “consiglio” di quel 30% di persone che hanno interagito direttamente con l’azienda. Per gli utenti Android e Windows phone il team si sta mettendo all’opera, cercando di poter portare il progetto anche su altri sistemi operativi. Sembra esserci anche una ricerca per l’ampliamento del team, quindi nuovi posti di lavoro, che però non verranno ricoperti (non tutti almeno) da italiani. Un italiano crea qualcosa di innovativo, lontano da casa, e difficilmente potrà aiutare un connazionale. Ciò comunque non sembra creare nessun tipo di dispiacere, o almeno, non trapela questo.   Un sogno  ed una passione che diventano realtà grazie alla perseveranza ed il duro lavoro, anche se purtroppo lontano da casa. Ennessimo caso di cervello in fuga? Ormai questo fenomeno sembra crescere ogni anno, ma guardando la cosa in un’altra prospettiva, possiamo dire che, almeno chi ci crede, anche se lontano da casa, riesce a realizzare i propri sogni. Fuga o meno, l’importante è emergere.  Per non parlare dell’esperienza che poi porta a crescere l’individuo sotto numerevoli prospettive.   Più che farcene una ragione, noi italiani, non possiamo. Magari dobbiamo solo provare a guardare il bicchiere mezzo pieno, qualche volta.  -Watch up ed il suo inventore napoletano-

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Attualità

Flash mob: i trasporti migliorano anche così

È strano ma soprattutto deprimente che nella stessa città coesistano le Stazioni dell’arte (la stazione Toledo è stata premiata come la più impressionante d’Europa dal quotidiano The Daily Telegraph) e la linea ferroviaria attualmente gestita da EAV (Cumana-Circumflegrea), che copre le tratte Torregaveta-Montesanto, passando anche per Bacoli, Cuma, Quarto, Piave, Soccavo. Una tratta che da anni è causa di gravi disagi: dalla mancanza di treni, a binari in continua costruzione, a spostamenti che somigliano sempre più a viaggi per la vita piuttosto che per lavoro o per studio. Con l’arrivo dell’anno nuovo è sopraggiunto un nuovo tipo di ticket, il cui prezzo è aumentato in maniera  troppo gravosa. Una comune cittadina, Agnese Anini, stanca di questa continua situazione di disagio, ha dato vita ha un flash mob per provare a smuovere un po’ le acque. Intervistata, risponde così alle nostre domande: Come mai hai scelto la strada del flash mob, preferendola a quella della semplice manifestazione?   Sono una grande fan di Pino Daniele e prendendo spunto dalle iniziative a lui dedicate abbiamo notato la vasta affluenza della cittadinanza e come l’evento, grazie ai social, abbia risposto bene. Quindi nei giorni successivi ci siamo chiesti perché per i problemi quotidiani ugualmente importanti per le nostre attività, anche quelle lavorative, non si organizzasse nulla. E perchè non organizzare proprio un flash mob? Ho contattato Gianni Simioli  di Radio Marte, che conduce il programma “La Radiazza”, in cui si affrontano i più comuni problemi di Napoli cercando di darne una approssimativa risoluzione, e il collaboratore Francesco Emilio Borrelli dei Verdi, dando così inizio a quest’idea. Abbiamo avuto a disposizione più di una settimana di tempo per organizzare e promuovere l’evento, mi hanno aiutato anche Radio KissKiss Napoli e ovviamente Radio Marte. L’iniziativa ha avuto il successo che ti aspettavi?  Non mi aspettavo molta gente, anche se era prevista una affluenza di oltre mille persone. Però chi mi è stato vicino venerdì era veramente esasperato per il trasposto pubblico e tutti hanno apprezzato la mia idea, appoggiandomi e sostenendo l’evento e seguendomi tuttora. Purtroppo l’orario era probabilmente sbagliato, un giorno lavorativo (Venerdì alle 10:00), e poi Napoli è così. I cittadini pensano a lamentarsi ma in quanto a fatti spesso vengono meno. Avete altri eventi del genere in programma? Sì, proprio perché questo non deve essere un evento fine a se stesso, ci sarà un seguito. La prossima data è Sabato 31 gennaio alle 17:00, quindi un giorno un po’ più comodo sia per studenti che lavoratori. Ancora non abbiamo definito il luogo, però il comitato USB (Unione Sindale di Base) ci ha gentilmente offerto la sede per quella giornata, per parlare di come poterci muovere e scegliere altre alternative. Le vostre richieste su cosa vertono? Diminuzione del costo del nuovo biglietto e migliorie alla linea. Magari di tornare al biglietto UNICO e abolire il TIC dal momento che non condividiamo l’idea della corsa singola. Se poi dovesse risultare una richiesta non troppo impegnativa, migliorare le condizioni dei trasporti: treni migliori, più corse, orari precisi e meno attese. Penso che […]

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