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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Pat Metheny: notte di Jazz all’Arena Flegrea

Un’altra notte di musica ha colorato gli spalti dell’Arena Flegrea, protagonista di una ricca stagione di eventi, che ha colto l’opportunità di ospitare sul proprio palco musicisti di fama internazionale. Durante il terzo concerto in programma, il pubblico partenopeo ha dato il benvenuto ad uno dei più grandi chitarristi jazz della storia mondiale: Pat Metheny. Dopo sei anni dall’ultimo concerto napoletano, Metheny torna in una città che ama profondamente e a cui si sente particolarmente legato, da oltre venti anni, per gli straordinari ed indimenticabili duetti con l’amico Pino Daniele. Ad accompagnarlo in una notte all’insegna del jazz puro, due musicisti di incommensurabile talento: il pianista Gwilym Simcock e il contrabbassista Ron Carter.  Pat Metheny inaugura la sua notte di Jazz A dispetto dei primi inconvenienti tecnici e del mormorio in platea per l’amplificatore ostinato a non funzionare, finalmente le dita cominciano a scorrere dolci sulla “Pikasso Guitar“, una chitarra atipica ed eccezionale, costruita su richiesta stessa di Metheny, dotata di quarantadue corde e frutto di circa mille ore di lavoro. Il brano “Into the dream” inaugura la serata, trascinando l’intero pubblico in una dimensione puramente onirica, grazie alla quantità variegata di suoni che il suo unico strumento produce. Pat Metheny accoglie sul palco il pianista Gwilym Simcock Dopo una breve apertura da solista, Metheny invita a salire sul palco un giovane e talentuoso pianista inglese, Gwilym Simcock, ormai membro a tutti gli effetti della sua band. I tasti sussurrati delle prime note e via via più vigorosi si mescolano alla delicatezza del tocco del chitarrista statunitense, in un’atmosfera malinconica e incantata allo stesso tempo. Pat Metheny e Ron Carter incantano il pubblico dell’Arena Flegrea Con i riflettori puntati sul palco e il tremolio nella voce carica di emozione, giunge il momento di accogliere al contrabbasso, adagiato, in attesa sul palco, dall’inizio del concerto, un musicista che Metheny definisce mentore, maestro, guida, ispirazione, “uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi“: Ron Carter. Il contrabbassista leggendario, ineguagliabile membro del più importante quintetto ritmico della storia, facente capo a Miles Davis, regala al pubblico un’esperienza unica e irripetibile. Jazz, blues e funky fluttuano da uno strumento all’altro, in un continuo botta risposta tra la sonorità imponente e rotonda di Carter e quella scattante ed energica di Metheny. Un linguaggio intenso ed appassionato, che rivela complicità, stima e una naturale intesa. Metheny posa la sua chitarra, si siede su uno sgabello e ascolta. Estasiato, muove su e giù la folta capigliatura, chiude gli occhi e si lascia trascinare dal ritmo, rapito nel corpo come nell’anima. Solleva poi lo sguardo verso l’uomo alto di fronte a lui e gli regala un sorriso ricolmo di gratitudine e sincera ammirazione. Allo stesso modo, Carter resta ancorato al suo strumento e si gode un assolo di chitarra, che meriterà una standing ovation da brividi. Metheny, Carter e Simcock coronano una notte di Jazz Sarebbe stato impossibile resistere alla tentazione di sperimentare una sonorità figlia di pianoforte, chitarra e contrabbasso. Ed infatti, a coronamento della serata, i tre musicisti si esibiscono insieme per un pubblico […]

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Attualità

Re Carlo di Borbone, trecento anni dopo: la Corona di Napoli

Il compleanno è per tutti un giorno speciale, soprattutto se a compiere trecento anni è re Carlo di Borbone. Questo anniversario d’eccellenza è stato il coronamento di un mese dedicato all’arte e alla cultura in tutto il territorio napoletano, dove colori e profumi hanno arricchito eventi di ogni genere. Durante tutta la giornata di domenica 29 maggio, i cittadini e i turisti a passeggio per i vicoli del centro storico, sono stati trascinati indietro nel tempo, in una dimensione tipicamente settecentesca. Volants, rouches, giacche ricamate e calzamaglie hanno abbigliato più di cento figuranti, in un clima di festa e vivace partecipazione. Re Carlo di Borbone attraversa Porta Capuana L’iniziativa ha voluto ripercorrere il celebre passaggio del re Carlo attraverso Porta Capuana, il 10 maggio 1734. Seguito dai suoi generali, il sovrano trovò ad accoglierlo il calore, senza eguali, del popolo napoletano, che accompagnò il corteo reale in una lunga passeggiata da Via dei Tribunali a Largo di Palazzo. Un evento storico che ancora oggi merita di essere ricordato, cercando di ricostruire, non solo lo stesso scenario, ma soprattutto la stessa atmosfera. Il programma previsto per questa giornata, intitolata “Senti nell’aria … Napoli Capitale“, ha avuto inizio nella mattinata con una sfilata di carrozze d’epoca. I fasti dorati su cui si accompagnavano i maggiorenti della città, lavorati quasi a sembrare ricami, hanno illuminato il Lungomare Via Partenope. Sono stati i musicisti del gruppo mandolinistico Mastro Masiello Mandolino e il gruppo musicale folkloristico Vibratae Mundi, i veri protagonisti della manifestazione, che hanno intonato i più antichi canti della tradizione popolare napoletana, donando così una sfumatura necessaria a tutto l’apparato sopra descritto. Il gran ballo di Piazza del Plebiscito,in onore di Re Carlo di Borbone Tutto procedeva in attesa di un momento magico, che avrebbe riempito Piazza del Plebiscito, con un’occasione molto particolare. La “Piazza Incantata” che poco più di un mese fa aveva ospitato, per la prima volta, il più grande coro del mondo, si preparava ad accogliere gli invitati del gran ballo reale in onore di re Carlo di Borbone. Ogni partecipante poteva usufruire dei gadgets distribuiti dagli sponsor e indossare, quindi, mascherine che ricordassero qualche particolare settecentesco. Sul palco, ad animare il pubblico sopraggiunto, con la conduzione di Francesco Mastandrea e Costanza Caracciolo, si sono alternate diverse compagnie di ballerini che hanno rispolverato gli abiti e le danze tipici dei sontuosi balli di Palazzo. Ospite d’eccezione e madrina della serata una Marisa Laurito, in abito d’epoca, che ha ripercorso i brani del suo ultimo spettacolo, “Sud and South“, accompagnata dal cantante solista Charlie Cannon. Un’opportunità unica per ballare e divertirsi, per trascorrere una serata all’insegna del buon’umore e per ritrovare un passato glorioso, mai troppo lontano.

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Attualità

Napoli sotto le stelle: la Notte Europea dei Musei 2016

“I napoletani cavano l’arte dal sole“, scriveva il celebre architetto italiano Camillo Boito. E se fosse, invece, la luna ad illuminare le meraviglie di Napoli? Anche quest’anno, per l’attesissimo appuntamento con la Notte Europea dei Musei, sarà possibile passeggiare tra i colori e i profumi della città che ha fatto sognare tutti e lasciarsi sorprendere, ancora una volta, dalla sua maestosità. Nella notte di sabato 21 maggio, per i più affezionati e per i nuovi scopritori, sarà possibile accedere ai musei statali (e non solo) al costo simbolico di 1 euro. Napoli promuove la sua cultura L’iniziativa, promossa dal Consiglio d’Europa, dall’UNESCO e dall’ICOM, ha raggiunto la sua dodicesima edizione, segno che la bellezza e l’arte non sono un bene dimenticato, ma un dono prezioso per tutti. I musei sono tracce tangibili di passione, tormento e genialità, una possibilità concreta di riallacciarci al nostro passato e di sentirci ispirati per il futuro. Che sia per studio, ricerca o diletto, vivere e comprendere l’arte accrescono la nostra umanità, ingentiliscono la nostra sensibilità, aprono nuove prospettive. È giusto, quindi, che ogni uomo possa fruirne liberamente. Ogni istituto aderente, arricchirà la visita con spettacoli musicali e teatrali, percorsi letterari e cinematografici, per coinvolgere i partecipanti in un’esperienza multisensoriale. Ogni forma d’arte entra in un’altra, migliorandola e accentuandone il significato. Si avrà l’impressione di essere staccati, per un momento, dalle brutture del mondo, per dedicarsi con anima e corpo al divertimento, allo stupore, alla riflessione. Questo ingresso straordinario (della durata massima di tre ore) si prefigge, evidentemente, lo scopo di educare e interessare i cittadini alla salvaguardia e alla valorizzazione del loro patrimonio. Incentivare la cultura significa aver trovato il passepartout per migliorare la società, ma anche aver imparato a raccogliere fondi destinati all’arte nella maniera più corretta: offrendola. Musei napoletani aperti nella Notte Europea dei Musei 2016 Saranno circa una ventina i musei aperti nel napoletano, dagli scavi di Pompei ed Ercolano al Complesso monumentale dei Girolamini (da cui va esclusa la splendida biblioteca, posta ancora sotto sequestro), da Castel Sant’Elmo al Museo Archeologico Nazionale, dalla Certosa di San Martino al Palazzo Reale, dove un mandolino ripercorrerà le note dell’opera buffa dei maestri Scarlatti, Pergolesi, Leo, Barbello, Paisiello e Cimarosa. La Città della Scienza, gioiello napoletano che sta gradualmente ritrovando il suo vigore, proporrà una Notte di Scienza, per incantare grandi e piccini con lo spettacolo di sorprendenti invenzioni, tra luci e ombre. Vivere quest’opportunità è vivere la nostra città, con amore.      

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Culturalmente

Bob Dylan: voce e armonica che hanno cambiato la musica

Cinquantaquattro anni dopo Blowing in the wind, la voce di Bob Dylan torna in studio per il suo trentasettesimo album, Fallen Angels in uscita venerdì 20 maggio. Lo sguardo appassionato al repertorio di Frank Sinatra, cui è dedicato questo progetto musicale, sembra ricondurre Dylan in un passato turbolento e nostalgico, a contatto con un genere diverso dal folk che aveva tracciato un solco importante nelle sue prime produzioni. Bob Dylan, non solo un folksinger Chiunque abbia tentato una chiave di lettura da considerarsi oggettivamente valida della vita personale e artistica di Dylan, di certo non potrà dire di avere avuto successo. Il timbro ruvido e melanconico, lo spirito libero e ribelle, l’animo contorto e travagliato, sfuggono senza posa ad ogni tipo di categorizzazione. Sono gabbie soffocanti da cui Dylan prende le distanze, artifici retorici di chi lo vuole profeta, poeta, mistico. La stessa intenzione si respira anche nelle sue note. Non potremmo, infatti, credere che il suo percorso musicale sia chiaro e lineare, ma è necessario seguirlo nei suoi salti da un genere all’altro, nei suoi intrecci innovativi, nel giro vorticoso dei temi affrontati. Durante l’esilio volontario nella casa di Woodstock, Bob Dylan matura una consapevolezza artistica nuova, stanco di essere additato sempre e solo come il folksinger delle proteste americane. Frutto del sudore di quegli anni è il capolavoro Like a Rolling Stone, il brano che ha consacrato il cantautore del Minnesota come il più influente dell’ultimo secolo. Chitarra, pianoforte e organo inviano un messaggio di libertà e provocazione, sfidando chi ascolta a mettersi in gioco per inseguire i propri sogni, per ritrovare se stessi, senza farsi inibire dalle sovrastrutture, a costo di perdere tutto ciò in cui si crede. “Come ci si sente/ a contare solo su se stessi/ senza un posto dove andare?“. Bob Dylan e il rapporto conflittuale con il suo pubblico Nonostante la rivista Rolling Stone lo inserisca al secondo posto nella classifica dei migliori cantanti della storia, Bob Dylan si è sempre distinto per un rapporto molto conflittuale con il suo pubblico, osannato e martoriato allo stesso tempo. Eppure, contro la violenza di molte contestazioni, Dylan non ha mai cessato una risposta prepotente spesso da identificarsi nelle parole biascicate e poco comprensibili delle canzoni, durante i suoi concerti. Quella che sembrava essere una corsa sfrenata per scappare dalle pretese degli altri si configura ben presto come la volontà di scappare da sé stesso, dall’ombra del mito Bob Dylan ormai eretto e consolidato. Una fuga frenetica, febbrile, un vicolo cieco che non sembra avere via d’uscita, la paura di un presente instabile e la ricerca di consolazione in un passato oramai troppo lontano. Questo sentimento di smarrimento, ridisegnato ogni volta in forme diverse, accompagnerà l’artista per tutta la sua carriera, diventando una dimensione privilegiata di produzione artistica. Bob Dylan e il Never Ending Tour Il “Never Ending Tour“, iniziato il 7 giugno 1988, non è ancora terminato e continua a condurre Dylan in giro per il mondo, abbracciato a un’armonica a bocca. Ad accompagnarlo ancora sui palchi più importanti del panorama internazionale […]

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Culturalmente

Ezio Bosso: “La Musica è come la vita!”

Lacrime, sorrisi e applausi interminabili hanno coronato una notte magica all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il sette maggio scorso. Il pianista, compositore e direttore d’orchestra, Ezio Bosso, ha accolto il suo pubblico attraverso le dodici stanze dell’esistenza. “C’è una teoria antica che dice che la vita sia composta da dodici stanze, nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Da lì si può ricominciare da capo.“ La sua formazione artistica inizia a soli quattro anni, sulle orme di una prozia pianista. Da lì partirà la parabola ascensionale della sua carriera, partecipando, sin da giovanissimo, ai più importanti eventi concertistici internazionali, dalla Royal Festival Hall al Teatro Colon di Buenos Aires, dalla Carnegie Hall di New York all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Vive da diversi anni a Londra, dove è stato direttore stabile e artistico dell’unica orchestra d’archi di grande numero inglese: The London Strings. Il grande successo raggiunto in Italia ha come punto d’origine il palco dell’Ariston. Nella seconda notte dell’ultimo Festival di Sanremo, Ezio Bosso ha incantato il pubblico dentro e fuori il teatro, meritando una standing ovation memorabile. Era giunto il momento che il suo genio artistico fosse riconosciuto e apprezzato anche e soprattutto nella terra in cui è nato. Una lunga catena di sold-out ha impegnato Bosso in giro per l’Italia, e sono ancora in programma molte date. Uno spettacolo a cui nessuno può rinunciare: un uomo e il suo pianoforte, dita dolci e violente che scorrono sui tasti e sulle corde stesse. Prima di ogni stanza, Bosso invita il suo pubblico ad entrare, trascinandolo in una dimensione parallela. E così anche chi è seduto in poltrona riesce ad inseguire con l’immaginazione il volo di un uccello, a percepire la sofferenza di un amico reduce di guerra, ad ascoltare i quattro minuti e trentatré secondi di silenzio di John Cage, a stupirsi della grandezza di maestri come Bach e Chopin, a chiudersi a chiave nella stanza dove la poetessa Emily Dickinson ha trascorso la sua vita dai trenta anni in poi. Sono storie di amore, passione, dolore, ma tutte nate in seno al sorriso, con una battuta o una riflessione singolarmente buffa: “Le stanze sono importantissime. Non fatevi ingannare da architetti e agenti immobiliari che le rendono oggetti inutili definendole vani“. Nelle parole di Bosso non manca mai la leggerezza e anche una forte dose di autoironia. Ezio Bosso e la SLA La SLA, di cui è affetto dal 2011, gli ha impedito per lungo tempo di dedicarsi alla Musica, producendo effetti devastanti non solo sul suo corpo ma soprattutto sulla sua psiche. Come spesso accade, tuttavia, gli ostacoli possono trasformarsi in trampolini, “dai problemi nascono opportunità”, stimoli nuovi che rendono passione e talento ancora più straordinari. La malattia ha dato ad Ezio la possibilità di riscoprire una sensibilità pura ed ingenua, di emozionarsi e di guardare il mondo con gli occhi di un bambino, che non smette mai di stupirsi e di liberare gli oggetti dalla loro […]

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