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Il fenomeno della shrinkflation: la strategia commerciale

La shrinkflation: cos'è e come funziona

La shrinkflation, nota in Italia con il termine sgrammatura, è una pratica commerciale che consiste nel ridurre il peso o il volume di un prodotto all’interno della sua confezione, mantenendo inalterato il prezzo di vendita. Questa tecnica agisce come una vera e propria inflazione occulta: il consumatore acquista una quantità minore di merce spendendo la stessa cifra, subendo un rincaro netto senza che il cartellino del prezzo subisca variazioni visibili. Nel corso degli anni, numerose tipologie di beni, in particolare quelli legati agli aumenti dei costi alimentari, hanno subìto questa riduzione per garantire i margini di profitto aziendali senza spaventare la clientela con aumenti nominali.

🎯 Sintesi per Punti

  • Cos’è: riduzione del peso di un prodotto a prezzo invariato.
  • Entità Chiave: Pippa Malmgren, 2009, AGCM.
  • Focus: le nuove leggi del 2026 e l’impatto ambientale dei packaging ridotti.

Indice dei contenuti

Origine del termine e significato

Il neologismo shrinkflation è stato coniato nel 2009 dall’economista statunitense Pippa Malmgren. La parola nasce dalla crasi tra il verbo inglese to shrink (restringere) e il sostantivo inflation (inflazione). Sebbene sia diventata una parola di uso comune nel decennio successivo, le radici di questa pratica risalgono ad antiche strategie di marketing alimentare utilizzate nei periodi di crisi per scaricare l’aumento dei costi delle materie prime sul pubblico finale, nascondendo il reale valore del bene acquistato.

“I segnali economici sono ovunque intorno a noi. Quando le confezioni si restringono ma i prezzi rimangono invariati, stiamo assistendo alla forma più furtiva e diretta di inflazione, un campanello d’allarme che colpisce le tasche dei cittadini prima ancora delle statistiche ufficiali.”
— Pippa Malmgren (dal libro “Signals”, 2016)

💡 Cos’è la shrinkflation in parole semplici?

È una tecnica di vendita dove il produttore rimpicciolisce la confezione o alleggerisce il peso di un prodotto, ma continua a venderlo allo stesso costo di prima, nascondendo un effettivo rincaro.

💡 Quali sono gli esempi più comuni di sgrammatura in Italia?

Si verifica frequentemente nei biscotti passati da 400g a 350g, nelle tavolette di cioccolato diminuite da 100g a 90g, e in detersivi o bagnoschiuma dove il flacone mantiene l’altezza ma riduce la capienza.

L’evoluzione legale: dall’Antitrust al 2026

Tra il 2022 e il 2023, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (nota anche come AGCM) ha avviato un ampio monitoraggio nel settore retail per verificare la liceità di tali pratiche rispetto al Codice del Consumo, ponendo sotto la lente d’ingrandimento le omissioni ingannevoli sulle etichette. Il vero punto di svolta normativo in Italia si è avuto nel luglio del 2026 con gli adeguamenti imposti dal DDL Concorrenza, il quale ha sancito l’obbligo formale per i produttori di apporre un’etichetta esplicita a scaffale ogni qualvolta un articolo subisca una riduzione di formato a parità di prezzo, garantendo la totale trasparenza.

💡 È legale ridurre la quantità di prodotto lasciando lo stesso prezzo?

Sì, finché il peso reale è dichiarato fedelmente sulla confezione non è reato. Tuttavia, in base alle direttive introdotte nel 2026, vi è l’obbligo per i distributori di segnalare tale riduzione a scaffale per evitare pratiche scorrette.

Il costo occulto: impatto ambientale e spreco di packaging

Oltre all’impatto economico, la sgrammatura cela un enorme costo ambientale che la maggior parte delle analisi ignora. Ridurre sistematicamente i formati costringe i cittadini a un riassortimento più frequente della dispensa. Questo moltiplica esponenzialmente la produzione di plastica, carta e alluminio necessaria per i contenitori proporzionalmente più piccoli. Acquistare due confezioni da 180 grammi invece di una singola da 400 grammi richiede un surplus di imballaggi e comporta un raddoppio delle emissioni logistiche lungo la filiera dei trasporti.

Come difendersi al supermercato

Il metodo più infallibile per tutelarsi tra le corsie dei supermercati consiste nell’ignorare del tutto il prezzo finale del cartellino e focalizzare la propria attenzione sul prezzo al chilo o al litro. Questo valore, obbligatorio per legge e stampato in piccolo sulle etichette degli scaffali, è l’unico indicatore matematico che rivela immediatamente se il costo reale del bene è aumentato. Inoltre, mantenere alta l’attenzione sulle diciture ingannevoli come “Nuova ricetta” o “Nuovo formato pratico” aiuta a individuare rapidamente i tentativi di riporzionamento occulto.

💡 Come posso difendermi dalla shrinkflation al supermercato?

L’unico vero sistema di difesa è basare le proprie scelte di acquisto confrontando esclusivamente il prezzo al chilogrammo o al litro e diffidando dei nuovi imballaggi proposti come “formati convenienza”.

Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2026

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