Il valore di Bitcoin e delle criptovalute: come si determina e cosa lo influenza

Quando si parla del valore di un Bitcoin, come pure delle altre criptovalute, si sintetizza il tutto in un semplice parallelo, ovvero che, ad esempio, l’oro ha un valore fisico reale a differenza del valore nominale virtuale del Bitcoin. In effetti, a prima vista, il Bitcoin sembra avere più in comune con i metalli preziosi che con le valute convenzionali.

Bitcoin e oro: analogie e differenze fondamentali

A supporto di questa tesi, si potrebbero accennare aspetti quali la natura limitata dell’offerta dell’oro, come pure i costi di prospezione. Se per l’oro, questi sono i costi di produzione nelle miniere, il trasporto e la successiva trasformazione in monete o lingotti, per i Bitcoin, sono, principalmente, le grandi quantità di energia che sono necessarie per l’enorme potenza di calcolo delle reti di computer. Ma, a parte questi parallelismi, esistono varie diversità fondamentali tra il metallo prezioso e le criptovalute, a partire proprio dal fatto che l’oro ha un valore fisico reale a differenza del valore nominale virtuale del Bitcoin.

Come si calcola il valore di una criptovaluta?

Le opinioni divergono nettamente sul valore di Bitcoin. I sostenitori gli attribuiscono un alto valore, mentre per coloro che criticano, Bitcoin, come altre criptovalute, manca di un valore intrinseco e, di conseguenza, sarebbe totalmente sopravvalutato. In ogni caso, non si può non notare come l’interesse pubblico e il valore del Bitcoin, si stiano evolvendo in concomitanza.

Conoscere il valore di una criptovaluta è ciò che tutti coloro che investono in criptovalute stanno cercando. Infatti, consente di acquistare o vendere la criptovaluta al miglior prezzo. Il valore della criptovaluta può essere calcolato in diversi modi. Il rapporto Network Value to Transactions (NVT) è il metodo più utilizzato. Si tratta, infatti, dell’equivalente del metodo utilizzato per valutare le azioni. Un altro popolare strumento a cui si ricorre, è quello che si basa sul rapporto tra il numero di utenti di una criptovaluta e il volume delle transazioni per utente. Questo rapporto, quindi, è calcolato utilizzando la legge di Metcalfe.

Un valido aiuto per comprendere i meccanismi che regolano il mondo delle criptovalute e per investire in Bitcoin viene offerto da piattaforme come Bitcode Prime.

Fattori che influenzano il valore di Bitcoin e delle criptovalute

Al di là delle diversificate metodologie applicabili, il valore del Bitcoin e delle altre criptovalute viene ad essere stabilito da quella che, indubbiamente, è la regina di tutte le regole, ovvero domanda e offerta. L’importo massimo di emissione di una criptovaluta è sempre limitato. Ciò consente di osservare il fenomeno della variazione in base alla domanda e all’offerta. Pertanto, più persone vogliono acquisire una certa criptovaluta, più valore guadagnerà la criptovaluta.

Il valore di una criptovaluta può variare per molteplici motivi. Tra i principali fattori che influenzano il valore di una criptovaluta:

  • Domanda e offerta: come per qualsiasi asset, il prezzo è determinato dall’equilibrio tra domanda e offerta.
  • Sentiment del mercato: l’opinione pubblica, le notizie e il clamore mediatico possono influenzare significativamente il prezzo.
  • Adozione: l’aumento dell’utilizzo di una criptovaluta per transazioni o come riserva di valore può aumentarne il valore.
  • Regolamentazione: le decisioni dei governi e delle autorità di regolamentazione possono avere un impatto positivo o negativo.
  • Tecnologia: gli sviluppi tecnologici, come miglioramenti della blockchain o nuove funzionalità, possono influenzare il valore.
  • Mining: la difficoltà del mining è correlata al livello di sicurezza della blockchain e al valore della criptovaluta in questione.

Investire in criptovalute: comprendere la volatilità e i fattori di rischio

Le cripto-attività sono note per essere molto volatili. Questa volatilità è particolarmente evidente rispetto alle valute fiat. È fondamentale comprendere i fattori che influenzano il valore delle criptovalute e valutare attentamente i rischi prima di investire.

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Partite Iva, i regimi agevolati conquistano sempre più professionisti
Il dipartimento delle Finanze ha diffuso i dati sulla diffusione dei regimi agevolati scelti dalle persone fisiche nel corso del 2017, da cui si nota un forte incremento di aperture di regime forfettario al posto di quello ordinario. Il "popolo" delle partite Iva in Italia ha deciso: il regime forfettario è il sistema migliore per la gestione delle propria (piccola) attività. È questo il messaggio più chiaro che arriva dal puntuale aggiornamento realizzato dall’Osservatorio insediato presso il dipartimento delle Finanze, che ha diffuso un report con le informazioni definitive sulle decisioni assunte nel corso dello scorso anno. Le adesioni al regime forfettario I numeri parlano chiaro: più di 182 mila soggetti, su un totale di 512 mila nuove aperture in proprio sia a livello imprenditoriale che professionale registrate nel Paese, hanno optato per il sistema "forfettario", vale a dire più del 35 per cento del totale, a conferma di come il metodo abbia un appeal crescente. Per fare un paragone, nel 2016 questa tipologia rappresentava "solo" il 27 per cento delle nuove posizioni, con un dato quantitativo stimato in 165 mila soggetti. I requisiti L'analisi si sposta dal piano quantitativo a quello qualitativo quando prova a chiarire le motivazioni del successo di questo regime, individuate innanzitutto nelle imposte ridotte di cui beneficia chi è in possesso dei requisiti per beneficiare del sistema agevolato. Come spiega anche l'approfondimento del blog di Danea, tra i requisiti per il regime forfettario 2018, validi dunque anche per questo anno fiscale, c'è innanzitutto il vincolo dei ricavi e compensi, che a seconda della attività esercitata può andare da una soglia di 25 mila fino ai 50 mila euro. Vantaggi e semplificazione In termini pratici, poi, il grande vantaggio principale che funge da calamita per accedere al regime agevolato sono le imposte ridotte, ma non bisogna trascurare gli aspetti legati alla semplificazione degli adempimenti fiscali e burocratici: giusto come citazione veloce, si deve ricordare che i professionisti rientranti in minimi e forfettari non devono compilare gli studi di settore né inviare lo spesometro, né tanto meno sono soggetti allo split payment. Niente obbligo di fatturazione elettronica Proprio nelle ultime settimane, inoltre, durante l'evento Telefisco (organizzato dal Gruppo 24 Ore) è stato possibile appurare che i sistemi agevolati saranno esclusi anche dall’obbligo di fatturazione elettronica tra privati che prende il via nel 2019, anche se invece sono sottoposti regolarmente alle norme che regolano l’e-fattura verso le Pa (e, allo stesso modo, sono obbligati a ricevere il documento digitale in scambi tra privati in qualità di fornitori). Una flat tax Insomma, il sistema si poggia su leve che attraggono i soggetti con Partita Iva, al punto che nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore si è spinto a parlare di "flat tax sui redditi delle persone fisiche", descrivendo i risultati del regime forfettario e, soprattutto, mettendo in relazione il sistema con la sua caratteristica di base, ovvero la presenza di un’imposta sostitutiva del 15 per cento. Un appeal crescente Sempre nello stesso articolo, poi, si invita a non misurare l’appeal del regime forfettario soltanto con le nuove aperture, segnalando le distinzioni con il vecchio regime dei minimi (in quest'ultima tipologia la flat tax è ancora più bassa, fissata al 5 per cento, ma le adesioni sono terminate nel 2016): con il forfettario è infatti possibile anche il "cambio in corsa", ovvero il passaggio durante l'anno da un regime ordinario e semplificato, "in cui comunque si applica l’Irpef ad aliquota progressiva con tanto di addizionali locali, ma anche l’Irap (se c’è il requisito dell’autonoma organizzazione) e l’Iva".

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