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Eroica Fenice

Alfredo Maiorino in mostra: Giallo camera

Alfredo Maiorino in mostra: Giallo camera

La personale di Alfredo Maiorino, Giallo camera, in mostra dal 14 febbraio al 30 marzo presso lo Studio Trisorio di Napoli.

Nella sospensione del biancore espositivo della galleria sulla Riviera di Chiaia, Alfredo Maiorino rafferma dietro superfici opache le figure geometriche della mobilità. La tridimensionalità freme nel suo galleggiare lontano nel tempo, resa imprendibile e seducente da tratti di accennato nitore. La provocante evidenza della tensione alla superficie che alcune geometrie anelano in un contatto sempre più ravvicinato con lo spettatore è un viaggio spazio-temporale possibile solo nell’attimo, tra l’oblio eterno del buio e l’ardita messa a fuoco del puntuale.

Artista affermatosi nell’ambiente internazionale tra personali e collettive, dalla Biennale di Venezia alle esposizioni di Seoul, Alfredo Maiorino concentra in Giallo camera un’esperienza artistica che vive del nesso tra le rappresentazioni pittorica e architettonica, nella plasticità che uno studio delle forme primarie tanto nell’una quanto nell’altra può rendere evidente e percettibile. Lo spazio è pensato, afferrato in un’esperienza sensoriale poliedrica, agitandosi costantemente nella bidimensionalità della materia. Nel 2015 lo Studio Trisorio aveva accolto il primo stadio della ricerca di Maiorino con la mostra Ri-Velare. Giallo camera è manifesto di un’evoluzione che affonda le sue radici nella prima esposizione presso la galleria d’arte napoletana.

Alfredo Maiorino e Giallo camera: qui e altrove

Figure geometriche dell’esattezza si piegano in uno spazio di non necessaria flessione, perse in una tridimensionalità atavica che discute vivacemente con i capisaldi del positivismo. La straordinaria tensione immersiva scaturita dall’opera è allo stesso tempo consapevolezza della distanza tra l’ici e l’ailleurs. La scelta cromatica trasmette una luminosità effimera e caduca, autentica solo in un attimo soffiato via dal suo progressivo opacizzarsi. I blocchi materici protetti nelle loro teche sono resi inscalfibili dalla rassicurante lontananza, forme perfette di un evento artistico inquieto.

Marcello Francolini, nella sua lettura critica di Giallo camera, scrive che la ricerca artistica di Alfredo Maiorino «mira a colmare quel famoso “Horror Pleni” diagnosticato come ultima malattia da quel medico dell’estetica che era Gillo Dorfles, che ammoniva la necessità di pausare, eletto a strumento di ribellione dell’uomo del Duemila». La lontananza protettiva suggerisce nella sua tensione alla perfettibilità il bisogno di sostare, inibendo la ricerca dell’esperienza per il tramite dell’oggetto artistico, di per sé considerabile l’esperito ante litteram.

Riecheggiano in questi intenti le parole di Mark Rothko, tra i massimi esponenti dell’espressionismo astratto. Le teche di Maiorino vivono in rapporto con il pittore statunitense una comunione cromatica quasi perfetta. Comparando l’esposizione delle tele di Rothko, conservate nell’ambiente permanente della Tate Modern di Londra, con le scelte adottate nel percorso narrativo dello Studio Trisorio, si rende evidente il buio delle sale del primo in contrasto con la luminosità della galleria napoletana. Se infatti le forme dell’artista statunitense pretendono un impatto visivo dal nitore lancinante della violenta contingenza, con i loro contorni in dissolvenza tra sfumature coloristiche in aperto contrasto, Alfredo Maiorino necessita della piena luce per proiettare le sue nell’eternità. Ed è lì che siamo ora anche noi.

Immagine: Studio Trisorio

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