Sullo sfondo di Umoya, a Castel Volturno, Archivio Volgare ha presentato lo scorso 24 maggio “NOLANI, FIGL’ E SURDAT”, un’esperienza immersiva e totalizzante che unisce moda, memoria storica e ricerca visiva. Tre ambiti distinti che convergono per dare vita a una narrazione capace di coinvolgere lo spettatore su più livelli.
L’evento si configura come una riflessione sul legame tra la memoria collettiva, l’identità e l’evoluzione dei linguaggi, espressa attraverso codici visivi che accostano elementi militari, simboli di fragilità e atmosfere sospese. Su questo sfondo si innesta la collezione Autunno/Inverno 26/27 firmata dal designer Carmine Nappi, caratterizzata da un racconto intenso e dall’impatto fortemente cinematografico.
| Concetto chiave | Dettagli evento e collezione |
|---|---|
| Brand e progetto | Archivio Volgare |
| Collezione presentata | Nolani, Figl’ e Surdat (A/I 26/27) |
| Location | Umoya, Castel Volturno |
| Designer | Carmine Nappi |
| Stylist | Maria Miriam Petrillo |
| Mostra fotografica | Libertà riScattata di Gaetano Altobelli |
Indice dei contenuti
Ad arricchire l’anima introspettiva della sfilata contribuisce la mostra fotografica “LIBERTÀ riSCATTATA”, firmata da Gaetano Altobelli. Il fotografo e architetto napoletano esplora, attraverso immagini di grande forza evocativa, tensioni emotive, silenzi e memoria visiva. L’esperienza complessiva è stata inoltre integrata da un pop-up store dedicato alla collezione Primavera/Estate 26, concepito come un concreto spazio d’incontro e di dialogo.
Un intreccio tra storia e identità contemporanea
La collezione “Nolani Figl’e Surdat” rappresenta un progetto di ricerca stilistica di Carmine Nappi che trae ispirazione dall’Eccidio di Nola, rielaborando la memoria di questo specifico evento storico attraverso i canoni attuali della moda. Il concept si appropria dell’immaginario militare, spogliandolo tuttavia di qualsiasi intento celebrativo per trasformarlo in un elemento puramente simbolico e narrativo.
A livello estetico, sotto la direzione della stylist Maria Miriam Petrillo, i capi reinterpretano i codici classici della divisa: volumi strutturati, tessuti tecnici e dettagli funzionali vengono espressi al di fuori del loro contesto originario per essere contaminati da influenze urbane e quotidiane. L’abbigliamento si fa così strumento per analizzare la memoria collettiva e l’identità, traducendo la storia locale in una forma espressiva accessibile e vicina alle nuove generazioni.
La visione progettuale di Archivio Volgare
Il progetto si inserisce coerentemente nella visione di Archivio Volgare, un brand che sviluppa il proprio linguaggio sul contrasto tra estetiche diverse. Esplorando il confine tra ciò che è considerato fuori norma in un contesto ma del tutto naturale in un altro, il marchio mette in dialogo elementi opposti e apparentemente inconciliabili.
In quest’ottica, il riferimento all’immaginario bellico viene volutamente capovolto. Gli elementi tipici della rappresentazione della guerra lasciano il posto a simboli antitetici, capaci di generare un contrasto visivo ed emotivo: le armi cedono la scena ai fiori, emblema universale di vita e di fragilità. Questa scelta progettuale, priva di finalità provocatorie, mira a costruire una riflessione concreta sui dualismi della condizione umana: la violenza e l’innocenza, il rapporto tra la storia e la sua reinterpretazione, la tensione tra la rigidità dei codici militari e la libertà espressiva.
L’intera collezione è stata sviluppata con un approccio consapevole e di profondo rispetto, attento a evitare qualsiasi forma di spettacolarizzazione, per trasformare un drammatico riferimento storico in un’occasione di alta espressione culturale.
Fonte immagini: Ufficio stampa.
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