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Eroica Fenice

12 anni schiavo

12 anni schiavo: Solomon has a Dream! (Recensione)

12 anni schiavo, recensione del film vincitore dell’Oscar

Il 20 febbraio 2014 è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “12 anni schiavo”, tratto dal romanzo autobiografico “12 years a slave” pubblicato nel 1853. La pellicola riporta le vicende di Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), violinista afroamericano libero che vive nella contea di Saratoga con sua moglie ed i suoi due figli. Ingannato da due falsi agenti dello spettacolo, viene catturato e venduto come schiavo in Louisiana: privato della sua identità e della sua famiglia, lavorerà per 12 anni alle dipendenze di perfidi schiavisti come Edwin Epps (Michael Fassbender).

A tre anni da “Django Unchained” di Tarantino, Steve McQueen apre di nuovo il sipario sul tema della schiavitù e lo fa con un film di rara bellezza e di forte impatto.

Raccontare dello schiavismo significa raccontare di violenza, fisica e psicologica, che non poteva e non doveva essere nascosta sullo schermo: le scene di tortura quasi impossibili da sopportare si espandono sullo schermo e rievocano a voce alta la realtà di ciò che fu. Le interpretazioni di Ejiofor e di Fassbender ( in attesa degli ambiti Oscar, ai quali sono entrambi nominati come “miglior attore protagonista” e “miglior attore non protagonista”) sono il completamento perfetto dello straordinario lavoro di McQueen . Coraggioso e vero, meno buonista di “Via col Vento”, più crudo di “Amistad”, la pellicola usa tutto il suo potere per parlare della vera condizione degli schiavi.

12 anni schiavo, un film americano

C’erano, forse, troppi film sull’America e pochi film sullo schiavismo che è seme e frutto degli States dai tempi de “La Capanna dello zio Tom” fino a Rosa Parks. Bisogna tornare indietro fino a “Il colore viola” di Steven Spielberg del 1985 (tratto dal romanzo di Alice Walker), per ritrovare sul grande schermo un’analisi profonda della condizione subalterna degli afroamericani e si devono attraversare film come “The Help”, “The Butler” e “Lincoln” per conoscere, anche solo in parte, il loro cammino verso l’emancipazione. 

Racchiudere la voglia di libertà in 133 minuti non è impresa ardua per McQueen che indugia con la macchina da presa per minuti interi su paesaggi, volti, particolari: poveri di parole, ma densi di significato. Fondamentale è l’uso che il regista fa della musica: voci piene e cariche di sofferenza intonano spirituals antichi e trascinano lo spettatore fra i campi di cotone e nelle capanne, lo aiutano a capire ed a vivere il racconto. 

Indipendentemente da quello che sarà il verdetto al Kodak Theatre, “12 anni schiavo” è un film che verrà certamente ricordato a lungo dal pubblico per le immagini nette e violente e per il coraggio del suo protagonista. Solomon vuole vivere (non sopravvivere!) e per quella vita che è un suo diritto assoluto lotterà e spererà fino all’ultima scena, fino alla fine dei suoi giorni e lo farà sentendosi sempre un uomo libero.


12 anni schiavo, dvd

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