After life (Serie tv, 2019) | Recensione

After life (Serie tv, 2019) | Recensione

After life è una serie tv britannica del 2019, ideata, prodotta e diretta da Ricky Gervais, che ne interpreta il protagonista, Tony.

After life: la trama

Attore, sceneggiatore e regista il cui talento in The Office non è passato inosservato, in After life Ricky Gervais concentra le sue capacità cinematografiche in un unico personaggio di finzione: Tony, giornalista di un quotidiano locale la cui vita tranquilla va a in pezzi dopo la morte della moglie Lisa (Kerry Godliman). Quando inizia After life, nel 2019, troviamo Tony in piena depressione, sull’orlo del suicidio e pronto a far sapere al mondo che il dolore può diventare l’arma migliore per l’umorismo. Dopo la morte della moglie, Tony si chiude in una sorta di nichilismo che gli permette di fare e dire tutto ciò che vuole e quando vuole, spesso ferendo gli altri. Non gli importa di niente, poiché morire, per lui, sarebbe un sollievo. Il suo disappunto o delusione sostituisce qualcosa di altrettanto potente, che è stato annientato. Nel caso di Tony, infatti, lo spettatore comprende il suo sarcasmo e la sua eccessiva aggressività perché sa che era un uomo innamorato, che preferiva tornare a casa il prima possibile per sedersi con sua moglie a guardare le notizie, conversare, mangiare e bere vino. Era questa la sua idea di paradiso.

Recensione della serie tv

La strategia di After Life consiste nel trasformare il dolore in un crudele malumore che Tony, eliminando ogni sorta di filtro sociale, è capace di scaricare sulle persone che incontra nel corso della sua vita. Il suo umorismo tocca, quindi, da ogni tipo di conversazione, facendola oscillare tra l’aggressione e l’acida complicità. Gervais ci dimostra, così, che è meglio l’ira che l’apatia per cercare di sopravvivere ad un dolore simile. Nella seconda stagione, il regista decide di ampliare il gioco: non sono più solo Tony e le sue interazioni, immerse in un umorismo tagliente e perfido, ma la costruzione di un universo di personaggi  che esistono anche al di là della presenza del protagonista. Ecco perché, a partire dalla seconda stagione, lo spettatore assiste a scene in cui Tony non è presente. Il punto forte non è più solo l’ingegno nella scrittura dei dialoghi e la costante tentazione del suicidio come via d’uscita di fronte a un conflitto intollerabile, ma la presenza di una un gruppo sociale di perdenti, tra i quali esiste Tony che, però, non ne rappresenta l’unico centro di gravitazione. Quello che succede, quindi, è che la serie diventa più riflessiva su ciò che il lutto implica nella vita del personaggio, spingendosi anche oltre. After Life è una vera mostra cinematografica, uno spettacolo che riesce a coniugare cinismo e dolcezza. Gli incredibili personaggi della serie tv hanno aiutato molto a rendere tutto veramente coerente: tipi smarriti in una piccola città inglese dove non succede mai niente.

Fonte dell’immagine in evidenza: Netflix

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