Sotto le fondamenta di una casa, lontano dagli sguardi di tutti, si cela un mondo minuscolo dove Arrietty e i suoi genitori vivono secondo le regole tramandate da generazioni di “prendi-in-prestito”. Loro, piccoli omini alti poco più di dieci centimetri e soprannominati “gnomi” dagli abitanti di quella casa, devono assicurarsi la propria sopravvivenza andando a caccia di oggetti dimenticati dagli esseri umani, tenendosi allo stesso tempo il più lontano possibile da essi. È così che un normalissimo giardino di una casa di campagna, abitato da numerose creature fra insetti, uccelli e un gatto paffuto, si trasforma in una vastissima giungla piena di insidie e pericoli.
| Titolo Originale | Regia | Sceneggiatura | Adattamento da | Anno |
|---|---|---|---|---|
| Kari-gurashi no Arietti | Hiromasa Yonebayashi | Hayao Miyazaki, Keiko Niwa | The Borrowers | 2010 |
Questo incantevole adattamento della saga letteraria The Borrowers di Mary Norton sugli Sgraffìgnoli, supervisionato e co-sceneggiato da Hayao Miyazaki, è stato prodotto da Studio Ghibli nel 2010 dalla regia di Hiromasa Yonebayashi (di cui si parla ancora troppo poco nell’ambito dell’animazione giapponese) e vede l’ambientazione inglese del romanzo spostarsi verso le campagne giapponesi di Kobanei, nella periferia di Tokyo.
In questo luogo poco lontano dalla capitale, ma al sicuro dal caos cittadino, viene ad abitare Sho, un ragazzo taciturno temporaneamente trasferitosi nella tranquilla casa della zia in vista di un’imminente operazione al cuore. La sua iniziale rassegnazione per l’esito di quest’ultima viene per un attimo dimenticata alla vista di Arrietty, intenta a nascondersi in un cespuglio in giardino: sarà questo il loro primo “incontro” che darà inizio a una serie di eventi che cambierà per sempre il destino dei due.
Arrietty: i dettagli come fondamenta della trama
L’impronta dello Studio Ghibli si manifesta nell’attenzione maniacale per i dettagli ambientali, punto chiave dell’intera pellicola, accompagnata da una colonna sonora celtica cantata dalla cantautrice bretone Cécile Corbel che trasmette tutta la magia del racconto e ci regala persino una versione in italiano della canzone “Arrietty’s Song”.
I dettagli in questione si palesano nei giochi di prospettiva, oltre che nella minuzia nella rappresentazione di vari oggetti e della mobilia (un esempio lampante è la scena della casa delle bambole, il cui stile ricorda vagamente quello della casa della strega Yubaba ne La città incantata), creando un’esperienza che aiuta lo spettatore a immedesimarsi ed estraniarsi da tutto il resto dell’animazione tradizionale.
È così che un ponte sospeso fatto di chiodi e una ripida salita sulle pareti di una credenza per mezzo del nastro biadesivo, non solo rivelano il forte spirito di adattamento dei piccoli personaggi ma regalano allo spettatore lo stesso senso di stupore, curiosità e persino pericolo, poiché tutto è visto attraverso la loro prospettiva: ciò che ai nostri occhi appare come un semplice animale domestico, ad esempio, si trasforma per la piccola Arrietty in un mostro da evitare a tutti i costi.

La lezione da imparare dalla natura
Oltre ai dettagli che conferiscono profondità e realismo alla trama, la pellicola presenta temi ecologisti impossibili da ignorare e che riemergono spesso in altri capolavori dello Studio Ghibli, fortemente influenzati dall’animismo tipico della cultura giapponese.
La scelta dell’ambientazione e la presenza rimarcata di elementi naturali riflettono in particolare la costante volontà dello Studio Ghibli di rappresentare, così come in Totoro e Nausicaä della valle del vento, il complesso rapporto tra uomo e natura, invitandoci a riflettere sulla possibilità di una convivenza tra essere umani e natura in completa armonia, senza il tentativo da parte dei primi di distruggerla, bensì di fondersi con essa, proprio come i piccoli prendi-in-prestito. Così si rivela la moltitudine di risorse che l’ambiente circostante ha in serbo per le creature che lo abitano, creando oggetti atti a nuovi scopi e che contribuiscono a formare un rapporto di scambio e rispetto continuo tra la natura e gli esseri viventi.
Allo stesso modo, la consuetudine (quasi una regola ferrea) di “prendere in prestito” gli oggetti dimenticati dagli esseri umani, può essere invece interpretata come un invito al riciclo e alla riscoperta di oggetti sfruttando l’inventiva, senza rinunciare alla bellezza estetica.

Dal senso di colpa al cambiamento
Schiacciato dal peso di sentirsi inutile sin da piccolo, Sho vede Arrietty come qualcosa da proteggere, un modo di riscattarsi prima di lasciare il mondo, ma le sue attenzioni ingenue e sconsiderate finiscono per metterla in pericolo. Dopo l’incidente avvenuto durante la prima “presa in prestito” di Arrietty si palesa per la famiglia la necessità di doversi trasferire il prima possibile lontano dall’amata casa. “Ci sono anche pericoli che si può evitare di sfidare”, queste sono le parole che riecheggiano nella mente dei piccoli inquilini ed è così che Homily (la madre di Arrietty) deve salutare a malincuore la finta vista mare alla finestra, consolata dalla speranza di poterlo un giorno vedere dal vivo.
Per loro fortuna Spiller, sebbene abbia un ruolo marginale, rappresenta una speranza per la famiglia. Egli è il simbolo della sopravvivenza degli altri prendi-in-prestito, una spalla su cui contare in caso di pericolo, ma soprattutto una guida che porterà Arrietty e i suoi genitori al sicuro nella nuova casa.
Anche Arrietty si ritrova a dover fare i conti con il proprio senso di colpa per aver esposto la famiglia al rischio di essere scoperta. Mossa dal senso del dovere, viene meno persino alle raccomandazioni del padre di non farsi più vedere dagli umani, superando l’indifferenza nei loro confronti e arrivando persino a coalizzarsi con Sho per liberare la madre dalle grinfie della perfida signora Haru, la domestica di casa.
Alla fine Arrietty e Sho imparano qualcosa l’una dall’altro. La prima, avventurosa ma diffidente nei confronti degli umani, scopre che di questi ci si può fidare (o almeno solo di alcuni), aprendo il proprio cuore a Sho e augurandogli buona fortuna per l’operazione, mentre questi, non più rassegnato, mostra di aver imparato una grande lezione di resilienza dalla piccola amica. Anche quando tutto sembra perduto, si può sempre ricominciare da capo; grazie ad Arrietty gli è “scaturito il coraggio di vivere”.

Fonte immagine in evidenza: locandina ufficiale del film in lingua inglese

