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Eroica Fenice

crimson peak

Crimson peak: le insane passioni

Crimson peak, la cima cremisi, porta fin dal titolo la traccia cromatica di un horror movie di estrema godibilità visiva, dalla trama semplice, ma costruita attraverso un sapiente intreccio dalla mano esperta di Guillermo del Toro (La spina del diavolo, Il labirinto del fauno), regista e co-sceneggiatore del film, che sa combinare elementi canonici del genere horror realizzando un crescendo di tensione, sublimato nell’epilogo che assume le sembianze di un’epica sfida tra bene e male. 

Crimson Peak: la trama

Edith Cushing (Mia Wasikowska: Alice in wonderland, I ragazzi stanno bene) è la figlia di un ricco uomo d’affari americano, vuole diventare scrittrice e ha una passione per le storie di fantasmi, passione riconducibile a un evento accadutole da bambina quando, nel giorno del suo funerale, la madre le apparve nelle spaventose sembianze di fantasma, per darle un avvertimento che le sarà chiaro solo anni dopo: “Guardati da Crimson peak“.
L’arrivo degli inglesi Sir Thomas Sharpe (Tom Hiddleston: The Avengers, Only lovers left alive) e della sorella Lady Lucille (Jessica Chastain: La madre, Interstellar), quattordici anni dopo, muta del tutto gli equilibri della vita privilegiata di Edith: la ragazza si innamora di Thomas, che sembra però interessato alla sola posizione sociale ed economica della giovane americana. Alla morte (violenta e sospetta) del padre, unico impedimento alla loro unione, Edith parte con i fratelli Sharpe e va a vivere nella loro casa, una dimora tanto antica che sembra avere vita propria, o forse, trattenere quella di chi ha vissuto fra quelle mura. Ancora non sa di essere a Crimson peak.
È così che Edith si ritrova prigioniera dei due fratelli, terrorizzata dai fantasmi che popolano quelle stanze e che si riveleranno poi attori di un mistero che solo grazie alle proprie capacità straordinarie sarà in grado di svelare; Edith possiede un “sesto senso” che le permette di comunicare con i fantasmi di Crimson peak e la porterà alla conoscenza della verità.

Il colore cremisi di questa cima popolata da miniere d’argilla, dove torreggia la casa cadente degli Sharpe, è solo uno dei tre nuclei cromatici che definiscono i centri emotivi della storia e i tre personaggi principali. Il rosso (crimson peak) è il tipico colore del sangue, delle passioni violente, del delitto; il nero è il lugubre colore della morte, del buio, della cecità; il bianco è la purezza, l’innocenza, ben presto sporcata dalla violenza. E queste tracce cromatiche si incontrano, si mescolano, si invertono come le emozioni indefinite che si incrociano nell’animo umano, come le passioni eccessive che si alternano fra gli abitanti della casa e li spingono ad azioni e pensieri inumani.
Nulla è definito o definibile, le apparenze sono ingannevoli e ogni passione ha dei limiti da infrangere; eppure alla fine ogni cosa trova la propria giustificazione e si ricompone: il male causato nasce dal male subìto, il bene deve trionfare, ma è forse più inumano della crudeltà perpetrata quando le uniche cose che si sono conosciute fin da bambini sono la costrizione e la violenza, e l’amore diventa solo un’ennesima forma di deviazione.
Gli spaventosi fantasmi di Crimson peak sono creature positive, non raro nel genere, la cui presenza agevola il compito di salvezza della protagonista, catalizzando le forze tragiche che trascinano i fratelli Sharpe verso la rovina.

Estremamente interessante è poi la casa che, se al piano terra sprofonda nella melma cremisi d’argilla, inghiottita lentamente dal sottosuolo, all’opposto mostra l’assenza del tetto e un continuo precipitare di foglie secche e neve, simulacri per opposizione della tipica leggerezza ed evanescenza dei fantasmi, che qui, visibili alla sola Edith, sono invece creature consistenti, pesanti. Tutto sprofonda a Crimson peak, tutto è trascinato verso la rovina.
Uno scontro cruento fra le due donne deciderà, solo alla fine, le sorti della casa e della giovane Edith.

Guillermo del Toro, distaccatosi dagli horror/fantasy che stigmatizzano la sua carriera registica, ha realizzato con Crimson peak un’evoluzione e, insieme, un affrancamento dal passato.

La componente horror del metafisico inspiegabile è ben presente, come un elemento naturale della vita quotidiana, mentre si snellisce, fino quasi a scomparire sullo sfondo, il motivo storico a giustificazione della creazione di un mondo vivo e parallelo a quello percepito come reale. È la stessa percezione della realtà, in effetti, a essere rivalutata: Edith vede i fantasmi, è un dato di fatto, il pubblico lo accetta ancora prima che lei stessa sia in grado di farlo, e questa consapevolezza la accompagna fino a diventare la sua arma più potente, l’unica in grado di farla sopravvivere a Crimson peak.
Un bravo Tom Hiddleston è posto in penombra per la presenza di due grandi nomi femminili. La recitazione della Wasikowska non si distacca sostanzialmente dai suoi mediocri risultati precedenti, la sua particolarità resta una tenace forza d’impassibilità che fa da contrappeso alla duttile espressività della Chastain: il duello finale, tutto al femminile, pone a confronto la forza tragica di un amore malato, la sopraffazione dell’irrazionale, e il distacco dalle passioni, un disinteresse del sentimento, la lucida razionalità.
In realtà, è ben chiaro fin dall’inizio, tutto ciò che interessava Edith erano nient’altro che le storie di fantasmi.

Martina Salvai

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