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Eroica Fenice

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Femen – l’Ucraina non è in vendita di K. Green : “women generation”

 

“Le attiviste “Femen” protestano contro il patriarcato ed ogni altra forma di violenza contro i diritti delle donne. Nulla può fermarle: la loro missione è protestare, le loro armi sono gli slogan urlati e scritti sui seni nudi, come Ukraine is not a Borothel – L’Ucraina non è un bordello”.

Chi sono le ragazze attiviste del movimento Femen? Quante sono? E, soprattutto, cosa vogliono ottenere dalla società? A queste domande e molte altre ancora, prova a rispondere la regista Kitty Green, una documentarista alle prese con la sua opera prima per il grande schermo. Un documentario illuminante sull’universo sconosciuto di un movimento post femminista, radicale e anticonformista che, in appena sei anni di vita dalla data della sua fondazione, ha creato scompiglio e disagio nell’opinione pubblica mondiale con i continui blitz provocatori di ragazze coronate da fiori a torso nudo, abilmente sfuggenti alle forze dell’ordine, escogitando arrampicate sui muri e fughe fulminee suscitando pertanto l’attenzione dei media.        www.eroicafenice.com

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Femen – l’Ucraina non è in vendita di K. Green è un docufilm che indaga sul controverso e chiacchierato movimento di protesta fondato da Anna Hutsol (nel 2008) e sostenuto da Sasha, Irina, Oksana Inna ed altre 300 ragazze tra i 18 e i 20 anni (secondo le stime), sparse in in almeno dieci sedi in tutto il mondo. Il loro quartiere generale non è più presente in Ucraina, da dove sono fuggite dopo le minacce della polizia locale, ma a Parigi. Nella capitale francese, mediante un collettivo, riescono ad autogestirsi attraverso donazioni raccolte con le vendite sul loro sito internet, anche se sono state bandite da Facebook per le molteplici pubblicazioni di foto in topless. La situazione è paradossale se pensiamo alle centinaia di pubblicazioni delle loro foto sul sito ANSA in cui mettono in evidenza, oltre ai loro seni dipinti e scoperti, la loro onda di protesta inarrestabile che dilaga in tutto il mondo (a Kiev, Odessa, Dnipropetrovsk, Zaporizhia, Milano, Londra, Vienna, Istambul, Parigi, Roma, Venezia). In tantissime città le loro manifestazioni periodicamente subiscono una dura repressione da parte delle forze dell’ordine, i loro nemici giurati sono il russo Putin, il bielorusso Lukasenko e il loro comune amico Silvio Berlusconi, infatti, in occasione della sua caduta, hanno cantato “Berlo ciao” sul motivo di “Bella ciao”.

L’impavida filmaker K. Green (che affonda le radici in Ucraina) con la sua opera documentarista “Femen – l’Ucraina non è in vendita”, tenta di fare luce su ciò che c’è dietro il movimento rivoluzionario, tra giuste cause e contraddizioni rivelate nelle interviste con trasparenza e onestà, dando una visione più chiara sulle vite private di queste ragazze e sul loro pensiero, la Hutsol, economista con un background teatrale nata nell’84 in Russia da una famiglia ucraina afferma: “Mi sono resa conto che il femminismo tradizionale qui in Ucraina non avrebbe attecchito, né con le donne né con la stampa, né tanto meno con la società. E allora perché non adattare il femminismo al modello ucraino? L’organizzazione pianifica di diventare il più grande ed influente movimento femminista in Europa entro il 2017, una vera rivoluzione femminista per ricostruire l’immagine dell’Ucraina all’estero da meta del turismo sessuale a paese democratico”. E ancora “La protesta a seni nudi è probabilmente la più forte e efficace forma di ribellione non violenta che possa attirare attenzione”; “non nascondiamo i nostri corpi, né i nostri volti, non è una performance di Body Art ma un atto di coraggio, noi ci confrontiamo con i nemici faccia a faccia, guardandoli negli occhi, dobbiamo essere fisicamente ben preparate per farlo”.

 

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Tuttavia dalle interviste dirette da K. Green emergono aspetti contraddittori, e, dietro queste splendide ragazze dell’est dagli occhi di ghiaccio e dalla indomita tenacia, si nasconde una organizzazione non violenta di giovani donne lontane dal modello femminista di tipo occidentale con alle spalle violenze psicologiche e fisiche subite nel loro paese. Queste impavide guerriere tentano in tutti i modi di denunciare il reato penale di sfruttamento della prostituzione: il 73% delle donne al di sotto dei 23 anni, infatti, accetta l’idea di rapporti sessuali a pagamento con stranieri, mentre gli uomini ucraini, delusi e insoddisfatti, spesso si danno alla vodka abbandonando le loro famiglie. Tutto questo avviene in un paese dove una politica assolutistica, atea e dittatoriale, ha solo inasprito gli animi di tante donne che spesso si ritrovano costrette ad abbandonare il loro paese per garantirsi un futuro o garantirlo ai loro figli contrapponendo una visione patriarcale ad una mentalità matriarcale dove tutto regna e comanda al femminile.

In occasione della “70° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia” Femen – l’Ucraina non è in vendita di K. Green è stato presentato tra i docufilm fuori concorso, la distribuzione in Italia per la “I Wonder Pictures” è prevista per il 12 Giugno, in un evento unico nei cinema UCI. “La lotta delle Femen è una protesta politica difficile da fermare”.

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