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Film tratti dai videogiochi: perché adattarli è quasi impossibile?

film tratti dai videogiochi

Adattare un videogioco non significa necessariamente trasferirne la trama da un linguaggio all’altro. Per questo i film tratti dai videogiochi sono interessanti anche quando non convincono del tutto: mostrano cosa accade quando un’esperienza interattiva deve trasformarsi in un racconto destinato al grande schermo e al box office.

Un videogioco, prodotto dell’industria videoludica, è fatto di meccaniche, mondi, personaggi, gesti ripetuti e memoria del giocatore. Il cinema, invece, trattandosi di un adattamento cinematografico tipicamente in live action o in CGI, ha bisogno di corpi, scene, ritmo e di una trama capace di svilupparsi in un tempo decisamente più breve. In questo articolo analizziamo cinque film tratti dai videogiochi che dimostrano perché realizzarne una valida trasposizione sia ancora un’impresa quasi impossibile all’interno della pop culture odierna.

Titolo del Film Anno di Uscita Videogioco di Origine Cast Principale
Super Mario Bros. 1993 Super Mario Bros. Bob Hoskins, Dennis Hopper
Doom 2005 Doom Karl Urban, Dwayne Johnson
Sonic – Il film 2020 Sonic the Hedgehog Jim Carrey
Five Nights at Freddy’s 2023 Five Nights at Freddy’s Josh Hutcherson (Cast Corale)
A Minecraft Movie 2025 Minecraft Jason Momoa, Jack Black

Film tratti dai videogiochi: Super Mario Bros. (1993)

Non parliamo di The Super Mario Bros. Movie del 2023 né del suo seguito, The Super Mario Galaxy Movie. Il primo grande esperimento tra i film tratti dai videogiochi resta Super Mario Bros. del 1993, quello con Bob Hoskins e Dennis Hopper. Il videogioco originale del 1985 e i suoi seguiti (sviluppati da Nintendo) possedevano icone potentissime, ma quasi nessuna trama da adattare: due idraulici italiani, una principessa, funghi, tubi, tartarughe e mondi colorati.

Il film sceglie la strada più rischiosa: trasformare il Regno dei Funghi in una metropoli cupa e distopica, appartenente a un universo parallelo nel quale i dinosauri si sono evoluti fino a diventare creature intelligenti simili agli esseri umani. Dinosauri evoluti, situazioni goliardiche e personaggi grotteschi si muovono così all’interno di scenografie ancora più bizzarre. Anche la scelta di Bob Hoskins sembra voler sfruttare un attore che aveva già funzionato in un mondo fantastico e sopra le righe come quello di Chi ha incastrato Roger Rabbit. Il problema, però, resta una trama che procede quasi alla cieca, perdendo gran parte di ciò che rendeva riconoscibile il videogioco.

Guardandolo si ha l’impressione (e sarà una caratteristica comune a molti titoli di questa lista) che la stessa sceneggiatura avrebbe potuto funzionare con quasi qualsiasi personaggio o franchise. Una ragazza viene rapita in un’altra dimensione e due improbabili eroi devono salvarla da un tiranno circondato da assistenti che non brillano esattamente per intelligenza. Cambiando i nomi, di Mario resterebbe davvero molto poco.

Doom (2005): il primo film tratto da uno sparatutto in prima persona

Doom mostra subito uno dei problemi più comuni di questi adattamenti: non basta prendere il titolo e i mostri di un videogioco per trasferirne anche l’esperienza. Il film arriva dopo Doom 3 e sembra guardare soprattutto a quel capitolo, con la sua atmosfera horror e claustrofobica, più che agli sparatutto degli anni Novanta. Il risultato è un action-horror piuttosto generico e anonimo, a metà tra Alien, uno zombie movie e un film militare, con sparatorie, creature vagamente ispirate al gioco e una trama non sempre chiarissima.

Il cast comprende Karl Urban, Rosamund Pike e Dwayne Johnson, meglio conosciuto come The Rock. Proprio la presenza di quest’ultimo rischia però di confondere lo spettatore: il suo carisma finisce per spostare l’attenzione più sulla star che sull’identità del blockbuster basato su Doom.

Il film presenta una sola sequenza in prima persona, lunga pochi minuti, che resta anche il momento più efficace perché ricorda finalmente da dove arriva tutto: da uno sparatutto in soggettiva. Il paradosso è che Doom sembra davvero Doom soltanto quando, per un attimo, smette di comportarsi come un film tradizionale.

Film tratti dai videogiochi: A Minecraft Movie (2025)

A Minecraft Movie è forse il caso più evidente: ancora più del già citato Super Mario Bros. del 1993, non esisteva una vera trama da adattare. Minecraft è prima di tutto un mondo nel quale i giocatori entrano, costruiscono e inventano le proprie storie. È fatto di:

  • blocchi;
  • materiali;
  • creature;
  • fabbricazione di oggetti;
  • costruzione e distruzione.

Il film del regista Jared Hess sceglie quindi la strada più pratica: inserisce nel cast Jason Momoa e Jack Black, prende una struttura d’avventura già collaudata (simile a quella utilizzata nei più recenti film di Jumanji, nei quali compare lo stesso Jack Black) e la riempie con l’immaginario del videogioco. Un portale, un gruppo improbabile, una missione, qualche battuta, un pericolo da affrontare e infine il ritorno a casa.

È proprio questa furbizia a farlo funzionare: il film non prova a riprodurre il modo in cui si gioca a Minecraft, ma punta sulla riconoscibilità del suo mondo.

Sonic – Il film (2020)

Con Sonic il problema non è tanto la trama, quanto la mascotte. Sonic (icona storica della Sega) è una figura immediatamente riconoscibile: blu, velocissimo e molto più vicino al cartone animato che a un corpo reale. Portarlo in un film dal vivo senza snaturarlo significava trovare un compromesso. La soluzione è una tecnica mista che inserisce il personaggio digitale all’interno di una commedia d’avventura con attori in carne e ossa, trasformandolo in un elemento alieno che finisce, spaesato, nel nostro mondo.

Tra i film tratti dai videogiochi di maggior successo commerciale, Sonic – Il film funziona perché non prova ad adattare ogni elemento del gioco. Conserva il protagonista, il suo carattere e il suo antagonista Dr. Robotnik (interpretato magistralmente da Jim Carrey) e costruisce attorno a loro un mondo cinematografico abbastanza elastico da contenerli.

https://www.youtube.com/watch?v=szby7ZHLnkA

Five Nights at Freddy’s (2023)

Five Nights at Freddy’s è un franchise videoludico dalla trama frammentata, stratificata e ricostruita nel tempo anche grazie al lavoro dei fan. Nei suoi numerosi capitoli, il giocatore deve generalmente sorvegliare animatronic inquietanti attraverso alcune telecamere, aspettando che qualcosa si muova e cercando di non essere ucciso.

Il film capisce però che non può limitarsi a riprodurre questa meccanica per tutta la sua durata. Recupera quindi i personaggi, gli animatronic, l’ambientazione e il fascino disturbante della pizzeria abbandonata, costruendo intorno a questi elementi una trama più tradizionale, a metà tra thriller e horror. Alcuni passaggi restano fedeli alla storia del gioco, mentre altri vengono modificati o inventati per adattarsi al racconto cinematografico.

È una scelta intelligente: il film non prova a riprodurre soltanto i sobbalzi improvvisi, ma cerca di conservare soprattutto l’ansia dell’osservare qualcosa sapendo che, prima o poi, si muoverà.

Film tratti dai videogiochi: quando è che funzionano?

Potremmo citare decine di altri esempi. Silent Hill e i primi film di Resident Evil prendono personaggi, creature e ambientazioni riconoscibili per costruire storie in gran parte originali. I due Tomb Raider del 2001 e del 2003 vivono di rendita soprattutto grazie alla presenza di Angelina Jolie, mentre i vari Mortal Kombat puntano direttamente su combattimenti, personaggi e mosse speciali.

Questi titoli, insieme ai cinque casi analizzati, mostrano che un buon adattamento non nasce dalla fedeltà assoluta, ma dalla capacità di capire cosa vada davvero salvato. Il punto non è copiare il videogioco, ma individuare quale parte della sua esperienza possa diventare cinema e quanta libertà sia necessario prendersi. È proprio su questo equilibrio che ogni adattamento si gioca la partita.

Immagine generata con intelligenza artificiale tramite ChatGPT

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