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Eroica Fenice

Alessandra Langella Gomorra

Alessandra Langella, intervista alla Nina di Gomorra

Alessandra Langella, foto e intervista

 

Lunghi capelli scuri, unghie curatissime e tatuaggi ben in vista: Alessandra Langella ci accoglie sull’uscio di casa sua e ci invita a sedere, condividendo con noi i frammenti del suo mondo tanto interessante quanto controverso. Tra una confessione e una risata, una sigaretta e una stretta di mano, la Nina della serie “Gomorra” ci lascia penetrare il suo universo fatto di sacrifici e lacrime che hanno il sapore della discriminazione e della sofferenza. Lascia cadere le sue armature, spezza le corazze che indossa giornalmente e si lascia ad andare ad un’intervista che si tramuta quasi in una chiacchierata tra vecchi amici. Le parole si rincorrono e disegnano il profilo di una donna che ha dovuto digrignare i denti per essere se stessa, che ha dovuto pagare col sangue la straordinaria bellezza di sentirsi finalmente conforme all’ideale che ha sempre cullato, perché come dice la transessuale Agrado nel film di Almodòvar “Tutto su mia Madre”, “una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sempre sognato di se stessa“. La Nina di Gomorra è una donna viva, fatta di carne e sangue, e in quest’intervista abbiamo cercato di cogliere appieno l’essenza di Nina e Alessandra, due facce della stessa medaglia che non smettono mai di dialogare e di fondersi l’una nell’altra.

Alessandra Langella e Nina di Gomorra: due facce della stessa medaglia che si scindono l’una nell’altra

Alessandra, ti abbiamo vista indossare i panni di Nina in Gomorra, l’unica che riesce a disintegrare e sfaldare la corazza dello spietato don Salvatore Conte. Tu hai fatto della recitazione la tua stessa vita, quanto c’è di Alessandra Langella nella Nina di Gomorra? Chi è Alessandra Langella e come ha preso coscienza di essere, appunto, Alessandra?

In Nina di Gomorra c’è davvero molto di Alessandra Langella: Nina è una ragazza transessuale che per affrontare le spese economiche fa la cantante, mentre Alessandra fa la parrucchiera. Nina ha fatto innamorare il boss Salvatore Conte, che poi viene ucciso: ciò fa capire che un boss non deve avere tentazioni, non può concedersi neppure una storia d’amore perché deve svolgere il suo lavoro.  Io ho capito di essere Alessandra sin da bambino, ho sempre amato i vestiti da donna, ho sempre misurato i vestiti di mia sorella e comprato le bambole, mi piaceva tanto anche il trucco. Pensa che una volta, quando avevo circa cinque o sei anni, io e mia mamma abbiamo litigato perché io a Carnevale volevo vestirmi da strega mentre lei voleva che io mi vestissi da Dragon Ball: alla fine vinse lei.

Raccontaci qualcosa della tua vita prima di diventare Alessandra e del rapporto con la tua famiglia.

Io prima mi chiamavo Fabrizio. Ero praticamente identico ad ora, ero magrissimo, addirittura le persone erano convinte io fossi una donna, che stavo diventando uomo, per quanto ero femminile. Tutti pensavano che io fossi una lesbica. Ho avuto pochissima barba e ho sempre avuto il tatuaggio delle sopracciglia perché mi piaceva un sacco. Per quanto riguarda il rapporto con la famiglia, è stato davvero difficile per loro accettare la mia omosessualità. Ho perso mia sorella gemella di tumore all’età quindici anni, poco dopo essermi dichiarato. Lei si chiamava Alessandra, e ho scelto di chiamarmi come lei proprio in suo onore. Mia madre all’inizio non voleva accettare la mia natura perché tutti sono portati a collegare i transessuali alla prostituzione, inoltre immaginava che ci volessero tantissimi soldi per effettuare la metamorfosi, mentre invece compiendo innumerevoli sacrifici e lavorando ce l’ho fatta. Io sono sempre stata una patita della moda, pensa che quando sono depressa mi basta fare shopping per tornare a stare bene. Spendevo tutti i miei risparmi in vestiti, mi vergogno anche a dirlo, ma prima ero molto materialista, non uscivo senza avere il paio di scarpe da trecento euro, perché ero molto insicura: era un modo di camuffare le mie fragilità e credevo che in questo modo le persone mi avrebbero finalmente accettata. Da ragazzino ho anche provato a stare superficialmente con una donna, dai tredici ai quattordici anni, ma andavo a casa sua soltanto perché mi piaceva tantissimo il fratello. È stata una relazione da bambini, non sono mai arrivato a stare seriamente con una donna, non ce l’ho fatta, mentre invece dagli uomini ero proprio attratta.

Come sei arrivata a recitare in Gomorra? Chi ti ha contattata e ingaggiata per vestire i panni di Nina?

È doveroso citare Daniela Lourdes, che fa parte dell’ Arcigay di Napoli: lei però sapeva di me solo tramite Facebook, perché noi nell’ambiente ci conosciamo un po’ tutti. Lei si occupa spesso di casting per ragazze e un giorno mi chiamò, presentandosi e chiedendomi se mi facesse piacere fare un provino. Feci il primo provino senza sapere neppure che si trattasse di “Gomorra”, me lo dissero soltanto alla fine. Quando feci il secondo provino, già mi accorsi che mi avrebbero scelta, perché quando entrai, due cameramen fecero a bassa voce “È lei, è lei!”

Credi che il fatto che Nina in Gomorra stia con un boss così spietato abbia contribuito a migliorare o a peggiorare la concezione che l’immaginario collettivo ha dei transessuali, essendo Gomorra una serie capace di fare molta presa sulla massa?

Alla fine Gomorra è cinema, è finzione. Io credo che abbia solo mandato un messaggio alla comunità, ossia che anche noi persone transessuali abbiamo un cuore, siamo persone normalissime, e anche un boss spietato come Salvatore Conte si innamora di una transessuale, proprio per far capire che noi non siamo diverse. È anche un modo per far capire come ci si sente a vivere la condizione di transessuali.

Le lacrime di Nina e di Alessandra Langella: non finzione, ma sofferenza reale

Nina si ritrova a vivere la sua storia d’amore all’ombra, sopportando che Conte si mostri addirittura con un’altra donna che funge da copertura, pur di non tradire la sua facciata da boss mascolino e tutto d’un pezzo. Ti è mai capitato nella vita reale di dover sopportare le condizioni e le restrizioni di chi magari aveva paura di mettere in discussione la propria “virilità” e non voleva mostrarsi alla luce del sole?

Sì, io col mio fidanzato mi sono dovuta nascondere i primi tempi, perché lui è sposato e ha un figlio. Quando li ha lasciati entrambi, il bambino aveva appena compiuto un mese e all’inizio abbiamo vissuto all’ombra, però io sono fermamente convinta che l’amore trionfa su tutto, e proprio grazie al sentimento che ci lega abbiamo superato ogni difficoltà e siamo usciti allo scoperto. Ho iniziato anche ad andare a mangiare a casa sua con la famiglia e a mostrarmi in giro con lui. Nel frattempo lui però ha continuato a fare il padre, com’è giusto che sia, però con lei non voleva starci più. Lui voleva me, lui voleva stare con me. Ovviamente io capisco le sue esitazioni, è comunque un ragazzo del quartiere, all’inizio ho sofferto tanto, ma poi grazie all’intensità del nostro legame siamo riusciti a superare tutto insieme. Mi faceva male, mi dispiaceva stare in ombra, poi piano piano è cambiato tutto.

Nina si trova ad essere oggetto di dileggio e finisce per essere vittima dell’ignoranza altrui, come mostra una delle scene clou della terza puntata della serie, quella nel ristorante. Le lacrime di Nina erano le stesse lacrime di Alessandra Langella? Cosa ti hanno insegnato quelle lacrime e che tipo di consapevolezza è scaturita da esse?

Quella scena al ristorante l’ho vissuta parecchie volte anche per strada, con la differenza che nel film ero lucida e consapevole. Sono molto contenta di averla girata, perché è la scena principale, fa capire a tutte le persone ignoranti, e soprattutto alle persone intelligenti, come ci si sente ad essere discriminate. Non è giusto, non è giusto che una persona venga discriminata per come è esteticamente, noi siamo normali, come tutte, forse noi amiamo anche più degli altri perché noi soffriamo per diventare ciò che siamo, subiamo parecchi trattamenti, proviamo dolori fisici, compiamo sacrifici, e quindi quella scena fa capire che dopo tutti questi sacrifici, alla fine arriva sempre l’ignorante di turno che si vuole prendere gioco di noi. Se dovessi viverla ora una situazione del genere, la vivrei con molta più forza, perché ho capito che nessuno è in grado di offendermi, non è giusto dare il potere ad un’altra persona di sminuirmi solo per soddisfare la sua cattiveria.
Dopo la scena clou della terza puntata, Regina, che si occupa della scrittura delle puntate, mi ha fatto i complimenti piangendo, perché aveva scritto la puntata un anno fa senza mai capirne davvero il senso, e a sua detta, io sono riuscita davvero ad incarnare l’essenza di tutto ciò.  L’attore che mi ha insultata, O’Mulatt, dopo avermi presa in giro nella finzione della scena, mi ha addirittura chiesto scusa e mi ha invitata a cena: è una bravissima persona.

Perché solo una figura come Nina riesce a piegare Conte? L’amore riesce davvero a travalicare tutte le differenze e tutti i muri, più o meno insormontabili?

Sì. Credo che sia vero. Sono fermamente convinta che l’amore vinca davvero su tutto.

Quali sono state le conseguenze nella tua vita dopo la messa in onda della terza puntata della serie?

Adesso mi conoscono un po’ tutti, ed è bellissimo, spero di essere riuscita a lanciare un messaggio forte a tutte  le persone come me o addirittura a qualcuno che si trova ancora all’inizio del percorso: io invito loro ad andare sempre avanti, come c’è riuscita Alessandra Langella ci può riuscire chiunque. Non è giusto essere infelici e frustrati e non realizzare i propri sogni per colpa delle altre persone.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Gomorra è stata solo una parentesi o hai intenzione di continuare ancora su questa strada?

Dopo la mia apparizione nella serie ho cominciato la scuola di cinema che frequento a Napoli, in Piazza Amedeo. Spero tanto che si aprano nuove porte, mi farebbe molto piacere intraprendere questa carriera e continuare sulla stessa strada.

Grazie, Alessandra Langella!

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