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Eroica Fenice

Hardcore di Ilya Naishuller

Hardcore! Il cinema in prima persona secondo Ilya Naishuller

Hardcore!, oltre a essere un titolo, è un’esclamazione. Oltre a essere un film, è un esperimento.

Come quello condotto su Henry (Andrei Dementiev), ex umano che viene sottoposto a un’operazione sperimentale di sostituzione di parti delle sue membra (perse in un misterioso incidente) con arti robotici super-funzionali.
Risvegliatosi dall’operazione, Henry non ricorda nulla del suo passato: un’amorevole ragazza, Estelle (Haley Bennett) la stessa che sembra averlo salvato, gli rivela di essere sua moglie, e lo conduce presso due colleghi per ultimare il lavoro compiuto sul corpo dell’uomo quando un inquietante sosia di Kurt Cobain dagli occhi di serpente (Akan, alias Danila Kozlovsky) irrompe nello studio costringendoli alla fuga.
Da quel momento, Henry si trova costretto a fuggire dai suoi misteriosi inseguitori, difendendosi da numerosissimi e agguerriti nemici e andando alla ricerca di qualcosa che non è chiara neanche a lui, figuriamoci allo spettatore. Lo sfondo, è quello di una Russia inedita.

In Hardcore, l’adrenalina scorre a fiotti

come il sangue di chiunque ostacoli l’operato del protagonista. Come in un perfetto videogioco, è tutto un appropriarsi di armi varie e distruggere chiunque ci si piazzi dinanzi. Affezionati giocatori di “Call of Duty” o “Battlefield” non riusciranno a non riconoscere in questo film il pattern tipico dei citati videogames, in cui si susseguono una serie di missioni da compiere intervallate da atti di violenza decisamente splatter, senza dare un attimo di tregua al giocatore o, nel nostro caso, allo spettatore, ipnotizzandolo dinanzi allo schermo.

Il sistema nervoso simpatico non smette un attimo di lavorare, durante la visione di “Hardcore!” (“Hardcore Henry”, questa la versione originale del titolo e questo il trailer), dato l’estremo dinamismo del film, ma soprattutto a causa della visione in prima persona che non ci permette di anticipare alcun evento rendendoci, piuttosto, vittime a nostra volta delle spiacevoli sorprese in cui incappa Henry.

Il regista di Hardcore, Ilya Naishuller, riesce nell’impresa cinematografica che già da un po’ di tempo ci si aspettava

con l’aiuto di una GoPro con la quale ha registrato l’intero film. Interessante il fatto che, per la realizzazione del film, egli abbia scelto la strada della raccolta fondi su Indiegogo. Il costo complessivo della pellicola è stato di dieci milioni di dollari. Eppure i finanziamenti sono arrivati abbondantemente, probabilmente grazie anche al fatto che un precedente lavoro di Naishuller, un cortometraggio del 2013 intitolato Biting Elbows: Bad Motherfucker realizzato a partire dallo stesso concept, era già stato conosciuto e apprezzato dal pubblico.

“Siamo in una fase in cui cinema e tecnologia usurpano energia a vicenda. I giovani registi preferiscono allontanarsi dai classici strumenti narrativi e scegliere formule più innovative. Il cinema di genere, soprattutto l’action, ha sempre tentato di immergere il pubblico nello spettacolo; adesso, attraverso gli occhi del cyborg Henry, tutti possono abbattere quel muro”, queste parole del regista intervistato per Wired.

In “Hardcore!”, Naishuller unisce all’ultra-violenza una nota comica, science fiction e robotica.

Ciò su cui però si deve lavorare, se il tentativo vuole essere ripetuto, è la cura delle trame e delle sceneggiature. Non vi è alcuno spessore né della storia né dei personaggi, nonostante l’idea originalissima che sta alla base del personaggio di Jimmi (Sharlto Copley), amico di Henry, la cui descrizione alquanto sfaccettata costituisce un’eccezione, eppure non abbastanza compensatoria. Del cattivo non si specificano molto bene i poteri, i buoni non si sa da dove saltino fuori e in quale categoria morale possano essere collocati.

Rimane per l’intera durata del film l’attesa magica della curiosità: l’aspetto di Henry verrà infine palesato? Riusciremo a immedesimarci anche nell’immagine del suo volto e del suo corpo?

Notevoli le dinamiche create con l’utilizzo di brani rock movimentati durante le numerose scene di lotta e fuga, fino a una meravigliosa “Don’t stop me now” che fa da sottofondo allo scontro finale fatto di cazzotti e inseguimenti.

Come tutto il resto, anche le ultime scene sono esilaranti e su di giri. Se tematicamente “Hardcore!” è un’opera carente, l’idea di Naishuller merita sicuramente un plauso e un ulteriore approfondimento.