I colori dell’anima, il film di Naoko Yamada | Recensione

I colori dell'anima | Recensione

I colori dell’anima – The Colors Within (titolo originale きみの色, Kimi no iro) è l’ultimo film della regista giapponese Naoko Yamada, nota soprattutto per aver diretto la serie anime K-On! e il film La forma della voce – A Silent Voice. Questa volta Naoko Yamada collabora con la casa di produzione Science Saru (Devilman Crybaby, Heike Monogatari, DanDaDan) e con la sceneggiatrice e fumettista Reiko Yoshida (Tokyo Mew Mew) per realizzare un film che arriva al cuore degli spettatori attraverso la sua semplicità e delicatezza. 
I colori dell’anima è uscito in Giappone il 30 agosto 2024 ed è arrivato nelle sale cinematografiche italiane a febbraio del 2025, distribuito da Anime Factory. 

Un viaggio tra musica e crescita personale

Totsuko Higurashi è una giovane che frequenta un collegio cattolico per ragazze e ha un “dono” speciale: riesce a percepire i colori delle anime delle persone, eppure non è ancora riuscita a vedere il suo colore. Inoltre, ha deciso di tenere questa sua particolarità un segreto per non apparire strana agli occhi degli altri. Nel collegio c’è un’altra studentessa, Kimi Sakunaga, il cui colore affascina particolarmente la giovane Totsuko. Quando Kimi lascia improvvisamente il collegio, Totsuko la cerca in giro per la città, trovandola finalmente in un negozio di libri e vinili usati. Nel negozio uno studente appassionato di musica, Rui, si presenta alle due ragazze: i tre decidono di formare una band. Il percorso che intraprenderanno sarà un percorso di crescita non solo come musicisti, ma anche come persone, in cui impareranno ad aprire i loro cuori agli altri. Riuscirà Totsuko a trovare il colore della sua anima? 

I colori dell’anima: storia, colonna sonora ed estetica

I colori dell’anima è un film che colpisce per la dolcezza e la leggerezza con cui racconta i conflitti interni dei protagonisti: nessun cattivo ad ostacolarli, le uniche antagoniste di questa storia sono la paura e l’incertezza. Per quanto la sinestesia di Totsuko sia il motore della storia, questa condizione neuro-percettiva non è esattamente affrontata in modo scientifico nel film, sembra perlopiù che la sinestesia sia uno strumento per parlare in modo metaforico delle personalità dei personaggi coinvolti nella storia.  
La colonna sonora è stata realizzata dal compositore Kensuke Ushio, che tramuta impeccabilmente l’individualità di ogni protagonista in musica, permettendo alle emozioni dello spettatore di accordarsi a quelle di Totsuko, Kimi e Rui senza che queste siano espresse a parole. 
Anche sull’aspetto estetico I colori dell’anima non delude: l’animazione è delicata e dettagliata, e sono proprio i piccoli dettagli a conferire intensità ad ogni singolo gesto, che sia il modo di camminare spensierato di Totsuko o la sensibilità di Rui nel suonare il theremin. Eppure, secondo qualcuno un film il cui titolo contiene la parola “colori” avrebbe fatto meglio ad essere un po’ più saturato: le tinte predominanti sono quelle pastello, perciò la color palette può risultare “sbiadita”. 
Un’altra critica che è stata fatta da alcuni spettatori è che alcuni conflitti sono solo implicitamente risolti: sarebbe stato bello vederli effettivamente conclusi. Nonostante ciò, c’è anche chi pensa che non tutte le trame debbano essere esplicite e che sia necessario lasciare allo spettatore spazio per l’immaginazione. 

La pellicola si conclude con una scritta bianca “See you su sfondo nero: un possibile indizio per un sequel? 
Per chi volesse vedere I colori dell’anima – The Colors Within, è ora disponibile (per noleggio o acquisto) su Prime Video. 

Fonte immagine in evidenza: Anime Factory Italia 

 
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