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Eroica Fenice

Pablo Larraìn

Jackie di Pablo Larraìn: il dolore e la finzione della Kennedy

Pablo Larraìn, con il suo delicato Jackie, attualmente nelle sale cinematografiche, racconta le ore immediatamente successive alla morte di Kennedy. La particolarità sta nel fatto che la storia è raccontata dal punto di vista di Jacqueline Kennedy, la first lady, e quindi lo spettatore guarderà attraverso i suoi occhi lo svolgimento dei fatti accaduti durante le ore appena dopo l’attentato, e nei giorni successivi.

La stratificazione dei piani temporali in Jackie

Il film è composto da una stratificazione di vari piani temporali. Oltre a quello principale in cui si racconta il momento dell’attentato e quelli successivi, vi è un piano temporale che riguarda il momento dell’intervista attraverso la quale Jackie racconterà i fatti accaduti. Un piano temporale di particolare interesse è, poi, quello costituito dalla trasmissione televisiva in cui Jackie presenta ai cittadini la Casa Bianca, raccontando la storia degli arredamenti e mostrando le modifiche che essa aveva subito. Si tratta sicuramente di un modo per rendere più familiare il palazzo del presidente, che ai cittadini appariva lontano ed inaccessibile.

Jackie e la finzione

Jackie, interpretata da una magistrale Natalie Portman, è il fulcro di tutto il film, che si basa sulla resa della sua forza interiore, del suo modo di affrontare il lutto e le responsabilità che le si riversano addosso insieme a tutta l’attenzione dovuta all’accaduto.
La donna accosta spesso la figura del marito a quella di Lincoln, un altro presidente assassinato durante il proprio mandato. Trova rassicurante avvicinare le due immagini, in quanto nutre profonda stima per Lincoln e pensa in tal modo di accreditare anche l’immagine di Kennedy. Tuttavia è lei stessa consapevole che l’eccessiva insistenza in tal senso è solo frutto di finzione come, del resto, molto di ciò che fa parte del mondo di cui è circondata. Emblematica l’immagine in cui, proprio mentre sta fumando, dice al giornalista al quale sta concedendo un’intervista che lei non fuma. È tutto concordato come se si trattasse di una messa in scena. Jackie sa anche di dover sfruttare l’attenzione mediatica del momento per contribuire a mitizzare la figura del marito.
Natalie Portman riesce perfettamente a calarsi nel ruolo di donna forte, a tratti spavalda, con le fragilità di un momento difficile. Una delle scene in cui emerge maggiormente il personaggio della donna è quella in cui è costretta a spiegare ai figli che il padre “è andato in cielo a fare compagnia al fratellino”, un figlio che era venuto a mancare tempo addietro. Anche in questo caso il tutto è costruito attorno ad una bugia, stavolta necessaria, che rende il personaggio di Jackie profondamente consapevole della necessità della funzione. È la necessità di aggrapparsi alla bugia che rende autentico il dolore della Kennedy. È nella menzogna che lei riesce a ritrovare una dimensione andata ormai perduta.

Jackie: la parabola di una nazione secondo Pablo Larraìn

La parabola nella storia non riguarda solo il personaggio di Jackie ma anche la nazione intera. L’ossessione di Jackie per la Casa Bianca rimessa a nuovo e il recupero dei mobili di proprietà dei vecchi antenati permette di passare dalla dimensione intima e domestica ad una dimensione più generale. Larraìn vuole porre l’accento sulla tradizione: è attraverso il recupero della tradizione che si raggiunge una dimensione collettiva e si recupera l’importanza del potere.

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