Non è il solito film coming-of-age quello che stiamo per proporvi, ma un vero e proprio cult della cinematografia giapponese dei primi anni duemila. Nato in origine come light novel dalla penna di Novala Takemoto, Kamikaze Girls (in giapponese: Shimotsuma Monogatari: Yankī-chan to Rorīta-chan) è stato successivamente adattato per il grande schermo dal regista Tetsuya Nakashima.
| Elemento chiave | Dettaglio dell’opera |
|---|---|
| Titolo originale | Shimotsuma Monogatari |
| Regista | Tetsuya Nakashima |
| Autore light novel | Novala Takemoto |
| Protagoniste principali | Momoko (Kyoko Fukada) e Ichiko (Anna Tsuchiya) |
| Sottoculture esplorate | Estetica Lolita e gang Bōsōzoku |
Indice dei contenuti
Trama di Kamikaze Girls
Momoko (interpretata da Kyoko Fukada), figlia di un pesce piccolo della Yakuza, è costretta a trasferirsi in un villaggio di campagna dopo che il padre ha messo nei guai gli affari dell’organizzazione. Non potendo più fare affidamento sui guadagni paterni che derivavano principalmente dalla vendita di merce contraffatta, Momoko cerca vari stratagemmi per potersi permettere il suo costoso stile di vita da lolita. La ragazza, infatti, è una fervida amante dell’estetica settecentesca, di cui ammira persino lo stile di vita ozioso e agiato tipico delle corti rococò. Un giorno, dopo aver pubblicato su un giornalino un annuncio per vendere a prezzi stracciati la merce contraffatta di “Versach” del padre, riceve una cliente decisamente fuori dal comune: Ichiko (Anna Tsuchiya, la voce dietro Nana Osaki). Coetanea dal carattere rude e ribelle, Ichiko è membro di una gang di bōsōzoku (una sub-culture giapponese costituita da bande di motociclisti, proprio come in Tokyo Revengers) tutta al femminile. Nonostante l’iniziale disinteresse di Momoko e la sua riluttanza a coltivare un’amicizia, l’ostinazione (o quasi, l’imposizione) di Ichiko riuscirà ad abbattere qualsiasi barriera, fino a che le due diventeranno inseparabili e pronte a sacrificarsi l’una per l’altra.
L’evoluzione psicologica delle protagoniste e i loro punti in comune
Nonostante il carattere all’apparenza rude e prepotente di Ichiko, sarà proprio lei a insegnare a Momoko una lezione fondamentale sull’amicizia. Cresciuta da un padre infantile e da una madre assente, a Momoko importa poco o nulla delle persone che la circondano, motivo per cui conduce una vita solitaria e totalmente incentrata su se stessa, rifugiandosi negli abiti costosi del suo brand lolita preferito: Baby, the stars shine bright. Ichiko, d’altro canto, che ha sperimentato sulla propria pelle il dramma del bullismo e dell’emarginazione, possiede un’acuta sensibilità, accresciuta dall’incontro con Akimi, la leader della sua banda, grazie alla quale troverà il coraggio di cambiare e andare controcorrente. Questo rifiuto della normalità diventa il loro punto d’incontro: entrambe, stanche e deluse dall’ambiente circostante, cercano consolazione in stili di vita alternativi e quasi estremi.
Due femminilità complementari

Le due protagoniste incarnano poi due versioni opposte ma complementari di femminilità. Da un lato abbiamo Momoko, caratterizzata da uno stile delicato, fatto di fiocchi e di ricami, ma che tuttavia rifiuta di esprimere pubblicamente emozioni negative come la tristezza, un tratto probabilmente ereditato dall’ambiente mafioso del padre di cui lei ha avuto un assaggio. Dall’altro c’è Ichiko, un concentrato di girl power passionale e dall’attitudine mascolina, che però non ha paura di mostrarsi debole e affranta dopo una delusione d’amore. Il loro legame dimostra come queste due visioni della femminilità possano coesistere e completarsi a vicenda, anziché scontrarsi.
Una follia visiva tra pop e rococò
Dal punto di vista estetico, il film è il manifesto assoluto dello stile Lolita, oltre che una pura follia visiva. Il regista utilizza colori vivaci, accesi e iper-saturati per richiamare quell’idea di eccesso tipica dei quadri rococò tanto amati da Momoko. L’ambientazione della campagna giapponese fa da sfondo a un massimalismo caotico e pop, supportato da una fotografia teatrale e che fa un largo uso del grandangolo. Una regia che si sposa perfettamente con la comicità della narrazione, enfatizzata dalle espressioni facciali esagerate dei personaggi secondari e che sembra prendere diretta ispirazione dallo stile unico, divertente ed esagerato degli spot pubblicitari giapponesi.
Conclusione
Dietro questa estetica kawaii e all’impatto visivo quasi surreale capace di sfidare anche le leggi della fisica, il film riesce a trasmettere con incredibile efficacia valori profondi, quali l’amicizia e l’importanza di essere se stessi senza timori. Le due protagoniste saranno continuamente messe davanti alle proprie debolezze che, grazie all’aiuto reciproco e alle lezioni che impareranno l’una dall’altra, riusciranno a superare in maniera quasi eroica, proprio come l’ultimo gesto che Momoko compie per salvare Ichiko da una punizione della banda e a cui viene in soccorso venendo meno persino al suo rifiuto di saltare su una moto pur di salvarla. Proprio per questa sua capacità di emozionare, Kamikaze Girls è un film che siamo sicuri arriverà dritto al vostro cuore, spalancandone le porte con l’irruenza di Ichiko e l’eccentrica grazia di Momoko, riuscendo a rubarsene un pezzetto.
Fonte immagine in evidenza: Rotten Tomatoes

