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Eroica Fenice

La vita oscena, Renato De Maria racconta il vuoto

La vita oscena, la nostra recensione. In equilibrio sulle ruote di uno skateboard possiamo sentirci potenti, scattanti ma siamo, seppur agilmente, in bilico. Funamboli su una corda tesa fra le due estremità della vita; quella splendida, e quella oscena. Che se poi staccassimo dai loro supporti i lembi della fune e ne facessimo una matassa, ci renderemmo conto di come in concreto i due poli siano parti costituenti della stessa materia, e si sovrappongano, si contorcano e si ingarbuglino nelle maniere più scontatamente sorprendenti. È un po’ lo stesso rapporto che c’è tra l’esistenza e la sua dissolvenza, la morte come assenza di vita e viceversa, il bello come luce che adombri l’orrendo e l’orrendo il necessario termine di paragone perché del bello sorga la coscienza.

Non cercare altro se non la gioia: questo è il consiglio offerto da una misteriosa figura al protagonista annichilito del film La vita oscena di Renato De Maria. Perché la tragedia nasce quando, rinnegando il male, non si riesce a riconoscere nemmeno l’incanto dei momenti perfetti, svaniti o possibili e si preferisce anteporre alla dicotomia il Vuoto. “Nella vita quotidiana abbiamo tutti bisogno di cose. Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose è un modo che usiamo per sentirci il più lontano possibile dal nulla”. Strafarsi di droga, di alcol, di appuntamenti con le più svariate tipologie di prostitute e raggiungere l’overdose di solitudine nella desolazione della propria stanza, l’unica cosa rimasta del mondo, senza più alcuna voglia di “cambiare tappezzeria”, “pulire le posate, passare lo straccio” perché “la morte è quando tutto resta fermo”. È “come se il pavimento diventa di ghiaccio e si incrina, si fa un crepaccio e la gente ci scompare dentro, con i suoi nomi e le sue cose, e dentro, dentro è sotto la terra, è il cimitero”.

Tra monologhi e poesia. La vita oscena di Andrea

Andrea ha perso suo padre quando meno se lo aspettava e il suo più grande amore, sua madre, dopo esserselo aspettato; ha incelofanato la sua realtà infantile spietatamente interrotta e l’ha sostituita con un tutto sospeso. “Ed ero lì con loro, appeso alla mia storia”. Poteva scegliere di assumerne i significati o lasciarla penzolare in qualche meandro della sua mente offuscata, anestetizzarla, mentre il resto veniva occupato dai suoi poster che, fermi incollati, riecheggiavano anch’essi un’idea di passato immutabile, da baci e da coiti puramente evacuativi, da appuntamenti annullati col proprio avvenire.

Neanche la scelta di morire è semplice, quando la vita è ovunque (eppure non la si scorge da nessuna parte), quando talvolta basta un’assoluzione dai propri peccati per alleviare bruciature inarrestabili. Le visioni e i monologhi interiori, fedeli compagni di viaggio di Andrea, rinvengono un filtro per il loro ingresso nella realtà, costituito dalle poesie del loro creatore. Le sue intense composizioni saranno così il trait d’union tra i due lembi del suo filo di vita oscena, spesso e sottile, sdrucciolevole e grinzoso, sopra il quale egli scivola con la grazia giovanile di uno skater. Un poeta maledetto, come il suo autore preferito, Georg Trakl, tranne che per il destino di suicida: egli sarà in grado di reimmettersi nel circolo frenetico di un’esistenza meravigliosamente priva di senso trovando, inaspettata, la salvezza proprio nel fondo del pozzo.

Da Aldo Nove a De Maria

Dal romanzo di formazione ardente e visionario di Aldo Nove, De Maria è riuscito a trarre con La vita oscena una pellicola di 85 minuti dai toni forti e al contempo dimessi, senza pretese moralistiche né un pomposo lieto fine: la descrizione di un vissuto pensato, interiorizzato, sentito a fondo dal cervello ma anche dalla pelle, con i suoi fossi e i suoi precipizi eppure con la sua forza costituente. Di forte impatto visivo non solo le scene psichedeliche e la fotografia del degrado, ma anche gli sguardi pieni di linguaggio di Isabella Ferrari e Clément Métayer, giovane attore rivelatosi encomiabilmente in grado di interpretare il personaggio protagonista nel più carnale senso della parola.


La vita oscena, dvd