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Eroica Fenice

Mon Roi: la storia di un rapporto malsano

Mon Roi, tra amore e ossessione

 

Mon Roi, l’ultimo film di Maïwenn Le Besco, racconta l’atipica storia d’amore tra Tony (Emmanuelle Bercot) e Georgio (Vincent Cassel). I due, che si erano già conosciuti in passato, si ritrovano in un locale; Georgio non riconosce Tony, ma lei è decisa a farsi notare da lui, perciò fa in modo di attirare la sua attenzione. Da quella sera comincia tra i due una relazione fuori dal comune. Georgio è un uomo brillante che subisce ancora l’influenza della sua ex fidanzata Agnès (Chrystèle Saint Louis Augustin), una modella dal carattere fragile, emotivamente instabile.
Quando Georgio e Tony decidono di sposarsi perché lei aspetta un bambino, Agnès, che è ancora innamorata di lui, tenta il suicidio, masi salva in extremis. L’uomo, profondamente sconvolto dalla reazione della sua ex fidanzata, si prende cura di lei trascurando per molti mesi la moglie. Prossima al parto e vedendosi messa da parte, Tony decide di abbandonare la casa in cui vive con lui. Da qui comincia la parabola discendente del rapporto tra i due amanti.

Mon Roi e l’utilizzo del flash back 

La storia si sviluppa in un crescendo d’intensità. Le vicende accadute ai due amanti sono intramezzate da una serie di flash-back che raccontano il momento il cui Tony cerca di recuperare le funzioni motorie dopo un incidente sciistico probabilmente autoindotto.
Le cicatrici con cui Tony deve fare i conti durante la sua riabilitazione non sono quelle fisiche, ma quelle che hanno a che fare con la sua psiche: il rapporto altalenante durato ben dieci anni con Georgio l’hanno distrutta da un punto di vista soprattutto emotivo.
Il tema della droga, così come quello del ricorso agli psicofarmaci, è trattato variamente e in tante sfaccettature. Sia Agnès che Tony, distrutte dalla storia con Georgio, ne fanno uso per cercare di migliorare la propria condizione emotiva.

Il rapporto malsano raccontato in Mon Roi

 

Centrale nell’andamento del film è il gioco pericoloso tra i due protagonisti. La violenza psicologica, più che quella fisica, fa da padrona in questo rapporto: l’abuso di Georgio su Tony si consuma sempre e solo in termini psichici, senza esplodere in un tipo di violenza corporea e passionale. Nonostante ciò il film sottolinea in modo via via incalzante quanto la manipolazione psicologica porti ad un rapporto malato quanto quelli di violenza.
Georgio è incline alla manipolazione, all’instabilità, e continua a mentire a Tony per tutta la durata del loro rapporto.
Lo spettatore non può far altro che sentire una forte empatia nei confronti della donna che si ritrova a subire i maltrattamenti del marito nonostante non li meriti affatto. Eppure Tony resta accanto a lui per molto tempo, inizialmente perché non riesce a liberarsene, e poi perché ogni volta che ci prova Georgio fa di tutto per tenerla legata a lui. Il rapporto malsano continua, e a nulla valgono i consigli del fratello di Tony e dei suoi amici: la donna è ormai irrimediabilmente stretta nella morsa dell’uomo che ama.

Mon Roi è stato definito da Le Figaro “un film forte come un caffè ristretto”, ed infatti colpisce lo spettatore come uno schiaffo in pieno volto. Non si resta impassibili di fronte a questo carico di emozioni che, seppur negative, sono vigorose e lasciano qualcosa. Mon Roi è uno di quei film a cui si ripensa una volta tornati a casa, uno di quelli che non subito si dimenticano una volta usciti dalla sala, uno di quelli che ti lascia stordito e turbato.
Un film affascinante, sconvolgente, toccante.