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Eroica Fenice

mustang di Deniz Gamze Ergüven

Mustang di Deniz Gamze Ergüven: le durezze della Turchia

Mustang – un film di Deniz Gamze Ergüven – è la storia di cinque sorelle orfane, Lale (Günes Sensoy), Nur (Doga Zeynep Doguslu), Ece (Elit Iscan), Selma (Tugba Sunguroglu) e Sonay (Ilayda Akdogan), che vivono in un villaggio turco retrogrado e anti-progressista, in cui il ruolo della donna è ancora strettamente legato all’ambito domestico. Al termine del loro ultimo giorno di scuola, le giovani sorelle festeggiano tuffandosi in mare con i loro compagni di classe e giocano a cavalcioni sulle spalle dei ragazzi. L’avvenimento, riferito alla nonna delle ragazze come un atto osceno, genera una serie di conseguenze: le ragazze vengono visitate da un dottore che possa certificare la loro verginità. È un momento che immette subito lo spettatore nell’atmosfera che caratterizzerà l’intera pellicola.
Successivamente la nonna, insieme allo zio delle ragazze, si attiverà perché le nipoti si sposino. Lo scopo principale, oltre a quello di “accasarle”, è di mettere a tacere le voci che iniziano a circolare sulle scanzonate ragazze. Proprio per questo lo zio decide di chiuderle in casa, adibendo questa a vera e propria prigione, con tanto di sbarre alle finestre, fin quando non avesse combinato un matrimonio per ognuna di loro.

Il punto di vista di Lale e i momenti “oscuri”secondo Deniz Gamze Ergüven

La storia è raccontata dal punto di vista della sorella più giovane, Lale, che sogna di trasferirsi ad Istanbul. Lale vede le proprie sorelle promesse in sposa, una ad una, a sconosciuti (fatta eccezione per Sonay). Non tutte, però, porteranno a compimento il matrimonio. Un’ombra oscura si abbatte sul film, un’angoscia costante che lo accompagna dall’inizio fino al finale, crudo e amaro.
Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2015, vincitore del premio Label Europa Cinemas, Mustang è un film psicologico e duro, che non lascia spazio a inutili e retoriche commiserazioni.
Persino i momenti più drammatici, sono presentati con partecipazione, ma non con identificazione. Lo spettatore non dovrà affrontare i due momenti più difficili del film, che vengono presentati quasi en passant. Ciò che, invece, viene trasmesso generando una forte e assoluta connessione con lo spettatore sono lo stato d’animo ed i pensieri di Lale, la ragazzina che non intende arrendersi come hanno fatto le sorelle alla vita che gli altri avrebbero scelto per lei. È solo grazie al suo coraggio e alla sua forza che la penultima sorella si salva dal un destino terribile toccato invece a Selma, o da quello ancor peggiore di Ece.

C’è in Mustang un messaggio di speranza

Mustang è un film dal giusto ritmo per tutta la sua durata, e che tiene sempre vivo l’interesse dello spettatore. La spensieratezza delle ragazze, la loro voglia di riscatto, e, infine, il loro progressivo perdere l’allegria e la giovinezza, diventa il filo conduttore delle emozioni provate dallo spettatore. L’identificazione nei sentimenti, però, non si spinge oltre le ragazze, e anche le scene dure vengono viste sempre dal punto di vista di Lale, che sente, immagina, ma non vede mai. La Ergüven lascia lo spettatore volutamente in disparte, probabilmente per non rendere il film un dramma troppo adulto, mettendo al primo posto l’incisività del punto di vista di una bambina costretta a crescere troppo in fretta.

Sembra impossibile che il film sia ambientato in epoca contemporanea, e che il luogo dei fatti sia la Turchia, geograficamente così vicina all’Europa occidentale.
Tuttavia, nonostante l’ombra gettata sul film e l’angoscia che l’accompagna, il messaggio di speranza è marcato e coinvolgente: la scena finale, attesa per l’intero film, ne è la prova più evidente.
Il simbolo di questa speranza è Lale, la sorella più giovane, che non ha mai smesso di credere che, un giorno, si sarebbe liberata da quella prigione domestica ed avrebbe finalmente affrontato la vita.
L’aspetto che rende Mustang un film così attuale ma così delicato allo stesso tempo, è che racconta le durezze della Turchia contemporanea con la delicatezza che provoca il punto di vista di una bambina.