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Quando c’era Marnie: un viaggio profondo alla scoperta di sé stessi

Quando c'era Marnie: un viaggio profondo alla scoperta di sé stessi

Dopo aver diretto la sua prima pellicola di animazione giapponese per Studio Ghibli, Arrietty, Hiromasa Yonebayashi stupisce nel 2014 con l’adattamento del romanzo Quando c’era Marnie di Joan G. Robinson, portando sul grande schermo un capolavoro ingiustamente sottovalutato, noto in patria come Omoide no Marnie, e che gli è valso una candidatura agli Oscar 2016 come miglior film d’animazione.

Yonebayashi, nonostante il peso di dover dirigere l’opera senza la guida del maestro Hayao Miyazaki (il quale annunciò il suo ritiro nel 2013), ha saputo regalare agli spettatori un adattamento eccezionale dell’opera originale, raccontando temi profondi legati alla psicologia adolescenziale, come il trauma, la salute mentale e la solitudine, con una sensibilità e un realismo unici che caratterizzano lo stile dello Studio Ghibli, supportato dal produttore Yoshiaki Nishimura, e che si fondono alla perfezione con i paesaggi accurati della campagna giapponese.

Titolo Originale Regia e Produzione Anno e Riconoscimenti Tematiche Principali
Omoide no Marnie Hiromasa Yonebayashi (Studio Ghibli) 2014 (Candidatura Oscar 2016) Solitudine, traumi infantili, elaborazione del lutto

Quando c’era Marnie: il peso inconscio dei traumi

Attenzione: questo articolo contiene spoiler del film!

In questo mondo c’è un cerchio magico, invisibile agli occhi altrui. Esso ha un dentro ed un fuori. Io sono nel fuori. Ma questo non mi importa, perché io mi detesto.”

È questa la frase di apertura di Quando c’era Marnie, con cui Anna, appena 12enne, si introduce. Adottata quando era molto piccola a seguito della morte dei genitori in un incidente stradale, Anna vive a Sapporo con la madre adottiva Yoriko, che chiama freddamente “zietta”. La natura del suo rapporto tormentato col mondo ha radici nella sua convinzione di essere un peso per tutti, rafforzata dall’incapacità di perdonare i genitori per averla abbandonata e dai risentimenti verso Yoriko, la cui apprensione eccessiva viene travisata dalla protagonista, ostacolando la sua sana elaborazione del lutto. Questa sua sindrome dell’abbandono la porta ad essere una ragazza terribilmente insicura di sé e incapace di relazionarsi con le persone, rifugiandosi silenziosamente nel disegno, mentre la negatività emotiva si riversa nella sua salute fisica, causandole una grave forma d’asma. Convinta che un cambiamento possa aiutarla a guarire e sciogliersi un po’, Yoriko spinge Anna a trasferirsi per qualche tempo nella casa di due zii a est dell’Hokkaido, in un villaggio di campagna lontano dal caos della città e la cui aria limpida ha effetti curativi.

Anna seduta su una panchina mentre disegna
Anna si rifugia spesso nella sua passione, il disegno, grazie al quale riesce ad allontanarsi dalla realtà che la tormenta. (Screenshot dal film)

Il mistero della villa e l’incontro onirico

La nuova casa, benché sia circondata dalla natura e impreziosita dalla vista di un meraviglioso acquitrino, ha “un odore di casa d’altri” impossibile da ignorare e, nonostante la calorosa accoglienza degli zii, Anna non riesce ad abituarsi completamente alla novità, tormentata da un forte senso di inadeguatezza. Solo la vista di una villa decadente al di là dell’acquitrino, appena imboccata una scorciatoia giù per la collina, sembra attirarla verso di sé, provocandole una strana sensazione di familiarità.

Dopo aver esplorato nei dintorni, la scena si riapre misteriosamente al risveglio di Anna al tramonto da un sonno profondo, che nel tentativo di lasciare la villa, si accorge di essere in trappola per via della marea. A riportarla sull’altra sponda è il silenzioso pescatore Toichi che, attingendo quasi al folclore giapponese come un traghettatore di anime, la accompagna oltre i limiti della sua coscienza, mentre da lontano le luci della villa improvvisamente si accendono e si sfuma il confine tra sogno e realtà. Una sera, in preda ai sensi di colpa per aver offeso una coetanea al festival di paese, Anna scappa e si rifugia presso le sponde dell’acquitrino. Le luci della villa tornano ad accendersi, invitandola a raggiungerla e così, salita su una barca, comincia a remare verso di essa. Mentre la barca sfugge al suo controllo, da una finestra fa capolino la chioma bionda di una giovane ragazza che offre la sua mano. Il suo nome è Marnie e vive in quella casa insieme a due cameriere e a una severa balia, mentre i genitori sono quasi sempre lontani per lavoro.

La decadente villa sull'acquitrino vista da lontano
La villa di giorno appare come una dimora abbandonata soggetta al tempo, ma la sua vista al di là dell’acquitrino lascia senza fiato. (Screenshot dal film)

La verità drammatica e la spiegazione del finale

Tra le due nasce un legame prezioso, diventato importante tanto per la solitaria Anna quanto per Marnie e che verrà suggellato dalla promessa di custodirlo come il segreto più prezioso, lontano dallo sguardo degli adulti. Così ogni giorno, al calar del sole, Anna valica la soglia della villa come in un varco spazio-temporale, mentre quest’ultima riprende vita riempiendosi di gente e dello splendore di un tempo. Dopo un po’ di tempo passato insieme, però, Marnie si apre completamente ad Anna, rivelandole la verità drammatica che si cela dietro alla sua vita apparentemente perfetta e soggetta persino all’invidia dell’amica. Ella infatti passa intere giornate chiusa sola in casa piangendo l’assenza dei genitori e nonostante subisca i soprusi delle cameriere e della balia, trova comunque la forza di sorridere e di tendere una mano ad Anna, mostrandole di avere più cose in comune di quanto credesse.

La natura quasi onirica dei loro incontri viene interrotta un giorno, quando una famiglia di Tokyo si trasferisce nella villa e Anna scopre che la figlia minore, Sayaka, conosce Marnie attraverso le sue memorie trascritte in un diario nascosto nella nuova casa. Anna è confusa, convinta fino a quel momento che Marnie fosse una manifestazione della sua solitudine, ma desidera comunque scoprire tutta la verità. Nel frattempo la signora Hisako, che giornalmente si reca in riva all’acquitrino per dipingere, rivela alle due di aver conosciuto Marnie in gioventù e attraverso il suo racconto ricucirà le parti mancanti della sua storia che le ragazze cercavano disperatamente di trovare.

Marnie, dopo un’infanzia segnata dall’indifferenza, sposò il suo unico grande amore e diventò madre, ma a causa di gravi problemi di salute fu costretta ad affidare la figlia a un collegio. Questo distacco fece maturare nella bambina un profondo senso di abbandono e un risentimento tale da spingerla a troncare qualsiasi rapporto. Purtroppo però, non ci sarà nessun ricongiungimento e alla morte della figlia in un tragico incidente stradale, Marnie, ormai anziana e schiacciata dai sensi di colpa, dovrà badare da sola alla nipotina neonata. Commossa e incredula al tempo stesso, Anna scopre così che la bambina con cui ha stretto la sua unica più grande amicizia è in realtà sua nonna (o meglio, il suo spirito), e che il proprio arrivo in quella campagna sembra essere frutto di un destino voluto dalla stessa per aiutarla a comprendere le radici di un dolore che credeva solo suo. Così, quando supera finalmente le proprie insicurezze e riesce ad aprirsi all’amore di Yoriko, Anna rompe un ciclo, sostituendo il rancore e la paura dell’abbandono con un’immensa gratitudine per la nonna che ha vegliato su di lei e che, salutandola un’ultima volta dalla finestra della grande villa sull’acquitrino, segna l’inizio di un nuovo capitolo della sua vita.

Marnie che saluta dalla finestra della villa
L’ultimo saluto di Marnie, prima di lasciare Anna alla sua nuova vita. (Screenshot dal film)

Quando c’era Marnie è disponibile per la visione in streaming su Netflix, insieme a un vasto catalogo di film prodotti da Studio Ghibli e celebrati al Ghibli Museum, come La città incantata, Il castello errante di Howl e tanti altri.

Fonte immagine in evidenza: locandina ufficiale del film Quando c’era Marnie su Netflix.it

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