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Sanctuary: il sumo tra realtà e finzione raccontato da Netflix

Sanctuary: il sumo tra realtà e finzione raccontato da Netflix

Sanctuary, serie tv del 2023 firmata Netflix, è una commedia sportiva senza filtri in cui dal primo istante si viene catapultati all’interno della scuderia Ensho, un “santuario” di lottatori di sumo, e delle sue rigide regole. La narrazione adotta il punto di vista di un giovane problematico che decide di intraprendere questa disciplina, intrisa di tradizioni centenarie, attirato dalla fama e i guadagni che essa gli porterebbe, ma esclusivamente alle proprie condizioni.

Città del Torneo Ufficiale (Basho) Mesi di svolgimento annuale
Tokyo gennaio, maggio e settembre
Osaka marzo
Nagoya luglio
Fukuoka novembre

Storia e regole del sumo

Sanctuary: il sumo tra realtà e finzione raccontato da Netflix
Stampa di epoca Edo dell’artista Utagawa Kunisada intitolata Kanjin Ōzumō no Zu (Il grande torneo di sumo Kanjin)

Il sumo, considerato sport di combattimento nazionale del Giappone (termine derivante dal verbo sumau, lottare), oltre a essere un’attività agonistica, è considerato una vera e propria forma d’arte. Le sue origini risalgono a epoche antiche (circa il I secolo d.C.), quando si presentava come una forma di lotta primitiva e cruenta, importata probabilmente da Cina e Corea. Successivamente si è evoluto in un sistema di addestramento militare e, durante i periodi Nara e Heian, in un rito propiziatorio per i raccolti; l’imperatore Shomu (724-740), infatti, lo incluse tra i giochi della Festa del Ringraziamento per le messi. In epoca Edo, infine, si è trasformato in una vera e propria forma di intrattenimento per le masse. Le regole di questo sport derivano direttamente da rituali scintoisti. Un esempio è lo shiko, un movimento eseguito dai lottatori (sumotori o rikishi) prima di affrontarsi, che consiste nel sollevare una gamba in aria per poi batterla energicamente a terra; tale gesto unisce lo stretching a un valore rituale volto ad allontanare i demoni e a intimorire l’avversario. Nel sumo non esistono categorie di peso e i lottatori vengono suddivisi in base all’abilità: i ranghi più elevati sono quelli di ozeki (“campione”) e yokozuna (“grande campione”). I tornei tra professionisti sono detti basho e si svolgono a Tokyo fin dal 1623. Con il passare del tempo, la loro frequenza è aumentata, passando da un solo evento all’anno nel corso del XIX secolo a sei annuali:

  • tre a Tokyo (a gennaio, maggio e settembre)
  • uno a Osaka (a marzo)
  • uno a Nagoya (a luglio)
  • uno a Fukuoka (a novembre)

Ogni torneo inizia di domenica, dura quindici giorni e prevede numerosi incontri in cui i rikishi affrontano ogni giorno un avversario diverso, all’interno di un “ring” detto dohyo e sotto la direzione di un arbitro chiamato gyoji. Il grado supremo, come accennato prima, è quello di yokozuna, conseguibile da un lottatore solo se vince due tornei consecutivi, ottiene punteggi di gara eccellenti, ma soprattutto se dimostra di possedere le qualità morali necessarie, le quali vengono valutate da un apposito comitato nazionale. Una volta ricevuto il titolo, lo yokozuna diventa una vera e propria semi-divinità scintoista, assicurandosi un generoso vitalizio anche per il periodo successivo al ritiro dall’attività agonistica.

Trama della serie Netflix Sanctuary

Kiyoshi Oze, interpretato da Wataru Ichinose, è un ragazzo impudente cresciuto in una famiglia disfunzionale. Il padre, un uomo onesto e benevolo, è sommerso dai debiti a causa di un investimento fallito; la madre, esasperata dai problemi economici e dall’incapacità del marito di uscirne, in preda a un esaurimento nervoso, abbandona la casa e si abbandona alla lussuria. Kiyoshi, avendo ormai perso ogni speranza di vivere in una famiglia normale, si lascia attrarre dall’unica opportunità concreta che gli si pone davanti per emergere e ripagare i debiti del padre: il sumo. Tuttavia egli, che in passato è stato una promessa dell’arte marziale del judo, è poco avvezzo al rispetto delle regole intessute in questa disciplina e dei suoi metodici rituali, come l’inchino sul dohyo prima di iniziare gli allenamenti e lo stesso shiko, ritenendoli inutili e mostrando un comportamento arrogante e sprezzante verso i lottatori più anziani della scuderia, i quali, a loro volta, cadono in atteggiamenti di nonnismo nei confronti dei nuovi arrivati. Parallelamente Asuka (Shioli Kutsuna), una giovane giornalista politica declassata al settore sportivo dalla sua testata per colpa di voci di corridoio, viene catapultata controvoglia in questo mondo per documentarne gli allenamenti, di fronte ai quali rimane di stucco per via degli abusi fisici e verbali normalizzati e scontrandosi così con una realtà molto lontana da quella americana in cui è cresciuta. Quasi come occasione di riscatto, il superiore della giornalista le assegna il compito di raccontare la storia di un lottatore della scuderia che, dopo un grave infortunio, è tornato ad allenarsi per riconquistare lo status di sekitori. Puntata dopo puntata, si assisterà però a una graduale evoluzione nei due, accomunati dal disprezzo nei confronti di convenzioni sociali che considerano datate o misogine. Kiyoshi, ritrovata la motivazione, si mostra determinato a scalare la vetta del podio a ogni costo, mentre Asuka si lascerà affascinare dalla bellezza nascosta di questo sport, traendone importanti lezioni di vita.

Recensioni e accoglienza del pubblico

In linea generale, Sanctuary ha ricevuto un riscontro molto positivo da parte del pubblico, come testimonia l’eccellente punteggio ufficiale della serie Sanctuary su IMDb di 8 su 10. I principali punti di forza risiedono nella sceneggiatura e nel livello interpretativo degli attori, il quale si distacca nettamente dagli standard di gran parte delle produzioni giapponesi, spesso giudicate scarse dal punto di vista recitativo. Una lieve difficoltà iniziale potrebbe derivare dalla necessità di familiarizzare con i regolamenti dello sport e con i vari nomi dei ranghi, specialmente se non si conosce la materia, ma si tratta di un ostacolo che si supera facilmente con il progredire della narrazione. Nel complesso si tratta di un’ottima serie, composta da 8 episodi, il cui finale lascia presagire la realizzazione di una seconda stagione, non ancora ufficializzata da Netflix ma fortemente voluta dagli spettatori.

Fonte immagine in evidenza: Netflix

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