Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Saving Mr. Banks: celebrare il mito di Mary Poppins

Saving Mr. Banks non può essere ritenuta la solita commedia disneyana per famiglie. Al di là del cast stellare che compare sullo schermo – star di rilievo come Tom Hanks ed Emma Thompson, senza dimenticar Paul Giamatti in un delicato e commuovente ruolo di spalla, il biopic che celebra il mito di Mary Poppins a sessant’anni dal suo debutto è in realtà il racconto del delicato e indistruttibile legame tra un padre e una figlia.

Il duello sullo schermo tra Walt Disney e P.L. Travers

“Pam!” – “Mr. Disney!” il saluto tra i due coprotagonisti  è tra i più distanti che ci si possa immaginare: da un lato l’eccessiva confidenza tutta americana, spavalda e sorniona, dall’altro la compostezza e l’opportuno mantenere le distanze  tipicamente anglosassone. Due mondi che si incontrano e si scontrano involontariamente, per dare vita a un duello fatto di battute argute, di battibecchi e di ricordi sepolti. La scrittrice P.L. Travers, impersonata da una meravigliosa Emma Thomposon, è da anni assediata da una corte senza precedenti da Walt Disney in persona, che vorrebbe lei cedesse i diritti del suo romanzo “Mary Poppins” per renderlo visivamente al cinema. Dopo infiniti dinieghi la Travers accetta alle sue condizioni di partecipare alla stesura del copione, ingaggiando tuttavia una guerra personale con tutti i collaboratori, senza esclusioni di colpi. Ma le angherie da vecchia zitella inacitida in realtà nascondono un dramma personale dell’autrice di Mary Poppins, legato alla sua infanzia e ai suoi genitori, in particolare a suo padre.

Tra ricordi, canzoni di aquiloni e agrodolce realtà

Si deve alla bravura di John Lee Hancock  e dei suoi magistrali flashback i modi in cui sono svelate davanti ai nostri occhi le vicende personali della piccola Helen Goff – ossia la scrittrice P.L. Travers- ragazzina australiana degli inizi del ‘900 che vede crollare sotto ai suoi occhi miseramente il suo adorato padre sognatore mentre si rifugia nell’alcool, mettendo a repentaglio tutto il resto della famiglia. A questo retroscena inaspettato si intreccia la narrazione con la realizzazione del film durante gli anni ’60, grazie ad un agile salto temporale ben inserito nel contesto del racconto generale. Ma si tratta anche del racconto di una presa di coscienza da parte dell’autrice di Mary Poppins, che emerge a poco a poco in tutta la sua spigolosa drammaticità e commozione. Pamela non vuole cedere al filmetto per bambini con canzoni e stupidi cartoni perchè vuole proteggere quello che ha di più caro al mondo e cioè la sua famiglia, che è rappresentata dal mondo magico e letterario incarnato dal personaggio di Mary Poppins.

 Quello che nel film viene infatti sottolineato è la vera ragione per cui è stata creata Mary Poppins, che piomba in una ventosa giornata davanti all’ingresso di casa Banks per dedicarsi ai loro piccoli bambini: quei bambini sono soltanto un pretesto, uno schermo mentre il vero personaggio da salvare è il papà, ovvero Mr. Banks. E devono assolutamente essere salvati quei bei ricordi che Helen conserva del suo vero papà e che desidera preservare intatti a tutti i costi.

Ed è proprio a questo punto che Walt Disney raccoglie la sfida implicita di Pamela, rammentandole che in ognuno di noi si cela il ricordo di un padre che può essere stato certamente nei nostri confronti talvolta burbero o astioso, malinconico o preoccupato, ma è un papà che vogliamo nonostante tutto salvare e custodire, perchè è ormai parte di noi. Su questo sottile gioco psicologico alla fine si realizza tutta la poesia di Saving Mr. Banksuna poesia farcita di quel pizzico di zucchero che renderà il più classico dei finali appena velato di agrodolce, che vedremo come se fossimo tutti di nuovo bambini, emozionandoci proprio come Emma Thompson, sulle note di  Let’s Go Fly a Kite.

 Hai letto: “Saving Mr. Banks: il mito di Mary Poppins

Print Friendly, PDF & Email