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Eroica Fenice

The hateful eight: il giallo di Tarantino e quel danno inestimabile

The hateful eight, la trama

The hateful eight (qui il trailer), l’ottavo film di Quentin Tarantino, si apre con una scena dal forte impatto emozionale: un’immagine di un crocifisso ricoperto per metà da un manto di neve, mentre è in atto una tempesta. La scena è accompagnata dalla musica di Ennio Morricone che la carica ulteriormente di pathos. Marquis Warren (Samuel L. Jackson), un cacciatore di taglie, chiede ospitalità nella carrozza di John Ruth (Kurt Russell), un altro cacciatore di taglie che sta trasportando a Red Rock, per condurla alla forca, una fuorilegge: Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh). Per strada i due raccattano un altro passeggero: Chris Mannix (Walton Goggings), nuovo sceriffo di Red Rock. A causa di una bufera i compagni di viaggio sono costretti a fermarsi all’emporio di Minnie. Qui non trovano la proprietaria, ma un uomo che la sostituisce momentaneamente, e altri tre sconosciuti: un veterano sudista (Bruce Dern), un fattore (Michael Madsen) e un boia di origine britannica (Tim Roth). Tra loro comincia un diverbio dovuto alle diffidenze di tutti che sfocerà in uno scontro vero e proprio dalle solite tinte “tarantiniane”.
In questo clima le identità dei personaggi diventano sempre meno chiare.
La colonna sonora che rimarca il clima che si respira nell’emporio, firmata da Ennio Morricone, esalta le scene principali rendendo la storia ancor più carica di tensione, quando necessario.

The hateful eight: il giallo e lo splatter

The hateful eight ha una storia particolare: nel gennaio scorso la sceneggiatura del film era stata diffusa, all’insaputa di Tarantino, da uno dei pochi ad avere il privilegio di possederla in anteprima, tanto che il regista – in un primo momento – aveva deciso di rinunciare al progetto. Pochi mesi dopo, poi, cambiò idea e tornò a lavorare al film apportando qualche modifica alla pellicola.
Per la prima volta Tarantino si approccia al genere giallo, mettendo in scena il classico mistero di un omicidio avvenuto in una stanza chiusa, e le conseguenti indagini per scoprire il colpevole. Nel marasma che si crea a causa di una tanica di caffè avvelenata si arriva a sospettare di tutti. La recitazione dei personaggi è ineccepibile, e nonostante il film sia proiettato in un’epoca molto lontana dalla nostra, i fatti risultano verosimili: Tarantino ci proietta in un’altra dimensione, nella bufera di neve e poi nell’emporio di Minnie. Ci coinvolge nel clima teso e oscuro che vige nell’emporio, ci scaraventa nel mondo western. Non si riesce a non provare empatia per i personaggi, nonostante si tratti di cacciatori di taglie e banditi. Non si riesce a discostarsi dalla dimensione personale di questo film, che vede i rapporti personali (quelli tra fratello e sorella, tra padre e figlio, e persino i rapporti di amicizia) come il filo conduttore di tutto il film.
Si tratta, naturalmente, di uno splatter tipicamente “tarantiniano”; non si può dividere Tarantino dal suo stile e non si può, quindi, considerare lo sfoggio eccessivo di sangue e le cruente uccisioni come un elemento negativo di questo film. Si tratta di un marchio di fabbrica, e chiunque vada a vedere un film di Quentin Tarantino è predisposto verso questo genere, consapevole di quello che vedrà.
Chi non ama il genere vedrà soltanto una ripetizione di quello che il regista ha già detto in altri tempi, in altre occasioni, e non ci troverà nulla di più. The hateful eight è stato considerato addirittura un prosieguo di Django, e difatti ne calca molto alcuni aspetti.
Nonostante sia dura ripetere il successo di grandi film come Django stesso, Pulp Fiction, Kill Bill – ed appurato che, trattatandosi di Tarantino, non si può pretendere di mantenere sempre lo stesso standard qualitativo, The hateful eight può considerarsi un buon film. Un film curato nei minimi dettagli per quel che riguarda la regia e la sceneggiatura, un film che esalta i minimi dettagli (la caramella rossa che Marquis Warren nota per terra – e solo alla fine si scoprirà come ci è finita – , la pistola che lo stesso Warren porge al vecchio sudista), un film che non sarà indimenticabile, ma neppure da dimenticare.
Un film da vedere.

Curiosità dal set di The hateful eight

In una scena del film è stata utilizzata una chitarra di fine Ottocento, un pezzo unico dal valore inestimabile, prestata al set dal Martin Guitar Museum di Nazareth, in Pennsylvania. Oltre alla chitarra originale si aveva a disposizione una serie di fedeli copie, per utilizzarle nella scena in cui John Ruth la distrugge. Per errore, durante quella scena, lo scambio tra la chitarra originale e la copia non è avvenuto. La chitarra di fine Ottocento è andata distrutta completamente. Jennifer Jason Leigh, l’unica a sapere che si stesse girando con la chitarra originale, reagisce in modo eloquente al misfatto, e si nota qualche secondo di smarrimento. Una scena sopra le righe, ma Tarantino decide di non tagliarla, e quindi è possibile vedere la reale reazione dell’attrice alla rottura del prezioso cimelio.

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