Rilasciata nel 2018, The Rookie ha da subito riscosso un grande successo, con un mix di azione facile da guardare, scene strazianti e momenti di passione. Non splende per la sua trama profonda o l’imprevedibilità, rende piuttosto la semplicità il suo punto di forza, e la sfrutta al massimo per tenere gli spettatori incollati durante tutte le stagioni. Il realismo non è un suo punto forte, anzi, se ne allontana abbastanza, ma non si prende così tanto sul serio da rendere fastidiosa la frequenza delle sparatorie o dei crimini efferati. In molti modi potrebbe sembrare una serie mediocre, ma il suo genio sta proprio in questi aspetti, ecco un approfondimento del perché.
Cast e personaggi principali di The Rookie
| Personaggio | Ruolo nella serie |
|---|---|
| John Nolan | Protagonista (novellino di mezz’età) |
| Lucy Chen | Agente novellino |
| Jackson West | Agente novellino |
| Talia Bishop | Ufficiale istruttore (Stagione 1) |
| Tim Bradford | Ufficiale istruttore |
| Angela Lopez | Ufficiale istruttore |
Indice dei contenuti
Trama e personaggi
La serie segue John Nolan, un uomo di mezz’età che dopo un duro divorzio sceglie di cambiare vita, e lo fa trasferendosi da New York a Los Angeles, dove intraprende la carriera da poliziotto, dopo aver lavorato in un’azienda di costruzione per tutta la vita. Una volta entrato nella forza dovrà affrontare un primo anno da novellino (da qui, The Rookie), e verrà seguito nei suoi doveri da un ufficiale istruttore, il cui compito è di insegnare a Nolan come diventare un membro efficace della forza di polizia. Insieme a lui nel programma di novizi sono due giovani reclute, Lucy Chen e Jackson West, insieme ai quali Nolan formerà un trio inseparabile. L’istruttore di Nolan per la prima stagione è Talia Bishop, una donna tanto giovane quanto talentuosa che cerca di ottenere il titolo di detective il prima possibile. Insieme a loro e gli istruttori dei suoi compagni, Tim Bradford e Angela Lopez, Nolan si dovrà fare strada nelle strade spietate di LA, cercando di uscirne vincitore.
La virtù nella mediocrità, ecco perché The Rookie ha successo
Proprio come dice il poeta romano Orazio, la virtù di questa serie è nel mezzo, o meglio, nella mediocrità. Quello che potrebbe sembrare qualcosa da cui qualsiasi serie dovrebbe rifugiarsi è invece proprio quello che rende The Rookie piacevole e scorrevole: la serie non esagera con la serietà, e mischia bene i momenti pesanti con quelli più ironici o tranquilli, fornendo il proprio punto di vista in dosi leggere, così da non risultare troppo pesante. Gli episodi sono auto conclusivi, almeno nella prima stagione, e proprio come spesso dicono i protagonisti, danno sempre una chiusura al piccolo arco narrativo che si è creato, acciuffando l’assassino, o arrestando i malfattori che dirigono il traffico di droga in una zona. In questo modo la serie non crea i cliff hanger tanto cari agli scrittori di Hollywood, ma fa qualcosa di molto diverso: essendo gli episodi delle scatole chiuse, che racchiudono delle storie facili da digerire, diventa molto semplice guardarne uno, o due, al giorno, inserendoli pian piano nella routine, rimanendo così alla terza stagione prima ancora che ci si accorga di aver visto i primi episodi. Chiaramente nella serie non mancano archi narrativi più lunghi, storie che continuano lungo vari episodi, o trame che si estendono per multipli episodi, o stagioni, e anche quelli riescono a tenere lo spettatore attento, ma in maniera più classica.
Il realismo nella serie, come affrontarlo
La serie non si presenta troppo realistica, come è ovvio e giusto che sia, non è tutte le settimane che a Los Angeles un poliziotto qualsiasi finisce in qualche sparatoria, ma tolto l’elemento della trama, le chiamate, le espressioni e in generale i comportamenti degli ufficiali sono abbastanza realistici, così vale anche per la maggior parte delle tattiche convenzionali, quando applicabili, vista la mole di situazioni assurde in cui i nostri protagonisti si trovano, dove la tattica vola fuori dalla finestra. Alcuni elementi risultano un po’ fuori luogo come la mancanza di microfoni a spalla, comuni negli ufficiali di polizia negli States, ma sono dettagli minuscoli che possono essere ben sostituiti dalla più scenica chiamata tramite radio. L’utilizzo di armi da fuoco non è fastidioso o esagerato come in molte produzioni di Hollywood, e sembra abbastanza nella media, se non per la difficoltà a mirare mostrata sia dai protagonisti che dai cattivi, in quasi tutte le situazioni, dove fin troppo facilmente decine di colpi volano a vuoto senza avvicinarsi al bersaglio, che magari era fermo senza coperture.
Prima stagione, cosa aspettarsi
La prima stagione inizia col botto e non smette di migliorare, i personaggi evolvono nel giusto tempo e non si arriva alla fine con la sensazione che non sia cambiato niente. Lo stesso Nolan cambia molto, adattandosi alla vita da poliziotto, alle responsabilità e ai limiti che questa porta, ma anche alle sue soddisfazioni. Gli episodi sono molto piacevoli da guardare e sono tutti auto conclusivi, favorendo così la visione in più occasioni, alleggerendo il carico che una stagione da 20 episodi da 45 minuti potrebbe portare qualora questi fossero tutti connessi in ogni aspetto. Gli attori svolgono un buon lavoro, e la serie è tutto sommato molto godibile e merita il successo che ha riscosso.
Fonte immagine: Copertina prima stagione di The Rookie su Netflix.

