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Eroica Fenice

Truth sul caso Rathergate

“Truth”, il film sul caso Rathergate

“Truth – Il prezzo della verità” (qui il trailer) è il nuovo film di Vanderbilt ambientato nel 2004, quando la giornalista Mary Mapes (Cate Blanchett) intraprese, per il programma “60 minutes”, un’indagine sull’allora presidente George Bush nota comeRathergate”. In base a quanto scoperto dalla Mapes e dal suo team, Bush avrebbe ricevuto una serie di agevolazioni per favorire il suo ingresso presso la Guardia Nazionale Aerea, e avrebbe poi disertato il servizio presso di loro. Con una squadra di esperti, la giornalista portò avanti un’inchiesta, affiancata da un’indagine sui documenti di cui erano venuti in possesso, che provavano la veridicità di quanto dichiarato. I blog conservatori, per supportare Bush, erano riusciti a virare l’attenzione sulla presunta inautenticità dei documenti in questione. Mary Mapes e Dan Rather (Robert Redford), che faceva parte del suo team, furono messi sotto torchio ed ostacolati dalla stessa CBS, per cui lavoravano.

Vanderbilt racconta della contrapposizione tra la politica americana e la libertà d’informazione sul caso Rathergate

“Truth” si basa sulla contrapposizione tra la politica americana e la libertà d’informazione e sulla manipolazione delle notizie. La storia rispecchia spaventosamente la situazione odierna, che non è andata migliorando di molto nel corso degli ultimi anni. Non esiste una libertà d’informazione a tutto tondo, ed è quello che ci vuole mostrare Vanderbilt: inchieste come quella di cui tratta “Truth”- inchieste scomode – non sono supportate da giornali e da trasmissioni televisive. Difatti le indagini di Mary Mapes vengono osteggiate, e nessuno dei superiori di Bush della Guardia Nazionale è disposto a dire la verità. Sembra che contrastare il potere, in qualche modo, faccia paura. E “Truth” analizza proprio la paura degli uomini del nostro tempo di distruggere un sistema corrotto, la paura di rivelare la verità. Vanderbilt mette in luce aspetti oscuri della storia politica e giornalistica americana, e tratta l’argomento in modo schietto e sincero.

“Truth” e la figura del giornalista moderno

Un altro tema che sta a cuore a Vanderbilt, e che emerge in modo incisivo e nitido, è quello dello sciacallaggio mediatico a cui sono sottoposti casi importanti, in questo caso politici. Anche questo argomento sembra particolarmente affine a quelle che sono le abitudini giornalistiche di quest’epoca: non parliamo solo di casi che riguardano l’informazione politica, ma anche di quelli che con la politica non hanno niente a che fare. Ed è proprio in questi termini che Vanderbilt disegna la figura del giornalista moderno, figura spesso in crisi poiché soggetta a manipolazioni. Ciò che viene manipolata, però, nel caso del “Rathergate”, come in tanti altri, è l’opinione pubblica, sempre più debole ed influenzabile, tanto che nella vicenda narrata, molti arrivano a convincersi dell’inattendibilità delle fonti di cui la Mapes e il suo team disponevano, pur di non credere a quanto in realtà sembrava palesarsi con una certa sicurezza.

Finale non-finale in “Truth”

Il racconto di Vanderbilt, comunque, può risultare difficile da seguire con partecipazione per chi non conosce bene i fatti del 2004. A tratti eccessivamente didascalico, il film si regge in piedi discretamente grazie all’interpretazione di Cate Blanchett, perfetta nel ruolo, mai banale, autentica; mentre in alcuni punti, specie nel finale, risulta lento ed inconcludente, per certi versi persino deludente.
Non ci si aspetta un lieto fine, se nell’effettività della storia questo non esiste, ma si spererebbe, quantomeno, in una felice conclusione del film. Vanderbilt passa oltre, senza soffermarsi su quello che ne è stato di Mary Mapes e di Dan Rather dopo il caso Bush, e questo destabilizza lo spettatore che si ritrova quasi davanti ad un finale non-finale.