Shai Gilgeous-Alexander: se non sai cos’è, è Jazz

Shai Gilgeous-Alexander: se non sai cos'è. è jazz

Shai Gilgeous-Alexander, la pantera rosa del mondo NBA. Sinuoso, creativo, diverso. Shai non gioca a pallacanestro, suona Jazz Basketball

Shai Gilgeous-Alexander è tra i giocatori più piacevoli da guardare dell’intero microcosmo NBA. Rilascio di tiro che profuma di bucato appena steso, uno skillset che chiamare corposo sarebbe persino riduttivo, ball handling e più in generale delle movenze sul parquet che potrebbero farlo assomigliare più alla pantera rosa che ad un giocatore di pallacanestro.

Shai gioca in maniera diversa dagli altri, semplicemente perché non è come gli altri. Shai non gioca a pallacanestro, sarebbe meglio dire che Shai suona pallacanestro. 

Che genere? Ovviamente Jazz Basketball.

La pallacanestro e la musica Jazz

Togliamoci subito via il dente. Potrebbe a prima vista sembrare quantomeno forzato paragonare un giocatore di pallacanestro a un musicista jazz, eppure il parallelismo è in realtà presto detto. La pallacanestro è lo sport più musicale del mondo: con lo “swish” che emana la retina ogni volta che il pallone la attraversa, con il “cigolio” delle scarpe che scivolano e sbattono sul parquet, per non parlare dell’ancor più immediato rumore cadenzato, ritmato e quasi ipnotico che la palla a spicchi fa ogni qualvolta che uno dei suoi figli o figliastri la fa rimbalzare sul terreno di gioco.

La pallacanestro è sport in musica e musica in sport allo stesso tempo: è dettami tattici e tecnici, conoscenza di schemi e fondamentali, è un gioco che si gioca in 5, quindi in formazione, ma è soprattutto un gioco la cui parte fondamentale resta e resterà sempre l’improvvisazione da parte dei suoi esponenti più ispirati, gli unici in grado di elevare lo sport ideato da Naismith verso cime non ancora toccate. Vi ricorda qualcosa? Propenderei per il Sì.

Shai Gilgeous-Alexander: Mosca bianca

Una volta chiarito il paragone, torniamo al nostro Shai Gilgeous-Alexander. Il giocatore canadese- approdato in NBA nel menefreghismo generale soltanto nel 2018-sta oggi dominando la lega dal punto di vista dell’efficienza offensiva e della continuità realizzativa, trascinando OKC al primo seed di conference ad Ovest. Ancora una volta, anche quest’anno, è in piena corsa per vincere il premio di MVP della lega, con il solo alieno Nikola Jokic a contendergli la corona.

Shai è un giocatore sui generis ,come detto in apertura. Non è incredibilmente atletico, non gioca allo stesso ritmo dei pari ruolo, non tira dalle stesse zone di campo. Pur essendo un esterno, è secondo in NBA per tentativi da 2 punti a partita, con una percentuale di realizzazione al ferro del 63,7%,, tirando con il 42% dal mid-range. Primo in NBA per PPG(media punti per partita), con 32,8;  secondo tra gli esterni-che tirano con un certo numero di volte a partita- in TS%(True Shooting Percentage), con uno strabiliante 64 %; solo il vecchietto Kevin Durant riesce a far meglio di lui, 64,5%. 

Una guardia che va tantissime volte al ferro sfruttando più l’incredibile controllo del corpo e conoscenza dei fondamentali che naturali doti atletiche date da madre natura; un realizzatore purissimo che- a dispetto di quanto avvenuto nell’ultimo periodo-segna molto più spesso 30  o 35 punti ogni sera, piuttosto che 50 una partita  e 15 la successiva; un elite player in attacco e un diavolo della Tasmania in difesa(specie nelle rubate)-il cui idolo è Kobe Bryant– che nonostante l’alto volume di tiri effettuati riesce a mantenere una efficienza del tutto inimmaginabile. Mosca bianca in tutto, Shai.

Shai Gilgeous-Alexander: So What

Abbandonando per un attimo il lato più tecnico e statistico, probabilmente anche il più noioso, torniamo al nostro Jazz Basketball e al suo esponente più puro: Shai Gilgeous-Alexander. Ne abbiamo analizzati i punti di forza, ne abbiamo descritto le incredibili percentuali  al tiro e la spesso e volentieri non sufficientemente considerata efficienza, ma non abbiamo ancora considerato la parte più importante quando si parla di sport. E no, non stiamo parlando delle vittorie o delle sconfitte. Parliamo piuttosto di emozioni, quelle che un eroe dello sport è in grado di suscitare in chi lo osserva da spettatore.

Perché, questo canadese dal nome improbabile e dall’attitudine da chill guy, riesce a fare di quelle cose su quel campo che di certo riescono a smuovere qualcosa fin dentro le viscere. Ogni volta che lo vedi palleggiare, mettersi spalle o fronte a canestro, distribuire uno skipass, partire in transizione con quel passo felpato hai quasi l’impressione di vedere Red Garland che improvvisa “Almost Like Being in Love” oppure Miles Davis che intona un solo in “So What”. 

Shai Gilgeous-Alexander: improvvisazione al comando

Shai conosce benissimo i fondamentali tecnici e tattici della pallacanestro e per questo ha la licenza di improvvisare ad ogni possesso, di creare, di lasciare la fantasia al timone del vascello. Ogni volta che tiene la palla tra le mani e lo vedi correre in modo sinuoso sul parquet, ti sembra di sentire la sigla della pantera rossa e di vederla lì, su quel campo, ad inventarne una delle sue. Ogni fadeaway privo di senso, ogni mid range che profuma di coccolino, hai la netta impressione che nessuno potrebbe segnare quel tipo di tiri, per chiunque del tutto inefficienti, a bassa percentuale, non per Shai.

E ti trovi lì, alle 3 o alle 4 del mattino, a fare la stessa faccia che faresti nel vedere un grande sassofonista jazz fare un solo che sembra quasi svuotargli i polmoni. Ti chiedi cosa tu stia vedendo, non capisci cosa sia esattamente, non sembra più neanche basket. Scuoti la testa, non ci credi, metti Coltrane in sottofondo e ti accorgi che quel sottofondo musicale, con Shai e la sua pallacanestro, ci sta a pennello, come se Coltrane stesso avesse suonato “Blue in  Green” ispirandosi alle sue giocate. Come se Shai fosse , e forse lo è davvero, un grande artista Jazz prestato alla pallacanestro. Perché, se non sai cos’è, è Jazz.

 

 

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons

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Autore/proprietario: Sandro Halank

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