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Eroica Fenice

I 10 anni di Crozza a La7 tra scomuniche e crozzismo

I 10 anni di Crozza a La7 tra scomuniche e crozzismo

La7 e Crozza, un binomio vincente

 

Da qualche mese è stata diffusa la notizia che a partire dall’anno prossimo il comico Maurizio Crozza lascerà La7 per passare al gruppo Discovery, per la precisione a Canale Nove, con un nuovo programma di cui al momento non si sa ancora nulla.

Una cosa è però certa: con la fine di Crozza nel Paese delle meraviglie si chiude una pagina importante della comicità e della satira televisiva italiana.

Il suo programma, che negli anni ha cambiato frequentemente nome (da “Crozza Italia” a “Italialand” fino a “Crozza nel Paese delle meraviglie”) e meno frequentemente format (le prime stagioni includevano un maggior numero di sketch e ospiti- questi ultimi totalmente assenti nelle stagioni più recenti), chiude dopo esattamente 10 anni, un decennio in cui di cambiamenti nell’ambiente comico-satirico italiano ne sono avvenuti molti, grazie anche al programma di Crozza.

La formula vincente di Crozza a La7

Partendo dal pre-La7, in principio erano i Broncoviz: gruppo comico formato da Marcello Cesena (da molti conosciuto come Jean Claude), Ugo Dighero, Mauro Pivano, Carla Signoris e Maurizio Crozza.
I Broncoviz ottennero una grande popolarità grazie alla trasmissione Avanzi di Serena Dandini e successivamente, dopo lo scioglimento del gruppo, Crozza entrò a far parte del cast di Mai Dire Gol della Gialappa’s Band assieme a Dighero.

Cosa avevano in comune queste due trasmissioni? Entrambe erano trasmissioni comico-satiriche di gran successo, i cui comici adoperavano uno stile di comicità veloce, diretta e spesso anche pungente, che metteva la qualità delle battute al primo posto e adoperava un eccellente cura dei dettagli.
Aver fatto parte di questi due gloriosi programmi aveva permesso a Crozza di sviluppare la propria tecnica comica e riproporre quella formula su La7 sotto forma di One Man Show: la voce fuori campo di Andrea Zalone che interagisce con i suoi personaggi, ad esempio, non è molto distante da quelle della Dandini o della Gialappa’s.

Se da un lato questa continuità tra la vecchia formula di Avanzi/Mai Dire Gol e il suo programma ha saputo tenere in vita un certo modo di fare satira televisiva in Italia, dall’altra non è stata priva di critiche: per alcuni detrattori del fenomeno Crozza, infatti, si tratterebbe ormai di una formula un po’ stanca basata ancora su tormentoni e travestimenti.

La verità, però, è che ciò che fa parte del programma di Crozza, travestimenti, vocine e dentini da Renzi compresi, rientra in una formula che funziona e persegue bene i suoi obiettivi: nessuno dovrebbe mai cominciare a guardare un episodio di Crozza nel Paese delle meraviglie aspettandosi un monologo alla Doug Stanhope, perché pur trattandosi di comicità tutt’altro che borderline, il successo delle imitazioni, dei personaggi, degli sketch e dei monologhi di Crozza sta proprio nell’aver saputo inserire tutto ciò in una formula funzionante figlia dei programmi sopracitati, ampliandone gli aspetti principali.

Maurizio Crozza e il crozzismo 

 

La carriera di Crozza in questi 10 anni non è sempre stata tutta rose e fiori: in questo lungo arco temporale, infatti, il comico genovese ha subìto anche molte critiche e un paio di querele da parte di Nitto Palma e Flavio Briatore. Gli episodi più bizzarri del suo periodo a La7 rimangono però gli scontri con la Chiesa: la parola “scomunica”, infatti, è stata affiancata spesso al nome Crozza nei titoli di giornali ogni qualvolta il comico toccava la religione nei suoi sketch: nel 2007 si vide costretto ad accantonare l’imitazione di Papa Ratzinger, mentre nel 2011 un suo monologo su Don Virzì scatenò la rabbia del direttore di Pontifex.it, che accusò il comico di aver attirato gli incendi e le alluvioni a Genova con le sue eresie.

Daniele Luttazzi direbbe che la satira si vede dalle reazioni che suscita, quindi il comico genovese non avrebbe fatto nient’altro che svolgere egregiamente il suo lavoro. Ma c’è anche chi, invece, percepisce la sua satira in un’ottica diametralmente opposta, vedendola come una comicità fin troppo bonaria che non colpisce quasi mai pienamente i suoi obiettivi, ma anzi tenderebbe a renderli simpatici.  È il caso del cosiddetto “crozzismo”, termine coniato dal giornalista Jacopo Iacoboni che indica l’adozione da parte dei bersagli di Crozza delle caricature, delle mimiche o dei tormentoni delle loro stesse imitazioni, rendendole di fatto innocue.

Gli esempi di crozzismo negli ultimi anni sono stati innumerevoli: da Roberto Formigoni che imita l'”ondeggiare” tra la massa dei giornalisti tipico della sua parodia a Pierluigi Bersani che imbastisce una gara di metafore con la sua imitazione e che ruba lo slogan “siam mica qui a smacchiare i giaguari”; da Antonio Razzi che, divertito dalla sua imitazione, tenta di imitare Crozza che imita lui a De Luca accusato da Pietro Grasso di “imitare Crozza”, a persino casi esterni al mondo della politica, come quello di Massimo Ferrero che un anno fa imitò la sua imitazione per fare gli auguri di compleanno allo stesso Crozza.

E allora cosa ci attenderà nel nuovo programma di Maurizio Crozza? Un ingrediente è certo nella ricette della sua comicità vincente: lo spettacolo che fa riflettere e sorridere. Quel che è certo è che La7 non è più Crozza!

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