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Eroica Fenice

dottor Pappone

Il dottor Pappone vince la Sindrome di Brugada

Dottor Pappone.

Molti lo conoscono come un illustre medico beneventano, alcuni ne hanno sentito parlare, i più ammirano la sua professionalità, per altri ancora è un nome come un altro.

Non tutti sanno però che, grazie a lui, l’Italia ha ottenuto un ruolo di primo piano nel palcoscenico della medicina mondiale e che il suo nome figura tra i potenziali concorrenti per il Premio Nobel.

Ma cos’ha fatto il dottor Pappone di tanto speciale per essere oggetto di tale fama?


Ebbene, tutti ricordano la morte improvvisa del calciatore venticinquenne Piermario Morosini, deceduto in occasione di una partita di calcio, il 14 aprile 2012, al 31esimo minuto di Pescara-Livorno, a causa di un infarto fulminante, provocato dalla “Sindrome di Brugada”.

Questa patologia ereditaria prende il nome dal suo scopritore, lo spagnolo Joseph Brugada e presenta una displasia aritmogena del ventricolo destro che conduce, inevitabilmente, alla morte. Immediata. Fulminea. Impossibile da prevedere e, finora, da sconfiggere.
Finora perché, grazie all’intuizione ed al lavoro del dottor Pappone, oggi è possibile liberarsi da questa minaccia incombente e prevenire una morte per infarto.

I dati sono chiari: 25 pazienti completamente guariti su 25 che si sono sottoposti alle cure del medico. Un miracolo. Una scoperta epocale.

La Sindrome di Brugada è stato oggetto di vari studi e di varie indagini mediche ma, fino a questo momento, non si era mai giunti ad una chiara metodologia che comportasse l’eliminazione totale della malattia con consequenziale guarigione.

L’unica cosa fattibile era impiantare nel paziente un defibrillatore, un peacemaker che erogava una scarica elettrica allorché il cuore si fosse fermato. Una profilassi, dunque. Un palliativo. Non di certo la cura, a dir poco miracolosa, che assicura il metodo concepito da Pappone e che ha dimostrato, dati alla mano, di avere la meglio sulla patologia.

L’esame elettrocardiografico dei venticinque pazienti operati, tutti già portatori di defibrillatore, infatti, si è presentato normale sin dal giorno dell’intervento. Innanzitutto, essi non hanno più manifestato alcun segno clinico della malattia ma, addirittura, non si esclude che possa essere loro espiantato il defibrillatore che ancora conservano in via definitiva. Per farlo bisognerà, tuttavia, attendere cautelativamente almeno un anno dall’intervento, precisano i medici dell’équipe del luminare sannita.

Un ostacolo per combattere e sconfiggere la Sindrome consisteva nel fatto che molti non sanno neanche di averla, anche perché la prima “manifestazione” di questa patologia coincide con il decesso per arresto cardiaco del paziente. Gli unici indizi che la Sindrome di Brugada offre sono il fatto che essa è ereditaria, che compare nella maggior parte dei casi in individui di sesso maschile e che si manifesta con una febbre alta, una malattia infettiva o un eccesso alimentare.

L’“elettricista del cuore”, come ama definirsi Pappone, spiega poi come questo sia “il primo studio al mondo in cui una malattia genetica può scomparire applicando una speciale corrente elettrica attraverso un sondino che raggiunge la superficie del ventricolo destro.”

Ma chi è il dottor Pappone ed in cosa consiste, precisamente, questa sua tecnica?

Carlo Pappone, beneventano, classe 1961, da marzo scorso dirige l’Unità Operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’I.r.c.c.s. Policlinico San Donato di Milano ed è una personalità di fama mondiale nel campo della cardiologia chirurgica. È stato l’inventore del “Pappone Approach” (metodo Pappone), sistema utilizzato in tutto il mondo per la cura e la soluzione definitiva delle aritmie cardiache causate da fibrillazione atriale, vanta 150 mila operazioni riuscite,  295 pubblicazioni, 12 mila citazioni ed un impact factor superiore a 1.200.

La nuova tecnica chirurgica, poco invasiva dato che non richiede l’utilizzo del bisturi, consiste in una scossa di corrente elettrica a radiofrequenza, che brucia selettivamente le cellule cardiache responsabili della Sindrome di Brugada, dopo averle individuate attraverso una mappatura elettromagnetica del ventricolo destro. Essa è in anestesia generale e prevede un ricovero di soli 3-4 giorni.

Persino lo scopritore della sindrome, Joseph Brugada, definisce la nuova metodica di Pappone una “pietra miliare”.

A raccontarlo è il prof Pappone:

“Era un giorno di giugno del 2014 e mi trovavo a Cuba. Anche Joseph (Brugada) stava provando a entrare negli Usa, ma ha avuto un problema con il visto. Quando gli hanno riferito che mi trovavo lì mi ha telefonato e la sua chiamata mi ha raggiunto mentre avevo di fianco il Ministro degli Interni. Pochi minuti dopo Joseph passava la frontiera. Allora gli ho detto che avevo un’idea per guarire la ‘sua’ sindrome, e che il modo migliore per ringraziarmi sarebbe stato quello di farmi provare. Lui era scettico, ma in ottobre è venuto a Cotignola (presso la famosa Clinica “Villa Maria”, dove operava il medico beneventano)  e ha dovuto ricredersi”.

Ad oggi Brugada sostiene che:

“L’Unità Operativa di Elettrofisiologia e Aritmologia dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano (diretto dal Prof. Pappone) potrà essere considerato un centro di eccellenza e diventare capofila di un network internazionale che attrarrà pazienti con la sindrome di Brugada da tutto il mondo. Nei loro cuori si potranno eliminare le conseguenze di questa terribile malattia genetica che provoca l’infarto del miocardio. È incredibile. Abbiamo messo insieme l’esperienza di Pappone nel campo dell’ablazione, che è la numero uno al mondo, con la nostra conoscenza della malattia sul fronte genetico e siamo stati capaci di imprimere una svolta.”

Sono attesi a Milano pazienti, affetti dalla Sindrome di Brugada, provenienti da tutto il mondo.

Al San Donato sono stati predisposti un numero di posti letto sufficienti a garantire all’incirca 3.500 interventi all’anno.

Carlo Pappone, cardiologo e vanto non solo per il beneventano quanto per l’Italia intera, annuncia che la prossima mossa sarà quella di insegnare ai medici, anche stranieri, la metodologia adeguata per eseguire questa procedura eccezionale, che soltanto nel nostro Paese uccide almeno 50 mila persone all’anno.

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