Quali sono gli errori grammaticali più comuni in italiano?
- Qual è: si scrive sempre senza apostrofo, essendo un troncamento e non un’elisione.
- L’uso dell’H: la confusione tra le voci del verbo avere (ho, hai, ha, hanno) e le preposizioni/congiunzioni (o, ai, a, anno).
- Po’: abbreviazione di “poco”, richiede sempre l’apostrofo (po’) e mai l’accento (pò).
- Il periodo ipotetico: l’uso errato del condizionale al posto del congiuntivo (“se io avrei” invece di “se io avessi”).
- Piuttosto che: usato scorrettamente come “oppure”, quando in realtà significa “anziché” / “a preferenza di”.
Ad ognuno di noi dà sicuramente fastidio qualcosa. C’è chi odia camminare sulle grate in ferro, chi non sopporta un determinato odore, o le zanzare, o… gli errori grammaticali.
No, non si tratta di essere grammar nazi né maestrine dalla penna rossa. Semplicemente, la grammatica è sexy. Perché a scuola non ci insegnano che la grammatica, così come l’ortografia, oltre ad essere importante, è sexy? Questo tra un “la seconda persona singolare dell’indicativo passato remoto di espellere è tu espellesti” e un “prendete il diario per segnare i compiti” non lo dicono. Voi con uno che scrive “se io avrei la possibilità di dirti che ai degli occhi bellissimi” ci uscireste? Ma nemmeno 9 secondi in un incubo notturno. È un po’ come inserire un cd pensando sia Battisti, e invece parte Justin Bieber.
Ebbene, nella speranza che l’uso corretto delle forme verbali, delle virgole e della lingua italiana diventi come l’ebola (contagioso, non mortale), abbiamo preparato un prontuario da usare in casi di estrema emergenza, come, ad esempio, scrivere un messaggio alla vostra morosa/al vostro moroso.
Indice dei contenuti
- 1. Accenti e apostrofi: le regole base
- 2. L’uso dell’H e l’incubo del verbo avere
- 3. Il congiuntivo e lo scambio di pronomi
- 4. L’epidemia del “Piuttosto che”
- 5. La punteggiatura, questa sconosciuta
- 6. Parole che creano dubbi: unite o separate?
- 7. Tabella riassuntiva degli errori più comuni
- 8. Altre perle da evitare (#escile)
Avvertenze: non ha controindicazioni. Tenere vicino alla portata dei bambini.
1. Accenti e apostrofi: le regole base
Questi sono tra gli errori ortografici più diffusi. Ecco un ripasso veloce per non sbagliare più.
- Po’ vs Po vs Pò: Po’ si scrive con l’apostrofo perché è l’abbreviazione (troncamento) di “poco”. Basta ricordare che l’apostrofo è come una lacrima: si mette quando qualcosa va via. Po senza accento è il fiume. Pò con l’accento non esiste in italiano, è una creatura mitologica.
- Qual è: non si apostrofa mai. Si scrive qual è. Rappresenta un troncamento di “quale”, non un’elisione. Scriverlo con l’apostrofo è un crimine contro l’umanità.
- Dà vs Da vs Da’: Dà con l’accento è la terza persona del verbo dare («Luca ti dà un libro»). Da senza accento è la preposizione («Vengo da casa»). Da’ con l’apostrofo è l’imperativo («Da’ retta a me!»). Su “va”, “sta” e “fa” l’accento non va mai.
- Sì vs Si: Sì come particella affermativa vuole sempre l’accento. Si senza accento è la particella pronominale.
- Sé vs Se: quando indica la persona, vuole l’accento (sé), tranne quando è seguito da “stesso”. In questo caso, come indica anche l’Accademia della Crusca, l’accento è superfluo, quindi si scrive se stesso. Quando ha valore ipotetico, si scrive se.
- Qui, qua, lì, là: la filastrocca non mente. “Su qui e su qua l’accento non va, su lì e su là l’accento ci sta”.
- Perché, poiché, affinché: si scrivono sempre con l’accento acuto finale (dal basso verso l’alto). Ci vuole poco, devi solo premere shift sulla tastiera.
2. L’uso dell’H e l’incubo del verbo avere
Se c’è una cosa che fa sanguinare gli occhi, è la “H” usata a sproposito o, peggio, dimenticata. La regola è banale: l’H si usa solo per le voci del verbo avere (possedere, provare una sensazione, o come ausiliare).
- O vs Ho: “Vuoi acqua o vino?” (congiunzione = oppure). “Ho molta sete” (verbo avere = sentire/provare).
- A vs Ha: “Vado a casa” (preposizione). “Marco ha mangiato” (ausiliare del verbo avere).
- Anno vs Hanno: Il primo indica i 365 giorni. Il secondo indica che “essi possiedono”. Scrivere “I miei amici anno ragione” vi garantisce l’isolamento sociale.
3. Il congiuntivo e lo scambio di pronomi
Il periodo ipotetico è il cimitero degli amori nati sulle app di incontri. “Se io avrei i soldi, comprerei una Ferrari” è sbagliato. La particella “se” introduce un’ipotesi, che richiede il congiuntivo (Se io avessi i soldi), mentre la conseguenza vuole il condizionale (comprerei).
Altro errore letale è l’uso dei pronomi: Gli significa “a lui” (maschile), mentre Le significa “a lei” (femminile). Dire “Ho visto Maria e gli ho detto ciao” è un errore grave. A Maria, essendo donna, le si dice ciao.
4. L’epidemia del “Piuttosto che”
Negli ultimi anni si è diffusa la terribile moda di usare “piuttosto che” con valore disgiuntivo, come sinonimo di “oppure”. Esempio errato: “Stasera possiamo mangiare la pizza, piuttosto che il sushi, piuttosto che un panino”. Sbagliato. “Piuttosto che” significa “anziché” / “a preferenza di”. La frase corretta è: “Preferisco mangiare la pizza piuttosto che (anziché) il sushi”.
5. La punteggiatura, questa sconosciuta
- Dopo ogni segno di punteggiatura (virgola, punto, punto e virgola, due punti) si inserisce lo spazio. Dopo il punto, il punto interrogativo e quello esclamativo va la lettera maiuscola.
- Lo spazio va sempre dopo il segno di punteggiatura, mai prima. Unica eccezione sono i trattini e le lineette usate per gli incisi, dove lo spazio serve sia prima sia dopo.
- I puntini di sospensione sono tre. Non due, non quattro. Esattamente tre…
6. Parole che creano dubbi: unite o separate?
Alcune espressioni comuni generano incertezza sulla grafia. Facciamo chiarezza.
- A fianco vs Affianco: “Affianco” è la prima persona singolare del verbo affiancare («Io ti affianco in questa scelta»). Per esprimere una posizione, si scrive sempre staccato: a fianco («La sedia è a fianco del tavolo»).
- D’accordo vs Daccordo: si scrive sempre con l’apostrofo, d’accordo. La forma unita non esiste.
- A posto vs Apposto: si scrive a posto quando significa “in ordine”, “risolto” («Ho messo tutto a posto»). Apposto è il participio passato del verbo apporre («Ho apposto una firma»).
7. Tabella riassuntiva degli errori più comuni
| Errore Comune / Orrore | Forma Corretta |
|---|---|
| qual’è | qual è (nessun apostrofo) |
| un pò | un po’ (apostrofo, non accento) |
| se io avrei | se io avessi (congiuntivo) |
| gli ho detto (a Maria) | le ho detto (a lei) |
| accelerare | accelerare (una sola L) |
| daccordo | d’accordo |
| obbiettivo | obiettivo (forma preferibile) |
8. Altre perle da evitare (#escile)
Infine, un paio di errori che riguardano il lessico e la sintassi.
- Accelerare: si scrive sempre con una sola L. Sempre. Deriva da celere (veloce).
- Uscire: è un verbo intransitivo, quindi non regge il complemento oggetto. Non puoi “uscire le cose” dalla borsa o “uscire il cane”. Le cose si tirano fuori, il cane si porta fuori. Ergo, l’hashtag #escile (anche se divertente come meme) evitatelo in contesti seri.
Errori grammaticali e ortografici, questi erano i più comuni!
Scrivere bene in italiano è forse la cosa più sexy del mondo: fallo anche tu. Evita gli errori grammaticali!
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Nunzia Serino

