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Comandante Joca

Comandante Joca: l’unico europeo e guerrigliero in Brasile

Comandante Joca, alias Libero Giancarlo Castiglia, è il nome dell’unico europeo che sia divenuto comandante nelle tante guerriglie seguite alle rivoluzioni sudamericane. Nato in provincia di Cosenza, guidò il Distaccamento A nella lotta seguita al golpe militare in Brasile e morì in azione. Ma come era finito un italiano a guidare un gruppo di guerriglieri?

Nato nel 1944 a San Lucido (Cosenza), a 11 anni lascia l’Italia con la famiglia per seguire il padre emigrato in Brasile. Nel 1962 inizia a militare nel sindacato metallurgico, lavorando per il giornale A Classe Operària, giornale del Partito Comunista Brasiliano.

Nel 1964 avviene un colpo di stato che depone il presidente João Goulart e trasforma il Brasile in una dittatura militare. La famiglia di Castiglia torna in Italia e gli chiede di fare lo stesso, ma lui rimane in Brasile e dice alla famiglia che si sposterà a San Paolo per lavoro. In realtà viene inviato dal Partito comunista brasiliano in Cina per un periodo di addestramento militare. Libero Giancarlo Castiglia rientra poi in Brasile sotto il falso nome di Joao Bispo Ferreira, meglio noto come “Joca”, comandante del distaccamento A nella Guerrilla do Araguaia, gruppo guerrigliero che combatte contro la dittatura in Amazzonia. Muore nella lotta, forse nel 1973, ma sia la sua fine che il suo luogo di sepoltura sono tuttora un mistero.

Comandante Joca, dopo la sua morte

Per anni è come se fosse scomparso nel nulla e la sua famiglia non riceve notizie sulla sua morte. Nel frattempo, dopo un periodo di difficoltà economiche, alla fine degli anni Settanta il regime lentamente cade, fino ad arrivare nel 1985 a nuove elezioni democratiche, ma non senza aver promulgato nel 1979 un’amnistia per i crimini commessi dal regime.

Nel 1995 viene emanata una legge che riconosce vari desaparecidos della Guerriglia dell’Araguaia tra cui Castiglia e nel 1997 ne viene rilasciato il certificato di morte con data 25 dicembre 1973. Nonostante gli sforzi dei familiari di Castiglia, rivoltisi sia alle autorità italiane che brasiliane, il luogo e la causa del decesso rimangono sconosciute.

Nel 2007 Elena Castiglia, madre di Libero Giancarlo, riceve la visita del Segretario Speciale per i diritti umani del Governo brasiliano, Paulo Vannuchi, accompagnato dall’ambasciatore brasiliano, che acquisisce materiale genetico utile ad identificare finalmente la vittima. Nel 2014 viene pubblicata la relazione finale della Commissione della verità sui crimini commessi dal regime e Libero Giancarlo Castiglia risulta come desaparecido morto nel 1974 e non nel 1973. Le circostanze rimangono anche per queste ragioni tutt’oggi poco chiare, al punto che né interrogazioni parlamentari né appelli sono riusciti a fare chiarezza.

Francesco Di Nucci