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Eroica Fenice

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Orange is the new black: bulle e pupe dietro le sbarre

Piper Chapman ha commesso un reato, dieci anni fa: ha trasportato una valigia piena di soldi provenienti dal cartello internazionale di droga gestito da Alex Vause, la sua amante. Una sola volta. 
Oggi Piper rinnega del tutto il suo passato e ha cambiato completamente stile di vita, è diventata una ragazza della middle-class, promessa sposa di Larry, scrittore squattrinato, e decide di consegnarsi alle autorità per pagare il prezzo di quel suo unico errore: questo è il motivo per cui sconterà 15 mesi nel carcere femminile di minima sicurezza di Litchfield, in compagnia di spacciatrici , tossicomani, ladre e truffatrici ed è per questo che, intevitabilmente, la sua vita cambierà. Questo è “Orange is the new black“.
Dopo il successo dell’irriverente Weeds, Jenji Kohan sforna un altro successo di qualità e lo fa attraverso Netflix, il canale streaming che ormai fa incetta di migliaia di abbonati ogni anno; un’innovazione assoluta anche nelle modalità di distribuzione di un genere di prodotto pensato solitamente per i palinsesti televisivi.

Se negli Stati Uniti Netflix ha reso già disponibile la seconda serie di Orange, che ha bissato il successo di pubblico, critica e premi – ai Critic’s choice awards e ai GLAAD awards di quest’anno- in Italia la prima serie è distribuita dal nuovo canale streaming Infinity, mentre da settembre verrà trasmessa in chiaro su Mya.
Liberamente ispirata all’omonima biografia di Piper Kerman, Orange is the new black è una storia dove la figura femminile predomina e buca lo schermo, lasciando l’uomo sullo sfondo a farle da spalla. 
All’inizio si parte con la storia di Piper ma, con l’avanzare delle puntate, la storia si apre ad una narrazione più corale e ironica, che mette ben in luce le somiglianze, le differenze, le pazzie, le lotte e l’amore attraverso le storie delle singole detenute. 
Incollando gli occhi allo schermo, Orange is the new black racconta che, il più delle volte, niente è come sembra, che dietro ciò che può mostrarsi come lo stereotipo della pusher, della tossica, dell’assassina, della folle, della criminale matricolata, si nasconde invece una storia complessa e sorprendente. 

Ulteriore intento della serie è riuscire a raccontare senza filtri i problemi e le mancanze del sistema carcerario americano, oltre che l’appiattimento della vita dietro le sbarre, in cui bianche, nere, ispaniche e donne anziane vivono, negli spazi comuni, in gruppi distinti, in quanto ormai “è una questione tribale, non c’è mica razzismo qui!”. 
La ruvidezza delle esperienze di ogni singola detenuta sottolinea quanto le emozioni e i sentimenti siano indispensabili per non perdere la propria identità nella realtà carceraria ma che, al contempo, per sopravvivere, ci sia bisogno di mostrare unghie e denti, mettendo definitivamente alla berlina l’espressione “sesso debole”.

Una serie davvero ben scritta e ben recitata Orange is the new black, che fa riflettere e che diverte con tanti colpi di scena entusiasmanti, già dalla prima puntata. Uno su tutti: nel carcere di Litchfield è detenuta anche Alex Vause, proprio l’ex amante di Piper che la coinvolse nel traffico di droga.

Solo che Piper ancora non lo sa.

 

-Orange is the new black: bulle e pupe dietro le sbarre – Eroica Fenice-

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