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Eroica Fenice

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Per una patatina in più: le patatinerie invadono Napoli

Cosa volete che sia l’apertura di un chiosco di patatine fritte in più, soprattutto se sono Olandesi? La globalizzazione è anche questo in fondo: condivisione ed internazionalizzazione dei gusti, dei cibi, delle diete.

Ma siamo proprio sicuri di star importando solo gusti culinari e non qualcosa di più pericoloso?

Ci troviamo, ormai, in piena estate e la prova costume è andata come è andata. Sotto l’ombrellone, però,  faremo i soliti propositi sulla dieta da seguire, sullo sport da fare in palestra e poi a settembre, immancabilmente, ci ritroveremo rilassati e abbronzati al nuovo chiosco di patatine di cui si diceva poc’anzi a rimpinzarci di ogni genere di spezie e salse libidinose.

Non trovate che ci sia, in quest’atteggiamento, qualcosa di vagamente schizofrenico?

Cerchiamo, per un inverno intero, la dieta perfetta, la forma perfetta, ma poi non esitiamo ad importare dal mondo intero il peggio del peggio dell’alimentazione. Negozi di patatine, di kebab, di hot-dog e churritos spuntano come i funghi in ogni angolo della città, diventando le nostre madri allattanti. Nulla da dire contro la globalizzazione dei gusti e dei menù, ma fateci caso: vi siete accorti che insieme all’alimentazione stiamo importando anche la degenerazione?

Sempre più italiani sono obesi, molti perché conducono una vita sedentaria, molti altri perché credono che Mc Donald sia la vera ed unica Mecca da visitare almeno una volta alla settimana, altri ancora perché si rifugiano nel cibo per rispondere ad una fame atavica che risale alla mancanza d’affetto giustificando, suddetta fame, con la tipica frase “cosa vuoi che faccia un boccone in più?”.

L’obesità è una di quelle patologie che è al tempo stesso sintomo e malattia. Il più delle volte gli obesi sono persone depresse o tendenti alla depressione che, non vivendo bene e sentendosi inette, si buttano sul cibo per consolare l’animo di una vita amara e un po’ scondita. Mangiando a dismisura possono, finalmente, dare al corpo la forma giusta per non venire fuori dallo stato catatonico di inutilità di cui, a lungo andare, si diventa malgrado tutto amici. E così quei 90, 100, 120 chili in più diventano improvvisamente l’ancora di salvezza, l’alibi che tiene lontani dalla responsabilità di prendersi cura di se stessi.

Pensateci bene, direste mai ad un obeso che è troppo grasso? No.

E sapete perché? Perché non sarete mai sicuri che quel peso che si strascina dietro sia frutto di una reale patologia del sistema endocrino o, piuttosto, di mancanza di volontà.  

Stare male significa, oggi, mangiare male e mangiare male significa ingrassare. La vera perversione sta nel fatto che il mercato sfrutti questo punto debole mettendo in commercio abiti sempre più grandi, per far sentire l’obeso mai troppo grasso. Mi chiedo se siamo più in grado di capire quando il troppo sia troppo.

Veniamo fuori da questo circolo vizioso, torniamo alla merenda col pane e pomodoro dei nostri nonni, perché chi farà le spese del malcostume alimentare saranno tutti quelli che, ahiloro, ucciderebbero la propria madre per una patatina in più.

– Eroica Fenice – Per una patatina in più