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Do It Yourself: la logica del design fai da te

Do It Yourself: la logica del design fai da te

Conosciuto anche con l’abbreviazione DIY, il Do It Yourself design è la progettazione di un oggetto, in cui il cliente è parte attiva nel processo di realizzazione. Una sorta di ritorno alle origini, un invito al bricolage, a prendere in mano gli attrezzi e divertirsi, rendendosi parte fondamentale del processo creativo.

La diffusione del Do It Youself è una costante conferma sul mercato e, per molte aziende, questa caratteristica è stata la chiave del successo. L’apprezzamento del DIY è dovuto ad aspetti progettuali che tengono conto del fattore educativo ed economico del prodotto realizzato.

Un oggetto pensato nella logica del fai da te può essere assemblato dall’utente, non più semplice e passivo acquirente, e, allo stesso tempo, consente un più efficiente, economico e sostenibile processo di distribuzione del prodotto.

L’evoluzione della logica Do It Yourself

Il fai da te nasce ovviamente con l’uomo. Gli archeologi italiani hanno portato alla luce le rovine di una struttura greca del VI secolo a.C. nell’Italia meridionale, che sembravano riportare istruzioni dettagliate per l’assemblaggio e che sono state chiamate gli “antichi edifici IKEA”.

La frase “do it yourself” è diventata un’espressione di uso comune negli anni ’50, in riferimento alla tendenza delle persone ad applicare dei miglioramenti alla propria abitazione con piccoli progetti di bricolage creativi ed economici. Adesso il fai da te assume il significato di progettazione in cui il cliente è co-designer e può creare, personalizzare o riparare oggetti con semplici strumenti e senza una formazione specifica ma, ad esempio, con delle istruzioni semplici ed efficaci.

Il fai da te assume rilievo anche quando gli artisti hanno iniziato a combattere contro la logica della produzione di massa standardizzata. Negli anni ’60 e ’70 iniziano a comparire libri e riviste sui metodi di costruzione e decorazione della casa in modalità DIY. Ma è con l’avvento del digitale che questo tipo di iniziative hanno visto un vero e proprio boom: oggi sono disponibili online tantissimi progetti fai da te sulle piattaforme più disparate.

Legato a questo tema c’è la pratica dell’hand-made, il fatto a mano. Prendere scarti di materiali e di oggetti e dargli nuova vita è una vera e propria pratica etica. L’attenzione è rivolta ancora una volta all’ambiente e alla riduzione di sprechi, tematiche molto ricorrenti nel filone del design sostenibile.

Uno dei campi applicativi in cui la logica del fai da te è considerata estremamente importante è il mondo del giocattolo. Si pensi per esempio alle costruzioni Lego: il progettista fornisce il materiale e le istruzioni per costruire una casa o un aeroplano ma sta al bambino realizzare il prodotto. Questo importante processo educativo che si svolge con la pratica del costruire permette al bambino di sprigionare anche la sua creatività e di modificare e, perché no, migliorare il progetto del designer.

Applicazioni del DIY

Il design fai da te può essere applicato in ogni ambito progettuale: dal settore moda al prodotto, dall’arredo all’allestimento. Internet è ricco di progetti, spesso pubblicati anche gratuitamente, in cui il designer fornisce le istruzioni per la costruzione di un oggetto con materiali facili da reperire: abiti, arredi, oggetti polifunzionali e così via. Le persone sono chiamate a scovare materiali, raccogliere attrezzi e trasformare con semplici strumenti i semilavorati in oggetti personalizzabili e divertenti da costruire.

La logica Do It Yourself può essere applicata anche dalle industrie che creano prodotti assemblabili e che coinvolgono nel processo di costruzione del prodotto acquistato l’acquirente stesso. È il caso di Ikea, multinazionale svedese che ha fatto della logica dell’assemblaggio il punto cardine della sua azienda. Anche in questo caso la propensione al montaggio fai da te è una scelta etica: l’assemblaggio delle componenti consente di minimizzare le confezioni, scelta che ha conseguenze positive e a lungo raggio sull’ambiente.

Un prodotto DIY consente un’attenzione maggiore all’idea di personalizzazione del prodotto, di ricerca di identità, di propensione al prodotto unico. Può anche essere una sorta di ritorno alla serie variata dell’artigiano dove ogni pezzo è diverso dal precedente. Con il Do It Yourself in effetti l’utente è parte determinante dell’oggetto stesso. Un esempio può essere la poltrona “Do Hit Chair” di Marijn van der Poll per Droog Design (in foto). All’utente che l’acquista vengono spediti un cubo di metallo e un martello: l’acquirente deve tirar fuori il suo estro creativo e scolpire quel cubo di metallo a martellate per tirarne fuori il suo pezzo unico. L’utente, ormai co-designer, diventa parte chiave della progettazione perché senza di lui la poltrona non potrebbe prendere forma.

Fonte immagine: https://www.arredativo.it/2015/pezzi-storici/droog-design-il-collettivo-e-il-progetto/

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