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Eroica Fenice

Facebook

Facebook, ti difendo io

Facebook, odi et amo. Teatro per madri che credono di essere le uniche e sole ad aver sgravato. Povere vittime di pianti notturni e poppate continue. Foto di bimbi attaccati alle tette, il loro primo disegno, la prima parola, la cacca santa. E post sulla presunta magia di essere madri, di avere piedi gonfi e nausee mattutine, si sentono fortunate perché solo le mamme possono capire. Eppure mia madre ha partorito ai tempi in cui internet era solo ai primi vagiti, e non ricorda nessuna magia nel mal di schiena, nessuna superiorità derivata dall’aver procreato, solo un gran dolore nel momento del parto. Nessuna foto condivisa col mondo, ma un affetto tenuto intimamente e mai sbandierato.
Facebook è anche palcoscenico per oratori improvvisati, citazioneri di versi che fingono di venir da letture pregresse ed interiorizzate, ma spudoratamente copiate in malo modo da Wikipedia. Lo si capisce quando si attribuisce la frase “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” a Jim Morrison.
Gli innamorati, poi, si scambiano cuoricini a gogò. Il culo di gallina nei selfie la fanno da padrona d’inverno, le gambe abbronzate senza busto d’estate.
Ma c’è una categoria che dovrebbe essere bandita, quantomeno scossa per far sì che si renda conto delle assurdità non di quello che scrive, ma di come lo fa.

Facebook: condanniamolo!

La categoria in questione è formata dai sostenitori di penna e calamaio, di piccioni viaggiatori, dagli amanti dei rullini e della campana disegnata col gessetto sull’asfalto, i pantaloncini corti e le scarpe rotte del fratello maggiore. Chi odia Facebook e lo manifesta sullo stesso Facebook come se lo stesse scrivendo su pergamena. Chi con cinismo si scaglia contro chi manifesta i propri sentimenti sui social network, chi accusa gli altri di stare sempre connessi esclamando “io mi connetto poco, solo per lavoro”. E magari nessuno glielo ha chiesto. I sentimenti manifesti sui social sono meno importanti di altri perchè si ha voglia di lasciare un cuoricino? Cosa toglie alle giornate altrui se alcuni passano ore connessi a Facebook? Se fa piacere avere consensi tradotti in like sotto ad un’affermazione, si è condannabili? L’attore non si sente forse felice nel vedersi applaudito? Si dovrebbe rinunciare alla tecnologia perchè qualcuno, ai suoi tempi, non ne disponeva? Voi rivoluzionari del ’68, avete mai rinunciato alla carta igienica solo perchè Adamo si puliva il culo con le foglie di fico?

Roberta Magliocca

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