Kiss me on the Nose: intervista agli autori

Kiss me on the Nose

Abbiamo intervistato Davide Gneri (regista e videographer) e Stefano Labbia (fondatore di Black Robot Entertainment, autore, scrittore e fumettista) in merito al loro progetto Kiss me on the Nose, documentario di 70 minuti in cui, citando gli autori, «Partendo dall’attualità della legge approvata nel 2016 sulle coppie di fatto, ci immettiamo nella quotidianità italiana di una coppia di genitori “speciali” e in quella di due genitori “normali”, uomo e donna, senza essere di parte, ma narrando la realtà che bambini e ragazzi vivono».

Kiss me on the nose: intervista

Due carriere diverse. Una in ambito più “letterario”, un’altra in ambito più “cinematografico”. Come siete arrivati a collaborare?

SL: I social network e internet in genere, se usati nella maniera giusta, possono essere veramente importanti a livello umano e lavorativo. Ho conosciuto Davide grazie alla rete e, dopo averne apprezzato umanità e professionalità, l’idea di collaborare assieme è stato un passo necessario da compiere. Io sono sempre attratto più dal lato umano che da quello professionale. Trovare in Davide un perfetto mix di entrambe è stato per me fantastico.

DG: Come ha detto bene Stefano, è partito tutto dai social media. Durante la prima videochiamata ci siamo subito resi conto di avere le idee allineate e che quindi si sarebbe potuti partire con una proficua collaborazione.

Come vi siete trovati nella collaborazione visti i differenti curricula?

SL: Non ho studiato regia cinematografica e la mia visione, il mio punto di vista, è relegato dunque alla scrittura da creativo, quale sono. Davide ha la capacità di portare qualsiasi progetto audiovisivo dal piano verticale (la scrittura) a quello orizzontale (lo shooting).

Da dove la scelta di indagare sul tema della famiglia oggi in Italia e perché proprio con un documentario?

DG: Stiamo parlando di uno dei temi centrali per la società italiana. Credo che attraverso le immagini di un documentario si possa narrare senza filtro come si è evoluta la famiglia nel belpaese.

SL: Personalmente credo che il documentario sia l’unico mezzo attraverso cui poter comunicare in libertà. Credo che sia una lente di ingrandimento sulla società in genere e che riesca dunque a catturare ogni sfumatura e ogni lato dell’essere umano. Ne eravamo coscienti prima di intraprendere questo percorso, ma grazie anche all’ottimo lavoro svolto dalla nostra producer, Margherita Mazza, ci siamo resi conto, che al di là di qualche reportage d’inchiesta ben curato, a livello cinematografico, nel Belpaese, il silenzio su una tematica così importante come la famiglia pesava come un macigno. Credo che sia importante parlarne e mostrare le vite, l’amore e le problematiche vissute dalle famiglie italiane nel 2020.

Qual è il vostro punto di vista in questa analisi?

SL: Obiettiva. Sarà un’analisi, la nostra, che non penderà da una parte o da un’altra. Anche perché non esistono parti. Esistono famiglie. Esistono bambini. Sarà dunque obiettivo, come del resto deve essere ogni documentario che si rispetti.

DG: Sono completamente d’accordo con Stefano. Aggiungo solamente che essere imparziali sarà una delle belle sfide che affronteremo durante la produzione del documentario.

Ci sono state delle ispirazioni, dei punti di riferimento nella realizzazione del documentario?

SL: A breve contiamo di entrare in pre-produzione: tutte le persone coinvolte nel progetto, me, il regista, la producer, credono davvero in questo film. L’ispirazione, in qualità di autore e soggettista del progetto, è stata data dal guardarmi attorno, dal tenermi aggiornato costantemente. Cosa che faccio da sempre.

Da dove la scelta di “Kiss me on the nose”come titolo del documentario?

SL: È un documentario, il nostro, che prende in esame la famiglia. E quindi i bambini. Il titolo “Kiss me on the nose”, letteralmente “Baciami sul naso”, racchiude tutto quello che c’è di bello nell’infanzia: l’amore dei propri genitori che è puro e incondizionato.

Se fosse possibile, dove vorreste che arrivasse il vostro documentario?

DG: Per me il fine di ogni documentario dev’essere sempre quello di mettere in luce una tematica e creare del sano dibattito intorno a essa. Quello è il mio obiettivo principale e per raggiungerlo punteremo sicuramente a una distribuzione il più ampia possibile.

SL: Ci siamo dati degli obiettivi pur sapendo che il documentario, in Italia, si dice sia “riservato a un pubblico di nicchia”. Vorremmo in 70 minuti riuscire a raggiungere più persone possibili, ecco il nostro traguardo principale: l’abbiamo già detto ma lo ripetiamo, l’argomento è importante. La famiglia. I bambini.

Progetti futuri ed idee per approfondire il tema?

SL: In USA si dice: “Fly down”. Vola basso. Ma è inutile nascondersi dietro a un dito… ci piacerebbe poter creare, dopo l’uscita del film, degli eventi dedicati, covid permettendo, in cui discutere. Confrontarsi. Parlare liberamente. Assieme. Cineforum, Scuole. Proloco. Dappertutto. Ma come detto… Ragioniamo step by step per il momento.

Fonte immagine: immagine da Pixabay, di Sasin Tipchai, sotto licenza Pixabay License

Francesco Di Nucci

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