Asha Sharma, CEO di Xbox, ha pubblicato in un recente post su X le decisioni prese in merito alla direzione della console di Microsoft. I provvedimenti comunicati da Sharma includono tagli agli studi recentemente acquisiti da Microsoft e, il dato che ha colpito maggiormente, un totale di 3200 licenziamenti del reparto gaming, per una riduzione di circa il 20% della forza lavoro. Tra i licenziamenti di Xbox più eclatanti, vi è sicuramente la figura del vicepresidente Kevin LaChapelle: con 37 anni di carriera in casa Microsoft, LaChapelle ha concretamente contribuito alla creazione della retrocompatibilità di Xbox ed è stato a capo del gruppo a lavoro di Xbox Cloud Gaming. LaChapelle è stato uno tra i tanti artisti, game designers, programmatori e sviluppatori ad aver lasciato gli studi di Microsoft.
| Dato chiave | Dettaglio della riorganizzazione Xbox |
|---|---|
| Nuova CEO Xbox (da febbraio 2026) | Asha Sharma (ex Vicepresidente Core AI Microsoft) |
| Impatto dei licenziamenti | 3200 dipendenti (riduzione del 20% della forza lavoro) |
| CEO precedente | Phil Spencer |
| Ristrutturazione del management | Da 14 a soli 5 livelli dirigenziali |
- Asha Sharma, chi è la nuova CEO di Xbox
- I licenziamenti di Xbox: la conseguenza di una nuova visione
- Il futuro di Xbox, cosa ci aspetta?
Asha Sharma, chi è la nuova CEO di Xbox
Dal febbraio 2026, il volto di Asha Sharma ha sostituito quello del decennale CEO di Xbox, Phil Spencer. L’arrivo di Asha Sharma a capo di ciò che ormai veniva definito Microsoft Gaming, è stato accolto con molte perplessità dall’utenza Xbox, soprattutto in merito al passato di Sharma come Vicepresidente esecutivo del reparto Core AI di Microsoft. Si è trattato, dunque, di una manovra apparentemente inaspettata da parte di Microsoft: è stata scelta come CEO di Xbox una donna con poca esperienza nel gaming. Dunque, secondo l’utenza più affiatata, era legittimo chiedersi con quali basi e prospettive intendesse prendere in mano le redini di un colosso del gaming come Xbox.
Ad ogni modo, in pochi mesi la nuova CEO ha dimostrato di avere una propria idea di Xbox, a partire da un reale rebranding: cambio del colore del logo, in modo da renderlo più di impatto, dismissione del termine Microsoft Gaming per tornare, invece, a parlare di XBOX (stavolta tutto in maiuscolo, come parte integrante del processo di rebranding). Inoltre, ha proseguito con una comunicazione più attiva con l’utenza Xbox tramite social, in particolare tramite la piattaforma X, rispondendo direttamente ai dubbi dei videogiocatori. Di fatti, un caso recente è stato l’XBOX Games Showcase del 7 giugno 2026, in cui la scelta di Sharma di includere nei trailer il logo della concorrenza è stata aspramente criticata. A seguito delle critiche, il nuovo volto di Xbox ne ha preso atto sia tramite una chiara risposta su X sia proponendo franchise storici come esclusiva Xbox, in modo da accontentare l’utenza che ha sempre chiesto una maggiore convinzione sul tema delle esclusive.
I licenziamenti di Xbox: la conseguenza di una nuova visione
Lo scorso 6 luglio, Asha Sharma pubblica un comunicato su X in cui annuncia le proprie decisioni in merito al futuro di Xbox, diventato ormai un sistema troppo oneroso. Sharma ha affermato che il 64% di ogni dollaro investito da Microsoft è stato perso. I licenziamenti di Xbox sono il prodotto di un sistema che ormai non riesce a reggersi da solo. Da diversi anni, il tema della crisi dell’industria del gaming è piuttosto ricorrente, a seguito sia dello scoppio della bolla speculativa attorno al settore dopo il COVID-19 sia per la recente mancanza dei materiali necessari per la produzione tecnica delle RAM, di cui la stessa Xbox ha subito il colpo con un conseguente aumento di 100 dollari sul prezzo di Xbox Series X|S.
La politica di Phil Spencer è stata senza dubbio espansiva, ha provato a trasformare Xbox in un vero e proprio ecosistema con il messaggio “This is an Xbox”, una campagna di marketing che puntava a togliere il focus dalle console per cercare di monetizzare anche dalle piattaforme PC. Dunque, la strategia adottata da Spencer è stata di offrire una visione del sistema Xbox in grado di inglobare più piattaforme: una visione positiva ma, purtroppo, irrealizzabile. Tra le strategie di Spencer più chiacchierate vi è anche l’acquisizione indiscriminata di studi creativi, in modo da aumentare l’offerta potenziale di nuovi titoli firmati Xbox Game Studios. D’altronde, l’acquisizione di nuovi studi non assicura un aumento della qualità del comparto titoli ma, talvolta, può creare ulteriori difficoltà ai team di sviluppo, costretti a lavorare sotto pressione per riuscire a soddisfare determinate esigenze, come dimostrato dal team di Arkane nel caso Redfall. Il team di Arkane Studios ha dovuto produrre un gioco multiplayer totalmente al di fuori delle proprie competenze, con la conseguenza che, oltre ad aver avuto recensioni estremamente negative sul titolo, Microsoft ha anche interrotto qualsiasi supporto alla creazione di DLC e di qualsiasi altro contenuto per il gioco.
Il post di Asha Sharma, di fatti, racconta i fallimenti di questa visione, in quanto le acquisizioni hanno comportato un aumento smisurato dei costi, a fronte di ricavi stantii e non crescenti. La CEO sottoscrive chiaramente “We must reset XBOX”, bisogna ripartire da zero in condizioni che siano più agevoli per tutti. Tuttavia, nonostante le varie voci al riguardo sulla chiusura degli studi a rischio, Xbox non ha proseguito in tal modo con tali studi, ma ha deciso di riorganizzare le proprie fila. Ninja Theory (creatori di Hellblade e con il titolo Senua in uscita nel 2027) e Undead Labs (creatori di State of Decay e con State of Decay 3 in uscita nel 2027) sono in trattativa per essere acquisiti da terzi, mentre Compulsion Games (creatori di South of Midnight) e Double Fine Production (creatori di Psychonauts) sono tornati ad essere studi indipendenti.
I licenziamenti di Xbox sono stati una conseguenza anche dell’enorme allargamento nella dirigenza del settore, con circa 14 livelli di complessità gestionale che hanno rallentato molto i processi decisionali e il 40% in più di personale. Sharma, infatti, ha deciso di ridurre all’osso anche il comparto manageriale, con adesso soltanto cinque livelli dirigenziali.
Il futuro di Xbox, cosa ci aspetta?
La nuova dirigenza di Xbox sembra essere abbastanza chiara: bisogna ridimensionarsi per poter essere più focalizzati sui progetti potenzialmente vincenti. I licenziamenti del personale sono sempre duri da digerire, dato che si tratta di sviluppatori, ma prima di tutto lavoratori, che potevano aver trovato in Microsoft una sicurezza per la propria carriera lavorativa. I licenziamenti di Xbox sono il risultato di politiche troppo ottimistiche adottate precedentemente e che non hanno dato i risultati sperati. Al momento, Xbox ha deciso in che direzione andare: puntare su ciò che costituisce l’80% dei guadagni del settore gaming di Microsoft, le console.
Il reset di Asha Sharma rappresenta sicuramente una rottura rispetto all’era Spencer, in cui l’espansione accelerata era tra le prime priorità del precedente CEO. Sharma ha, invece, deciso di concentrarsi su pochi progetti, sfruttando le acquisizioni più importanti compiute negli anni tra cui Activision-Blizzard e Bethesda, in modo da raggiungere una stabilità contabile e di soddisfare allo stesso tempo l’utenza. Resta da vedere, però, se ciò basterà a colmare il divario di margini rispetto alla concorrenza, oppure se il prezzo di questa transizione sarà ricaduto solo sugli sviluppatori licenziati.
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Fonte immagine: Wikimedia Commons (Jasonglewis – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?search=asha+sharma&title=Special%3AMediaSearch&type=image)
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