Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo | Recensione

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo | Recensione

Prince of Persia è una saga iniziata alla fine degli anni ’80, con diversi porting, un sequel e un titolo 3D che portò a una chiusura della serie prima del passaggio a Ubisoft. Il primo capitolo dopo il cambio di sviluppatori fu Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, che tentò di svecchiare la serie proponendo una narrativa e uno stile diversi dai capitoli originali e che, come testimonia la sua pagina Wikipedia dedicata, ha definito un’intera generazione di videogiocatori.

Il tempo è come un fiume: la trama

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo | Recensione
Il gioco tenderà a rendere abbastanza chiaro il nostro prossimo obiettivo, la vera sfida sarà arrivarci.

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo è un videogioco action-adventure per PlayStation 2, Xbox, Nintendo Gamecube e PC, con versioni leggermente diverse per GameBoy Advance e cellulare, tutte rilasciate nell’ottobre 2003. Sviluppato da Ubisoft, con la presenza del suo creatore originale Jordan Mechner, la storia assume toni totalmente diversi da quelli dei primi capitoli. Assumeremo il controllo del Principe, che funge sia da protagonista che da narratore, tanto che se moriremo nel corso della partita ci dirà: “Non è andata così, fammi ricominciare”. Durante l’assedio a una città indiana, il nostro eroe prenderà una strada diversa per recuperare il pugnale del tempo, un artefatto leggendario che gli permetterà di tornare indietro nel tempo di qualche secondo. Insieme al pugnale, dall’assedio otterranno anche le Sabbie del Tempo che, una volta liberate, tramuteranno tutti in mostri, eccetto pochi superstiti, tra cui il Principe stesso. Spetterà a lui rimettere le cose a posto e sventare i piani del malvagio Visir.

Invecchiare bene: il gameplay

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Ci ritroveremo spesso a ruotare e posizionare macchinari pesanti per poter proseguire.

Le Sabbie del Tempo è un action-adventure con una forte componente platform, che ricorda i suoi primi capitoli nell’affrontare sezioni piene di trappole e marchingegni, riuscendo dove Prince of Persia 3D aveva fallito. I movimenti sono fluidi e i comandi intuitivi; la difficoltà del platforming varia sempre, ma la possibilità di riprovare grazie all’utilizzo del pugnale del tempo rende le diverse sezioni meno frustranti. Tra corse e salti su muri, arrampicate, il parkour di Prince of Persia è diventato talmente iconico da ispirare anche il futuro di Ubisoft.
I combattimenti sono molto semplici: avremo un pulsante per parare e uno per attaccare e, quando il nemico è a terra, potremo utilizzare il pugnale per risucchiare la sabbia al suo interno. Unico vero problema dei combattimenti è una telecamera che non sempre collabora come si deve, anzi è molto irritante e può portare a morire diverse volte. A differenza di altri titoli Ubisoft, in Prince of Persia capiterà spesso di essere circondati e di dover fare attenzione a più avversari, che attaccheranno non contemporaneamente, ma a intervalli molto brevi.
Il gioco è anche pieno di enigmi, che spesso richiederanno di esplorare le sezioni platform per poter proseguire. La difficoltà di queste sezioni non è mai troppo alta, ma nemmeno troppo bassa, e non si limiterà a spostare una cassa dal punto A al punto B. Incontreremo anche Farah, figlia del Maharajah tradito dal Visir, che ci aiuterà nel corso delle varie sezioni (platform, puzzle e combattimenti) e con cui dovremo collaborare per poter andare avanti.
Questo gioco è recuperabile al giorno d’oggi solo tramite la collection per PlayStation 3 o tramite Steam. Il problema di quest’ultima versione è che il porting è molto pigro e non ha un vero supporto per i controller, costringendo a cercare soluzioni alternative o a giocare con la tastiera, che non è scomoda ma di certo non è l’ideale per un titolo ideato per il controller.

Conclusioni

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo | Recensione
Farah ci aiuterà in diverse sezioni del gioco e sarà indispensabile per proseguire.

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo è un classico cult dell’era PlayStation 2 che ha incantato una generazione. Ci si aspetterebbe un po’ più di rispetto per il titolo dalla casa di produzione che ci ha guadagnato sopra, ma considerando la situazione attuale con il remake del gioco, non c’era da aspettarsi di meglio. Si spera solo che questo fatidico remake renda anche solo un minimo di giustizia a questo capitolo, che nel frattempo sarà comunque disponibile a tutti tramite Steam, nella speranza che Ubisoft non faccia come Blizzard nei confronti di Warcraft III, rendendo non più disponibile in digitale la versione originale e lasciando solo quella nuova, con risultati… poco favorevoli, per essere generosi.

Fonti immagini di copertina e nell’articolo: Pagina Steam del gioco

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