Il 23 gennaio 2026, l’iniziativa Stop killing games è stata presentata alla Commissione europea in seguito alla raccolta delle dichiarazioni di sostegno verificate di 1.294.188 cittadini europei. Con Stop killing games alla Commissione europea si è avuta l’occasione di porre l’attenzione su un tema ancora in parte ignorato: la preservazione del videogioco come forma artistica e culturale. La risposta della Commissione, però, ha lasciato spazio alle perplessità dei consumatori ma, allo stesso tempo, alla speranza che il tema possa essere regolamentato in maniera puntuale nel futuro prossimo.
| Data dell’evento UE | Fase dell’iniziativa | Esito e prospettive future |
|---|---|---|
| 23 gennaio 2026 | Deposito ufficiale alla Commissione europea | Raggiungimento di 1.294.188 firme verificate di cittadini UE. |
| 23 febbraio 2026 | Presentazione degli obiettivi agli organismi UE | Richiesta di mantenimento dell’accesso ai giochi acquistati anche a server chiusi. |
| 16 aprile 2026 | Audizione al Parlamento europeo | Avvio delle consultazioni con l’industria videoludica e le associazioni di consumatori. |
| 16 giugno 2026 | Risposta ufficiale della Commissione europea | Impossibilità attuale di vincolo giuridico; rinvio della questione nel Digital Fairness Act 2026. |
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Le istanze di Stop killing games alla Commissione europea
Un mese dopo la presentazione dell’iniziativa, il 23 febbraio 2026, gli organizzatori hanno avuto l’opportunità di presentare gli obiettivi dell’iniziativa. L’obiettivo principale presentato da Stop killing games alla Commissione europea è la maggiore regolamentazione a favore dei consumatori e videogiocatori: si richiede che i videogiochi possano essere accessibili a chi li ha acquistati anche nel caso in cui l’azienda produttrice smetta di supportare il gioco in qualsiasi modalità, dalla chiusura dei server alla fine della commercializzazione. Allo stato attuale, quando si verifica una delle precedenti condizioni, i videogiocatori – nonostante abbiano acquistato il titolo – perdono completamente l’accesso al prodotto. Ciò avviene perché nel momento in cui si acquista un videogioco sulle piattaforme digitali, non si diventa proprietari di quel gioco. In realtà, il consumatore sta acquistando una licenza d’uso che ti consente di usufruire del prodotto fino a quando i produttori non decidono di modificare o revocarne l’accesso.
Con la direttiva UE 2019/770, l’Unione europea ha regolamentato la materia di contratti d’acquisto di prodotti digitali garantendo una serie di rimedi in caso di difetti di contratto o di mancata fornitura e sulle modifiche del prodotto digitale. La direttiva, però, manca dell’obbligatorietà per i produttori di mantenere accessibili i prodotti nel tempo, in tal modo sono quindi liberi di chiudere i propri server e limitare l’accesso ai prodotti digitali qualora si presenti la necessità, una tendenza emersa anche durante i recenti licenziamenti in casa Xbox e le frequenti ristrutturazioni degli studi di sviluppo.
Ad ogni modo, è giusto sottolineare che la proposta di Stop killing games alla Commissione europea non mira solamente alla tutela dei consumatori, ma anche a preservare il valore dei videogiochi nel tempo, in modo da costruire una “videoludoteca” dei videogiochi così da valorizzare un vero e proprio prodotto culturale. Ad oggi, l’importanza del videogioco come medium è tale che la sua storia e la sua evoluzione non sono solo argomenti di dibattito, ma anche di ricerca e analisi dal punto di vista accademico. Al pari del cinema e la letteratura, da cui il videogioco trae ispirazione, anche quest’ultimo merita di poter essere conservato nel tempo, in modo da consentire un’approfondita conoscenza del medium.
Acquistare videogiochi in formato fisico: la soluzione del problema?
Il problema è rilevante anche nel caso in cui si acquistino videogiochi fisici. A differenza di un libro che una volta acquistato è sempre fruibile nel tempo, anche l’acquisto del videogioco fisico non garantisce proprietà, ma si tratta sempre dell’acquisto di una licenza d’uso legata al disco. Anche con l’acquisto di un gioco fisico, qualora questo sia utilizzabile solo online e non ci sia una versione offline, comunque questo non potrebbe più essere aggiornato nel caso in cui i server venissero chiusi dagli sviluppatori. Inoltre, il supporto fisico non è eterno e può usurarsi nel tempo, precludendo lo stesso la possibilità di usufruirne nel futuro.
Inoltre, l’iniziativa di Stop killing games alla Commissione europea è rappresentativa di un altro dato importante: la direzione del mercato. Il report del 2025 presentato da Ipsos per IIDEA, associazione italiana rappresentativa dell’industria del videogioco, presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attesta che il digitale costituisce il 65% degli acquisti di videogiochi completi (i videogiochi per console e PC). A conferma di una predominanza del mercato digitale, c’è anche la decisione di Sony di abbandonare definitivamente il supporto fisico dei videogiochi a partire dal 2028. Per questo, si mostra ancora più impellente una regolamentazione più rigida e puntuale dell’economia digitale.
L’iniziativa Stop killing games alla Commissione europea è, dunque, un segnale di come il videogioco sia cambiato: non può più essere considerato come un semplice passatempo, riducendo così la portata e l’impegno di chi ci lavora e di chi crea mondi, universi e storie attraverso il videogioco.
La risposta della Commissione europea agli organizzatori
Successivamente alla presentazione di Stop killing games alla Commissione europea, il 16 aprile gli organizzatori hanno anche avuto l’occasione di proporre l’iniziativa al Parlamento europeo, in modo che si potesse discutere in dettaglio degli obiettivi e delle richieste dei cittadini europei in materia di preservazione videoludica. Dopo la discussione dei parlamentari europei e data la grande attenzione all’iniziativa Stop killing games, la Commissione europea ha infatti deciso di consultarsi con rappresentanti dell’industria videoludica, autorità a tutela dei consumatori e organizzazioni di consumatori, per riuscire a dare una risposta concreta all’iniziativa.
La risposta è arrivata ufficialmente il 16 giugno 2026, dove la Commissione europea ha affermato che al momento non è possibile imporre un obbligo giuridico ai produttori per rendere accessibili i videogiochi anche dopo la cessione della commercializzazione dovuta a specifiche necessità dei produttori.
Il verdetto finale all’iniziativa di Stop killing games alla Commissione europea ha sicuramente lasciato delle perplessità ai promotori; tuttavia, la Commissione ha annunciato di volersi impegnare a trovare dei compromessi e a studiare meglio la materia attraverso anche il dialogo con i produttori e rappresentanti dell’industria videoludica. Infatti, il Parlamento europeo ha comunque sottolineato che includerà la questione nel Digital Fairness Act, la legge sull’equità digitale, che è in programma nell’agenda europea nel corso del 2026.
Fonte immagine: Wikimedia commons (Nicolas Landemard / European Union)

