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Eroica Fenice

Foja, la nuova frontiera del sound napoletano

Se non avete mai ascoltato una canzone dei Foja vi consiglio di farlo prima di leggere quest’intervista.

Una canzone qualsiasi. Tenetela come sottofondo per leggere questa simpatica chiacchierata con un gruppo musicale nuovo dove la commistione tra antiche e popolari melodie e le nuove sonorità ha raggiunto un sound unico e piacevole.

I Foja nascono come gruppo nel 2006 e da allora non hanno mai smesso di crescere e di esplorare nuove strade mettendo al nostro servizio sempre la loro inesauribile voglia di cantare. Il loro primo disco, ‘Na storia nova, è stato subito considerato come un lavoro atipico, frutto di una band che ha attinto a piene mani dalla miglior musica indie italiana, dandole una forma del tutto personale. Con l’ultimo lavoro, Dimane torna ‘o sole, uscito a novembre 2013 per la Fullheads, i Foja hanno regalato al loro pubblico un album fatto di speranze, progetti e musicalità originali ripercorrendo un dialetto che non ha mai dimenticato il suo accento  con termini oggi troppo spesso dimenticati.

Attraverso le loro parole si potrà facilmente capire quale sia stato il loro viaggio e come hanno intenzione di condurlo domani.

Foja” è un termine dialettale che rimanda a “qualcosa che inesauribilmente brucia senza consumare costringendo ad un movimento continuo“. Cosa ha significato per voi?

Ci sembrava il nome più appropriato per indicare la nostra musica, un giusto mix di irrequietezza ed energia positiva.

Leggendo i testi delle vostre canzoni, sembra che il Leitmotiv sia la speranza, ma non si può negare che vi muovete in un mondo assolutamente ambizioso. In base alla vostra esperienza, la volontà dei giovani da sola quanto ancora può incidere nella realizzazione dei propri sogni?

È un dato di fatto. Se ti impegni e credi fortemente in qualcosa a cui aspiri prima o poi qualcosa accade o quanto meno sai di aver dato il massimo e sei appagato. Lamentarsi sfiacchisce e ingrigisce il mondo, meglio giocare e rischiare che rimanere fermi a guardare il mondo che passa.

Fin dagli esordi il vostro repertorio è stato dialettale e avete ottenuto successo anche al di fuori del territorio d’origine. Com’è stata accolta la vostra musica napoletana?

Decisamente bene. Il pubblico capisce quando sei sincero, qualsiasi linguaggio tu stia utilizzando. All’inizio della nostra avventura tutti ci sconsigliavano il dialetto, o meglio la nostra lingua, sulla lunga siamo soddisfatti della nostra scelta che è il modo più onesto che conosciamo per comunicare, senza dimenticare la musicalità del napoletano e il nobile bagaglio di canzoni che ci portiamo dentro.

Il vostro ultimo lavoro, Dimane torna ‘o sole, è il frutto di numerose collaborazioni. Qual è stato il momento più proficuo di questo lavoro “di squadra”? Potreste raccontarci qualche episodio inedito (o divertente) della collaborazione?

Siamo una band sempre aperta e comunicativa con gli altri artisti, spesso avere la stessa passione diventa anche una sana e sincera amicizia.  Il nostro secondo disco è ricco di amici che abbiamo voluto fotografare con noi in questo lavoro a partire da Gnut, con il quale abbiamo co-prodotto artisticamente l’album; ovviamente senza dimenticare tutti gli altri (davvero tanti e invitiamo ad acquistare il cd originale in modo da poter leggere tutti gli ospiti). Tra i ricordi più emozionanti c’è l’apporto che ha dato Maurizio Capone al pezzo “‘A canzone do tiempo“: è arrivato in studio con una parte totalmente inedita scritta da lui che era perfetta per quella canzone. Questa è stata solo una delle tante magie che sono accadute nella produzione di questo cd.

Rispetto al disco di debutto, ‘Na storia nova, quanto siete cresciuti artisticamente e quali sono gli obiettivi che vi siete preposti?

Sicuramente i chilometri e gli oltre 200 concerti del tour di “‘Na storia nova” ci ha aiutato molto nel compattare ulteriormente il nostro sound, per “Dimane torna ‘o sole” volevamo divertirci e assumerci il rischio di poter vestire diversamente ogni canzone del disco pur mantenendo un suono di fondo personale, spaziare tra i generi rimanendo sempre Foja.

Se doveste descrivere la vostra band con quattro aggettivi, uno per ogni componente, quali scegliereste?

Attualmente siamo in 5 (per questo nuovo tour abbiamo inserito Luigi Scialdone ai mandolini e chitarre elettriche):

– Infojato

– Onesto

– Rabbioso

– Malinconico

– Solare

 ...ed i Foja sono proprio tutto questo!

Un ringraziamento sincero per il tempo che hanno condiviso con Eroica Fenice.

Jundra Elce

– I Foja: la nuova frontiera del sound made in Naples –

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