Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Teatro e Psicoanalisi

Teatro e Psicoanalisi: intervista alla curatrice

Alessia Pagliaro è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità, abilitata alla professione di psicologa, specializzata in Psicologia Giuridica ed in Psicoterapia Psicoanalitica. Impegnata in vari campi relativi alle sue materie di studio e di specializzazione, è inoltre la curatrice della Rassegna Teatro e Psicoanalisi che si svolge al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli.
L’intervista che segue si basa soprattutto sulla presentazione del progetto Teatro e Psicoanalisi e su di una breve riflessione sui tratti d’unione tra l’azione scenica e l’esistenza interiore dell’uomo, e di come la mimesi teatrale possa influenzare il sentire umano.

Teatro e Psicoanalisi, intervista a Alessia Pagliaro 

Come ha avuto origine il progetto Teatro e Psicoanalisi?

L’anno scorso ho proposto al teatro Sancarluccio un mio progetto che aveva l’obiettivo di unire la mia personale passione per il teatro al mio lavoro. La direzione ha accettato con entusiasmo l’idea e insieme la stiamo portando avanti per la seconda edizione. La Psicoanalisi è legata al teatro sin dalle sue origini infatti Freud si è ispirato proprio ai miti e alla tragedia greca per illustrare alcune dinamiche psichiche come il complesso di Edipo: mi pare interessante guardare la rappresentazione con l’occhio del clinico e proporre alcune delle riflessioni che ne derivano agli attori e al pubblico.

Quali sono stati gli spettacoli scelti per dare, di volta in volta, l’avvio alle discussioni nell’ambito della rassegna Teatro e Psicoanalisi e perché sono stati scelti proprio questi spettacoli?

Mentre nella prima edizione della rassegna abbiamo trattato alcuni temi cardine della Psicoanalisi rappresentati negli spettacoli, quest’anno abbiamo pensato di seguire un filone preciso: parliamo di attori autori e di un doppio processo di scrittura e rappresentazione di sé. L’identità dell’artista viene maggiormente allo scoperto nell’interpretare un proprio testo? Per scoprire questo abbiamo scelto gli spettacoli messi in scena dai loro stessi autori. Loredana Simioli in “La sposa ha rappresentato il proprio personale cammino verso la realizzazione di sé e del sogno di attrice. I prossimi appuntamenti sono il 7 febbraio 2016 con Massimo Andrei e Gea Martire in Non farmi ridere sono una donna tragica per parlare di amore e delle sue contraddizioni; il 27 marzo 2016 con Ernesto Lama e Rosaria De Cicco in Una coppia da definire per esaminare le possibilità del doppio lavoro in coppia e il 24 aprile 2016 con Marco Mario De Notaris in Millesimi per affrontare il tema della difficoltà delle relazioni.

Perché in psicoanalisi si ritiene che fare teatro faccia bene all’individuo?

L’idea che fare teatro sia una esperienza positiva non è solo della psicoanalisi: molte tecniche terapeutiche diverse utilizzano la rappresentazione come strumento, a cominciare dallo Psicodramma Analitico fino ad arrivare a forme guidate di espressione delle emozioni. In generale, immedesimarsi nella storia di un personaggio può servire all’individuo ad entrare in contatto con alcune emozioni che non riconosce facilmente o addirittura con contenuti incosci: una volta contattati potrà risolvere eventuali conflitti attraverso la rappresentazione. Questa, tuttavia, non è una terapia: affinchè il fare teatro diventi una cura è necessario che l’esperienza sia guidata da uno psicoterapeuta esperto.

Cosa vuol dire far arte per l’uomo e come la poiesi aiuta l’affermazione del sé?

Da sempre l’uomo ha creato dal nulla e rappresentato ciò che faceva e soprattutto immaginava. Questo è un processo creativo attraverso il quale l’individuo afferma e ricrea se stesso. Per alcuni individui la scrittura può essere una affermazione di esistenza, la presenza che sconfigge una assenza originaria: spesso quella artistica rappresenta l’unica carriera possibile per le persone che sono alla continua ricerca di una identità solida e cercano un contatto col proprio mondo interno. Ma creare serve anche ad affermare se stessi in modi alternativi o parti di sé che non si esprimono quotidianamente, come gli scrittori che usano uno pseudonimo segreto o gli attori che si identificano in uno specifico personaggio creato ad hoc.

Come può la psicoanalisi “aiutare” l’uomo contemporaneo sollevandolo dalle inquietudini che lo attanagliano?

La Psicoanalisi è una teoria della mente oltre che una tecnica terapeutica: questo significa che attraverso l’individuazione di dinamiche psichiche universali è possibile comprendere ciò che vive il singolo individuo in un preciso momento della sua vita. Quello che stiamo attraversando è un periodo storico di grande sofferenza psicologica poiché negli ultimi decenni la società ha puntato alla crescita in termini di produttività a discapito dell’individuo e dei suoi bisogni. Non si tratta quindi di un problema di strumenti: non è la tecnologia, come i social network o internet, ad essere dannosa bensì il suo uso indiscriminato che aumenta e alimenta la solitudine. Le persone si sentono sole perché non riconosciute nella propria individualità e spesso ostentano differenze e unicità proprio per trovare il proprio posto tra i tanti o si confondono nella moltitudine perché non sanno chi sono. La Psicoanalisi consente di individuare tali sofferenze e riportare l’individuo all’interno di dinamiche sane attraverso la relazione terapeutica: una buona relazione, infatti, comporta che le persone sentano l’altro nella sua diversità e entrino in contatto con i propri bisogni e desideri ri-costruendo una identità più solida.

Roberta Attanasio

Print Friendly, PDF & Email