Arthur Miller e Morte di un commesso viaggiatore | Recensione

Arthur Miller e Morte di un commesso viaggiatore | recensione

Arthur Miller nacque nel 1915 a New York e morì nel 2005 nel Connecticut. Fu un grande drammaturgo del Novecento.

Arthur Miller nacque da una famiglia benestante, ma dopo la crisi del 1929 dovette lavorare e studiare contemporaneamente per poter affrontare la crisi economica e mantenersi. Iniziò studiando giornalismo, ma non passò molto tempo prima di scoprire la sua vera grande passione: il teatro. Nel 1938 conseguì la sua laurea in letteratura inglese e grazie ad una borsa di studio frequentò un corso di drammaturgia e fu ammesso al seminario del Theatre Guild. Nel 1940 sposò la sua collega dell’università Mary Slattery da cui ebbe due figli. Tuttavia, i due divorziarono nel 1956  e nel giugno successivo sposò Marilyn Monroe, che aveva conosciuto otto anni prima. Durante i cinque anni del suo matrimonio con l’attrice, Miller visse sotto i riflettori acquistando tanta popolarità sia come drammaturgo ma soprattutto come marito della star.

Per gran parte della sua vita lo scrittore non parlò mai pubblicamente del suo matrimonio con la Monroe, solo molto tempo dopo, lo fece nella sua autobiografia, partendo dalla fragilità psicologica dell’attrice ai ripetuti tentativi di avere un bambino fino alla fine del matrimonio a causa di incomprensioni e litigi. Miller sostenne che quello fu il punto più basso della sua carriera. Dopo la morte della terza moglie Arthur Miller si innamorò della pittrice Barley, più giovane di lui di parecchi anni, con cui visse fino alla morte.

Morte di un commesso viaggiatore  di Arthur Miller è considerato una pietra miliare del teatro americano contemporaneo.

Il dramma tratta la storia del commesso viaggiatore Willy Loman che, appunto, andava di casa in casa per vendere i prodotti proposti dall’azienda per cui lavorava. Tuttavia, Willy è ormai anziano e non ha più le forze necessarie per poter continuare a svolgere questo lavoro. A questo punto Willy si rende conto di quanto abbia deluso i suoi sogni e le sue prospettive di diventare una persona importante, di grande rilievo nel suo lavoro, ma in realtà non ci è mai riuscito.

Nonostante amasse ostentare e vantarsi con i suoi amici, capisce di essere in realtà solo un fallito, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche familiare. La famiglia, infatti, è uno dei temi più importanti che vengono affrontati nel testo, e si caratterizza da rapporti tesi e difficili non solo con sua moglie, ma anche con i suoi figli Happy e Biff, in cui riponeva grandi speranze, che presto saranno però deluse. L’America descritta da Miller è un’America che vede la ricchezza, il realizzarsi, la competizione con gli altri, i pilastri fondamentali della società. Una società impregnata dal grande sogno americano, dal capitalismo e il consumismo, dove il successo e la gloria vengono prima di qualsiasi altro valore. In realtà, il capitalismo industriale descritto all’interno di questo dramma mira all’affermazione di soli pochi vincenti e tutti gli altri sono semplici persone come altre. Questo però Willy non vuole accettarlo, vuole distinguersi ed emergere ad ogni costo. Egli prova una grande sofferenza nel vedere gli altri affermarsi a differenza sua, come suo fratello Ben che diventa ricco in Alaska.

Si sente in competizione anche con il suo vicino Charley, il quale non si era mai preoccupato dell’istruzione di suo figlio, eppure quest’ultimo si stava creando un futuro brillante, mentre Willy che aveva provato in tutti i modi a dare una certa istruzioni ai figli, viene costantemente deluso da loro. Arthur Miller, con questo dramma ci insegna quanto a volte sia inutile e poco produttivo affannarsi per raggiungere ricchezze e fama, ponendosi obiettivi spesso oggettivamente irraggiungibili senza accorgersi che la bellezza della vita sta nelle piccole cose.

Il finale del dramma è commovente e lascia a bocca aperta.

Fonte immagine Arthur Miller: Wikipedia

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