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Eroica Fenice

Claudio Volpe

Claudio Volpe: uno scrittore da Premio Strega

Claudio Volpe, oltre ad essere un grandissimo scrittore, è soprattutto un ragazzo che ha cuore. La forte personalità di Claudio, l’amore per la vita, la voglia di concepire la letteratura come strumento di salvataggio e di espressività reale e quindi non banale, sono caratteristiche che hanno condotto la sua attività di scrittore ad altissimi livelli. Io, personalmente, sono molto grato a Claudio perché mi ha trasmesso una visione letteraria che ha a che fare con la carne viva dei personaggi di tutti i giorni: letteratura come modo di capirsi  con gli occhi e i sussulti d’amore. Il pubblico di Eroica Fenice sarebbe quindi curioso di conoscere Claudio Volpe approfittando del botta e risposta che ci siamo scambiati.

Intervista a Claudio Volpe

Ciao Claudio Volpe. Come concepisci la letteratura ? 

Per me la letteratura è qualcosa che deve spiegare la realtà e aiutare a comprendere la vita e gli uomini. Ha una funzione civile molto importante, quella di aiutare la conoscenza e costruire la civiltà insegnando a rispettare e capire le persone, le relazioni sociali e l’evoluzione della società. Certo poi la letteratura deve anche essere qualcosa che esprime la bellezza. La bellezza è un valore di per sé di ogni forma d’arte ed è fondamentale.

Claudio Volpe, possiamo dire che il Premio Strega 2012 ha avuto la fortuna di conoscere il tuo romanzo d’esordio “Il Vuoto Intorno”. Avevi solo 21 anni, eppure avesti subito il consenso e l’apprezzamento di persone come Dacia Maraini e Paolo Ruffili. Ti va di raccontare le emozioni che provasti in quei giorni e quanto questo tipo di esperienza abbia cambiato la tua vita?

Essere presentato al premio Strega è stato molto importante perché ha rappresentato una sorta di conferma del mio lavoro di scrittore fino a quel momento indicandomi che ero sulla strada giusta. Più di tutto è stato il supporto di Dacia Maraini a cambiare la mia vita, non solo dal punto di vista letterario poiché da lei ho imparato e continuo ad imparare molto sulla scrittura, quanto dal punto di vista personale poiché ora, a distanza di tre anni, posso dire di avere stretto con Dacia un’amicizia vera, forte e profonda che va al di la della scrittura e si nutre di una relazione quotidiana. Posso dirti che mentre rispondo a questa intervista mi trovo proprio a casa di Dacia, suo ospite in montagna.

Dacia Maraini è la madre della nostra letteratura. So che collaborate insieme, vero Claudio Volpe? Quali sono i valori fondamentali del percorso culturale che avete deciso di intraprendere insieme?

Dacia Maraini oltre che madre della nostra letteratura è un esempio di coraggio per tutti. Le sue battaglie sociali sono ben note ma ciò che più conta è il modo. Dacia ha sempre adottato un comportamento di massimo rispetto e di delicatezza nell’affrontare le sue sfide. La sua arma è la penna e di essa si serve senza sovrastare, offendere o sminuire nessuno e sopratutto sempre con grandissima umiltà e umanità. La sfida che abbiamo deciso di portare avanti, sfida che lei sostiene da decenni e che io ho abbracciato da poco, è quella di combattere qualunque forma di razzismo, femminicido e omofobia mediante l’uso della parola. Scrivere, raccontare e narrare per fornire argomentazioni valide per riflettere e cambiare le cose. Spiegare i meccanismi dell’amore umano consente di risolvere molti problemi.

“Stringimi prima che arrivi la notte” è il tuo secondo romanzo: presentato al premio Strega 2013 da Renato Minore e Cesare Milanese. Per esempio, questo è uno dei miei romanzi preferiti. L’ho letto e ha scavato la mia carne. Complimenti Claudio. Hai un’evidente capacità di analizzare i personaggi sentimentalmente, conosci il dolore e la felicità dell’essere umano talmente bene, tale da farne un prodotto letterario assolutamente grandioso nella sua sfaccettatura reale. Da cosa proviene questo tuo dono?

Se di dono si tratta, naturalmente proviene da qualcosa che non è possibile identificare. È una mia attitudine, qualcosa che fa parte di me e mi abita. Per me la scrittura è una vocazione, qualcosa che ti chiama e a cui tu non puoi fare altro che rispondere.

“Raccontami l’amore” è innanzitutto un dialogo tra te e Paola Concia. Avete l’esigenza di scrivere , parlare, costruire parole per raccontarvi l’amore. Volete essere originali perché gli stereotipi fanno male. Come mai? Perché è così importante, secondo te, la riflessione oggi  sull’amore ? Quanto può essere l’amore un antidoto per sconfiggere ogni tipo di difficoltà , anche di tipo sociale ?

Parlare di amore è fondamentale per sfatare molti falsi miti, rompere preconcetti e indagare il sentimento più importante che domina l’agire umano. In questo libro abbiamo voluto dire chiaramente che quello che usa violenza o ammazza non è amore e che quello tra persone dello stesso sesso invece può benissimo esserlo, abbiamo voluto fornire argomenti per leggere la società da diversi punti di vista con la speranza di dare un piccolo contributo ad un mondo migliore e più felice.

Ora ci salutiamo, Claudio, anche perché C’è la luna che ci guarda e che vuole rosicchiare per bene le nostre anime. Intanto, ti pongo un’ultima questione. Hai libertà di rispondere come vuoi. Abbiamo parlato dei tuoi tre libri. Puoi annunciare a Eroica Fenice quali sono i tuoi progetti futuri?

Io scrivo sempre, ogni giorno anche senza metodo o cognizione di dove andrà a finire ciò che sto scrivendo. Ho tante storie da raccontare e lo farò. Ho nuovi lavori in cantiere ma se ne parlerà nel 2015. In ogni caso, anche questi nuovi scritti ruotano attorno alle relazioni personali e alla sostanza del nostro essere umani.

Grazie a Claudio Volpe.