Vincenzo Marretta è nato nel 1963 a Palermo, dove tuttora vive e lavora. Marretta è uno dei vincitori del torneo letterario online IoScrittore del Gruppo editoriale Mauri Spagnol e “Cuore di Munnizza” è il suo romanzo d’esordio nel panorama della letteratura italiana contemporanea, disponibile su tutti gli store online in versione e-book dal 17 luglio.
Lo scrittore racconta così il romanzo, autentico esempio di narrativa d’impegno civile:
“Palermo, estate 1992. C’è un ragazzo che si prepara per la maturità, gira di notte in Vespa e non riesce ad accettare l’inerzia dei padri. C’è una vedova che urla in chiesa ciò che nessuno ha il coraggio di dire. C’è un magistrato che sa già come finirà, e va avanti lo stesso. C’è un boss che prega Dio e ordina la morte. C’è una fotografa che decide di non fotografare più il dolore. E poi i mafiosi che banchettano, i borghesi che brindano, i bambini che imparano a odiare prima che a leggere, i giusti già soli… E una città intera che chiude le finestre. Cuore di munnizza è il racconto corale dei cinquantasette giorni sospesi tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. Cinquantasette giorni in cui Palermo fu insieme inferno e paradiso, viltà e coraggio, oro di mosaici e cemento abusivo. Cinquantasette giorni in cui un’intera nazione scelse, quasi all’unanimità, di guardare dall’altra parte. Un romanzo che dà voce a chi non ha potuto parlare e a chi non ha voluto farlo, ai giusti e ai complici, agli eroi e ai vigliacchi, ai potenti e agli invisibili. Un affresco spietato e commosso, in cui la Storia entra nelle cucine, nei confessionali, nelle celle, nei teatri, nelle aule scolastiche e chiede a ciascuno di scegliere da che parte stare.”
| Scheda del Libro | Dettagli dell’Opera |
|---|---|
| Titolo | Cuore di Munnizza |
| Autore | Vincenzo Marretta |
| Ambientazione | Palermo (Sicilia), Estate 1992 |
| Contesto Storico | I 57 giorni tra la strage di Capaci e via D’Amelio |
| Tematiche Principali | Omertà, coraggio giovanile, isolamento dei magistrati antimafia |
Indice dei contenuti
La trama di “Cuore di Munnizza”
Tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992, la Sicilia diventa il palcoscenico di un dramma collettivo che però, inevitabilmente, si intreccia anche alle vite dei singoli individui che quella terra “maledetta”, soggiogata dall’influenza criminale di Cosa Nostra, in quel momento, la popolano. Cuore di munnizza mette in scena questo frammento di storia italiana proprio con questa struttura: non racconta “solo” il dramma storico, ma anche i punti di vista di chi – magari indirettamente o “da lontano” – lo ha vissuto, persone che non vedono alcuna speranza per sé stessi, per la loro famiglia e per la loro terra. A loro il cambiamento non solo sembra impossibile, ma persino pericoloso.
Sul principale filone narrativo si alternano due prospettive, opposte ma in un certo senso speculari: la giovinezza inquieta e “speranzosa” e la maturità “consapevole”. Da una parte troviamo Giuseppe, uno studente diciottenne di Palermo alle prese con gli esami di maturità e che ha davanti a sé una vita tutta da scrivere, tra non poche difficoltà: la sua non è solo la storia di un adolescente che affronta la fine della scuola, ma il ritratto di un ragazzo schiacciato e deluso dalla disonestà morale della sua città. Osservando le reazioni rassegnate dei propri genitori, le conversazioni superficiali dei coetanei e l’onnipresenza di sangue sulle strade che percorre in Vespa, Giuseppe sviluppa una profonda rabbia e il desiderio di fuggire da una realtà che non gli appartiene più… e che forse non gli è mai appartenuta. La sua crescita si trasforma nel simbolo di una generazione smarrita, costretta a diventare adulta troppo presto in un mondo in cui i punti di riferimento o erano delinquenti, o morivano perché condannavano i delinquenti. Dall’altro lato della scena si consuma la dolorosa “via crucis” di Paolo Borsellino. All’indomani dell’attentato di Capaci che è costato la vita a Giovanni Falcone, punta di diamante dello storico Pool Antimafia, Borsellino si ritrova più che mai isolato e consapevole di essere “un morto che cammina“. Il romanzo cerca di esplorarne l’umanità più profonda: la paura, i pensieri rivolti alla famiglia e ai figli, la stanchezza fisica, la determinazione nel voler continuare il proprio dovere nonostante la consapevolezza di essere circondato da una fitta rete di omertà, sotterfugi, minacce velate e non. Si cerca, insomma, di raccontare l’uomo “oltre” il magistrato. Attraverso la descrizione di alcuni momenti canonici (dai funerali di Falcone alla festa di Santa Rosalia, passando per i momenti di rabbia ed insurrezione “popolare”) la tensione a Palermo cresce sempre di più, esplodendo definitivamente – letteralmente e metaforicamente – nell’esplosione di Via D’Amelio.
Questi i due personaggi e filoni principali. Attorno a loro, però, si muovono una moltitudine di altri personaggi, più o meno marginali: capimafia che gestiscono il potere dai loro nascondigli, decidendo chi vive e chi muore nascosti in bunker di cemento; politici e uomini delle istituzioni che tentano di giustificare la loro corruzione, pentiti di mafia, giornalisti ottimisti e altri disincantati, poliziotti della scorta e cittadini che preferiscono voltarsi dall’altra parte per “stare tranquilli”. D’altronde, nessuno vuole inimicarsi un mafioso, a quei tempi così come oggi, ostacolando di fatto la lotta alla criminalità organizzata.
Perché leggere “Cuore di Munnizza”
Recensire vuol dire anche cercare di essere il più imparziali possibili. Ma senza mezza termini, leggere questo romanzo ci sembra un atto necessario, quasi dovuto.
Cuore di munnizza potrebbe sembrare l’ennesimo punto di vista su una pagina – drammatica – della storia del nostro Paese. Eppure, questo romanzo ha un merito su cui ci dobbiamo soffermare: restituisce dimensione umana a una pagina di storia che rischia sempre di essere ricordata solo per le sue “cifre”: due attentati, cinque morti a Capaci, cinque a via D’Amelio, migliaia per le strade, due nomi diventati simboli di eroismo e legalità, tanti altri di persone “comuni” diventati simbolo di resistenza al potere mafioso. Ma dietro ogni simbolo ci sono state migliaia di vite comuni, segnate per sempre da quei mesi, dagli anni della mafia che uccideva innocenti per strada, che bruciava bambini nell’acido senza pietà per spazzare via il retaggio del Maxiprocesso. E sì, anche Borsellino, prima di essere Borsellino era Paolo. Pensateci un attimo: quanti libri, documentari o film abbiamo visto raccontare questo punto di vista?
E poi c’è Giuseppe, il protagonista. Probabilmente Giuseppe in sé non è mai esistito, è un protagonista di finzione. Ma allo stesso tempo, di “Giuseppe” ne sono esistiti a migliaia. Tantissimi ragazzi, in quell’estate così come in quella prima, quella dopo e tante altre a seguire, hanno vissuto il terrore tra le strade, hanno asciugato sull’asfalto il sangue degli amici, con quel senso di arresa consapevolezza di crescere in una terra che li vuole o assassini o ammazzati. Ancora prima del grande protagonista storico, è Giuseppe a rendere questo romanzo un esercizio di memoria collettiva che va oltre la cronaca, ricordandoci che la “Storia” è fatta anche di “storie”. E forse il compito dell’arte e della letteratura è, oggi più che mai, questo: andare oltre il “numero”, raccontando le “storie”, i sentimenti, i drammi, la complessità che caratterizza tutte le dinamiche umane.
Per concludere, rifacendoci alla rabbia di Giuseppe e di tanti giovani ragazzi onesti cresciuti in una terra afflitta da un cancro che sembra letale, riportiamo una frase proprio di Paolo Borsellino: “se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo“
Fonte immagine: ufficio stampa

