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Eroica Fenice

Antonio Manco

Antonio Manco: passione e umiltà si fondono

Antonio Manco è un giovane cantautore napoletano, classe 89, autore di: “Ok… il momento è giusto”, cd autoprodotto in cui, con un misto di sarcasmo e rabbia denuncia la realtà contemporanea e al tempo stesso si evince la ricerca di una propria dimensione che oggi, sempre più spesso, si fatica a trovare.
Antonio rappresenta il grido di rabbia di tutti noi, un grido di protesta che molti abbiamo soltanto dentro e non riusciamo ad esternare, 
la voce di chi non riesce a ribellarsi nemmeno sottovoce.

Intervista a Antonio Manco

Ciao Antonio Manco, dove trovi l’ispirazione per i tuoi testi?

Da quello che mi circonda e da quello che mi riempie. Spesso guardo fuori, a quello che succede nella quotidianità, cerco di rapportarmi, esprimendo il mio pensiero, con gli aspetti della società in cui viviamo, che devo dire: ci dà abbastanza su cui discutere.
Dall’altra parte guardo dentro e in questo caso più che riflettere è qualcosa di estremamente istintivo. È un’esigenza scrivere, faccio i conti con gli stati d’animo più invasivi, con cui convivo spesso: la rabbia, l’ansia (che poi sono frutto sempre del tempo in cui viviamo, quindi quello che succede fuori) e la mia lotta continua con l’esternazione dei sentimenti più intimi.

Quali generi o autori hanno influenzato di più il tuo stile?

Sicuramente ho ascoltato contemporaneamente tanto rock, in tutte le sue sfaccettature, ma anche tanta canzone italiana, nel senso proprio stretto della nostra tradizione (che poi ha vestito tanti colori musicali per esprimersi). Nel tempo ho cominciato ad apprezzare di più il padre del rock: il blues, ci trovo tanta espressività; ovviamente il blues è alla base di tutta la musica moderna, dalla prima metà del 900 in poi, quindi ne derivano tutta una serie di altri gusti. Molta musica americana “south”, ovvero del sud, che sia folk, country, southern-rock.
Gli artisti sono veramente tanti: Edoardo Bennato, Bryan Adams, Eric Clapton, Ligabue (anche se più nella prima parte della sua carriera), Amos Lee, Alter Bridge, Robben Ford, Muddy Waters, De André… devo dire tanti artisti, italiani e americani, anche piuttosto variegati e diversi tra loro.  

Il 12 Marzo hai tenuto un concerto ai Circus Studios di Posillipo, che risposta hai avuto dal tuo pubblico?

Devo dire che non mi aspettavo la risposta avuta, abbiamo anche un po’ sforato il numero di ingressi e non c’era solo il mio pubblico abituale, ma anche qualche faccia nuova, che fa sempre piacere. Sicuramente un set acustico è molto più crudo e nudo e un pubblico piccolo, tutto attento, mette una carica emozionale (e anche di agitazione) molto potente, anche se non è il primo palco che si calca.

Nelle tue canzoni, oltre alla rabbia e alla disillusione verso la società contemporanea, si evince anche un bisogno di libertà e di evasione e la ricerca di te stesso. Qual è l’isola a cui tanto aspiri?

Questa domanda mi piace molto, non me la fa mai nessuno! Questa canzone l’ho scritta un po’ di anni fa, insieme ad un caro amico con cui ho collaborato per un po’: Claudio Renza, anche se il grosso del pezzo è partito da una mia idea di base, quindi lo sento profondamente personale. Nel tempo il pezzo è stato un po’ rivisitato, fino ad oggi e ne ho anche riassettato il significato…diciamo che prima la mia visione di evasione e libertà era quasi “Bennatiana” ne L’isola che non c’è, quindi impossibile: non c’è! Invece ora credo che quell’isola sia dentro di noi, siamo noi che ci fuggiamo, l’isola non è altro che la pace con sé stessi, il godere di tutto il bello della vita e l’assaporare ogni piccola cosa; a volte sembra più difficile che trovare l’isola che non c’è.

Sogni e progetti futuri per Antonio Manco?

Diventare un bravo musicista, ma questo è un percorso infinito! Ci si considera sempre troppo poco bravi, o almeno io sono così; ma comunque bisogna farlo per sé stessi, per soddisfare le proprie ambizioni, non per rispondere alle aspettative di terzi. Intanto sto lavorando a brani nuovi, in cui sto cercando di mettere la maturazione musicale e di scrittura per cui ho lavorato durante questi anni di “Ok… il momento è giusto”. Tra i progetti futuri c’è quindi sicuramente quello di partire con il secondo capitolo, se così vogliamo dire, cercando soprattutto di guardare fuori Napoli, che è uno scenario un po’ ostico per il tipo di musica che faccio io, mentre alcune regioni d’Italia sembrano più propense… almeno per l’esperienza fatta in questi anni. Probabilmente con la band che si è consolidata in questi anni questo progetto potrebbe trasformarsi in: un cantautore e una band, ma è da capire nel prossimo futuro. Infine l’ambizione “più ambiziosa” di tutte è provare con qualcuno dei brani nuovi, fare qualche featuring grosso, di livello, con uno degli artisti che mi ispirano. Mi piacerebbe duettare con Bennato in un brano, ma detta così sembra quasi un’utopia.

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