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Eroica Fenice

Arcane of souls, una rivoluzione, intervista (2 parte)

Nella seconda parte della nostra intervista agli Arcane of souls siamo entrati ancora più all’interno del mondo musicale di Alfonso Surace per capire quali sono state le sue radici musicali, cosa nutre costantemente la sua ispirazione artistica e quali sono i suoi progetti futuri.

L’album intreccia sonorità pop, country, blues con lo stampo del cantautorato che non sbaglia. Quali sono gli artisti e i generi che vi hanno maggiormente ispirato?

Ho quasi 37 anni e ancora sbaglio tanto. Ho ascoltato tantissima musica sin da piccolo. Ho cominciato ad appassionarmi alla musica con artisti molto diversi tra di loro. I miei primi ricordi “sonori” sono per lo più cantautori italiani: Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Edoardo Bennato, Rino Gaetano, Adriano Celentano, Lucio Dalla, Vasco Rossi e Zucchero. Penso di averli inconsciamente assimilati nel mio background lirico e melodico.

In adolescenza ho cominciato a divorare di tutto, soprattutto musica inglese e americana. Andavo matto (e ancora adesso) per artisti come i Doors, Pink Floyd, Creedence Clearwater Revival, Supertramp, U2, Queen, Jimi Hendrix, Rolling Stones, Beatles, Police, Bob Marley, Nirvana, Rage Against the Machine, NIN e tanti altri.

Tra gli italiani mi sono sempre piaciuti gli Afterhours (adoro i testi e gli arrangiamenti di Agnelli e co..) e i  Verdena, che ho avuto la fortuna di conoscere e condividere con loro più volte lo stesso palco; li stimo non solo per la loro musica “extraterrestre” ed evocativa ma soprattutto per il modus operandi seguito nelle registrazioni dei loro dischi, che definirei un isolamento “karmico”.

Col tempo ho scoperto anche molti cantautori stranieri come Bob, Dylan, Neil Young, Tom Waits, Nick Drake, Syd Barrett e il capostipite del folk americano, Woody Guthrie. Adoro il folk e credo sia, insieme al blues, uno dei modi migliori per esprimere in musica emozioni comuni e universali.

Ho attraversato anche un periodo in cui ascoltavo prevalentemente musica hard rock, stoner e math rock (quando suonavo con il mio ex-gruppo il TORQUEMADA). Artisti come Melvins, Kyuss, QOTSA, Shellac, Big Black, One Dimensional Man erano le mie sveglie e le mie ninna nanne.

Adoro tantissimi altri gruppi e artisti che rimangono sempre e comunque un punto di riferimento per intensità d’esecuzione e genialità degli arrangiamenti. Mi riferisco a pietre miliari come i Led Zeppelin o ai fantastici e recentissimi MGMT. Alle magie dei dischi solisti di George Harrison, John Lennon e Paul McCartney, o alle fantastiche escursioni sonore ed intimiste di John Frusciante (sono mesi che ascolto continuamente il suo “Curtains”).

Ci sarebbero ancora tanti altri artisti a cui sono affezionato e che probabilmente hanno lasciato un segno nella mia scrittura, ma mi sono già dilungato troppo (scusate).

In generale, il progetto Arcane of Souls non vuole recintarsi all’interno di un genere. E’ vero che molti pezzi che ho scritto sono orientati al folk e/o al blues ma l’obiettivo è sperimentare sempre nuove vie, lunatiche e camaleontiche. Una cosa è certa, ultimamente sono molto affascinato da un’idea di pop-folk moderno, che sia “danzereccio” (nel senso disco) ma allo stesso tempo psichedelico e contagioso. Probabilmente i miei prossimi pezzi seguiranno quella direzione di arrangiamento.


I vostri testi affrontano temi quali l’amore, la malinconia, la disillusione, tutte le sfaccettature del vivere. Che direzione volete dare alla vostra scrittura? Cosa credete debbano tenere a mente i cantautori e gli scrittori oggi, nella loro ricerca di comunicazione?

La mia è una scrittura prevalentemente autobiografica, cerco di esprimere nel modo più essenziale le emozioni che provo, belle o brutte che siano, nel momento stesso in cui esplodono. Ogni istante è diverso, proprio come la vita di ognuno di noi. Trovo molto liberatorio e interessante catturare i momenti più importanti delle mie giornate. Viviamo in una società a dir poco complessa, interagire in maniera empatica con gli altri diventa per me essenziale per mantenere viva la mia parte emotiva. Di conseguenza, nelle mie liriche incrocio spesso le mie storie con quelle di amici, familiari o persone conosciute anche per caso. In futuro spero di riuscire ad essere ancora più essenziale e diretto, ma allo stesso tempo ironicamente poetico. Non adoro i testi troppo ermetici, preferisco esprimere le sensazioni con parole semplici e, perché no, popolari.

Non credo di essere in grado di poter dire cosa i cantautori o gli scrittori debbano tenere a mente per il loro modo di comunicare. Io ho un mio modo di scrivere, autobiografico e sociale, ma ognuno ha il suo. Sicuramente stiamo vivendo un periodo storico-sociale molto delicato, decadente e disilluso. Dovremmo tutti cercare di dare il meglio di noi stessi, in ogni settore. La musica in particolare dovrebbe cercare di lanciare più messaggi positivi possibili. Credo nel romanticismo musicale, inteso come fonte di energia positiva che può veramente cambiare il mondo, o per lo meno, rallegrarlo. Poi è ovvio, anche a me capita di scrivere testi non romantici, anzi, del tutto disillusi e pessimisti. In quei casi cerco comunque di aggiungere sempre un po’ di autoironia e sarcasmo per smorzare la tensione.

Ecco, mi è venuta: scrittori e/o cantautori di tutta Italia, abbiate più autoironia e sarcasmo!

 

– Arcane of souls, una rivoluzione, intervista (II parte) –

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