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Eroica Fenice

La Bestia reclama il suo palco

Napoli si sta svuotando, sento gli occhi di una ragazza “addosso”, come me, lei aspetta qualcuno, di sicuro le sue amiche, magari per lo struscio su via Roma. Ho finito le sigarette e nel frattempo penso alle domande che porrò a Paolo, penso che un minimo di spiegazione gliela devo, in fin dei conti l’ho contattato per chiedergli un’intervista, io che un tempo gli ho fatto delle fotografie.

Un po’ della Bestia Carenne l’ho vissuta quasi in prima persona, i loro sacrifici compensati dai loro successi. Con una birra come compagna gli chiedo com’è cominciata la storia de La Bestia Carenne.

Dopo vari incontri al caffè del viaggiatore, dove mi fu proposto di suonare assieme a degli amici, si potevano ascoltare i brani da “Il mite ed il matto”, pezzi di cantautorato italiano, come De Andrè, cantati da Peppino, e qualche volta ci veniva a trovare Vincenzo, Ippolito per i conoscenti. Le nostre storie incrociarono i percorsi di Gigi ed Antonello e quasi per “esigenza fisiologica”, ci unimmo in gruppo. Inizialmente non ci chiamammo “La Bestia Carenne” bensì “Collettivo da Ponte”, dal nome del paese beneventano, nel quale ci ritirammo per registrare i nostri pezzi dell’album “Ponte” per l’appunto presentato nel dicembre 2012. Solo due live dopo, finalmente “la bestia che cade” ha avuto il suo esordio.

Il cantautorato italiano fa scuola per molti artisti, mi sono sempre chiesto come fate a rendere nella vostra musica ciò che vi circonda, cosa c’è in fin dei conti del cantaurato italiano ne La Bestia Carenne?

È chiaro che non possiamo trascurare il nostro bagaglio musicale, è difficile spiegare con parole come avviene la genesi dei nostri brani. Le influenze del panorama del quale facciamo parte sicuramente non sono trascurabili, ma parlare di prestiti veri e propri dai nostri colleghi mi sembra difficile da tener presente; voglio aiutarmi ricordando Woody Allen che dice che nulla si crea bensì tutto è rubato.

Conoscendoci anche personalmente, di sicuro sono avvantaggiato, conosco i cosiddetti retroscena del gruppo, ci siamo frequentati anche oltre il dietro le quinte, per questo so che avete vissuto un periodo un po’ travagliato dovuto principalmente al distacco da parte di Vincenzo, prima, e di Gigi poi, come vive ancora La Bestia Carenne?

Hai dimenticato anche il momento in cui abbiamo lasciato la Subcava Sonora l’etichetta indipendente che c’ha dato davvero tanto, soprattutto per il booking, ben 80 date che non sono poche per un gruppo emergente nel panorama italiano. La Bestia Carenne ora vive come ha sempre fatto, siamo legati alla musica, non solo perché nostra passione, ma anche e soprattutto perché è il nostro lavoro. Nella professione del musicista è chiaro che si arriva a fare delle scelte legate al prodotto e la Bestia ha voglia di continuare a fare musica, ora la formazione gode di numerose collaborazioni ed il gruppo risulta essere composto dai “termini noti” quali Giuseppe Di Taranto e me, Paolo Montella con voce, chitarra e cayon, Antonello Orlando con chitarra elettrica, mandolino ed uculele, ci sono poi varie collaborazioni con vari musicisti per avere sul palco una formazione al completo che comprende perfino contrabbasso e violini.

Non pensi che forse così facendo s’è persa quell’unicità che vi contraddistingueva, quella forza che era data dalla vostra amicizia oltre che dalla passione che vi legava?

Devi capire che un conto è avere caratteri unici, il primo lavoro non è organico, ognuno ha dato il suo contributo, era chiaro quindi che bisogna partecipare per diventare un’unicità. Il nuovo album della Bestia arriva quasi ad essere un concept album o comunque le persone ritroveranno nella nuova Bestia, il fattore organico che arriva a renderla un’unicità, anche se quest’ultima sono convinto che la si potrà trovare a pieno solo con il tempo.

Come sai sono qui oggi pomeriggio per parlare ovviamente del nuovo disco anche se so che non ti sbottonerai oltre misura, potresti almeno descrivere com’è fatto, usando parole inflazionate, quali sono i contenuti e le sue sonorità che lo contraddistingueranno?

Ci siamo rintanati, come successe per il primo album, in un paese tranquillo, lontano dalla città che tanto ci distrae, un mese a Sant’Agata dei Goti, un mese per registrare, poi la fase di missaggio, sempre fatta da noi. Le sonorità sono come date da una matrice country, poi ritmata. È passato troppo tempo dalla nostra ultima uscita, quasi un anno, nel quale abbiamo raccolto, e come spugne ci siamo arricchiti di ciò che ci circonda. Per questo secondo lavoro, io ed i miei amici ci siamo svuotati, ora vogliamo tornare a suonare, e da fine settembre com’è già successo per “Ponte” sono sicuro che la prima soddisfazione arriverà dall’approvazione del pubblico.

Mi dicevi una nuova etichetta, e da subito un nuovo video per il singolo che sarà lanciato a fine settembre, nonché in questi giorni il secondo video per gennaio, oserei dire attività programmatiche per la Bestia!

Un anno e mezzo di lavoro assieme c’ha permesso di capire come e quando lavorare, regalandoci tutte le “clip” per riuscire a comporre questo nuovo album. Ora abbiamo esaurito le forze e come svuotati abbiamo necessità di risalire sul palco.

Si può ben dire che è il palco che sfama La Bestia Carenne! Siamo arrivati credo alla domanda che si usa sempre per concludere un’intervista come questa. Spero che non parlerai come una miss da sfilata, ma te lo devo chiedere, “ti tocca”…quali sono le aspettative che avete da questo nuovo lavoro, dalla nuova Bestia Carenne?

Sai bene che riuscire a vivere per quello che fai è la sola aspirazione, parlo per me, ma sono sicuro che Antonello e Peppino si ritrovano con le mie parole quando dico che la nostra aspettativa è crescere professionalmente. Non viviamo di sola Bestia Carenne, ma di musica.

– La Bestia reclama il suo palco –

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